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- di Simone Renza

Il pagellone della stagione della Lazio


Una breve narrazione di 11 mesi di entropia tipicamente Laziale di cui, ormai, ogni tifoso non può fare a meno, ma solo perché in evidente sindrome di Stoccolma.


Sul calare della stagione precedente, in una estiva serata romana, tutto pareva presagire che Inzaghi confermasse la sua storia in biancoceleste. La cena era servita. Gli ospiti seduti. La tavola imbandita. Peccato che il fuori menù fu una telefonata di Marotta che, d'un tratto, fece precipitare ogni velleità di rinnovo da parte del piacentino. Sbigottimento. Le notizie si rincorrevano furiose. Un'intera tifoseria fu preda dell'incognita della successione: il Re era morto. Molti e molte, quindi, ne esaltarono le scelte "se il re è morto, viva il re!". Salvo poi scoprirne l'essere fedifrago e menzognero. Le nubi erano dense e minacciose di nomi di allenatori il cui eco gettava nello sconforto. D'un tratto un nome. Una suggestione. Un lampo: Sarri.

Il fermento. L'idea e l'applicazione di calcio di un Maestro. Un allenatore di fama internazionale. Un cambio di passo, finalmente. Certo, con una rosa che ha sempre avuto come idea di gioco un 352 ci sarebbe voluto tempo per il cambio radicale. Tutto noto. Tutto disatteso. La comunicazione, la rejana "cornice marcia", non appena i risultati si alternano parte a spron battuto a martellare allenatore e squadra. Nulla di nuovo. Da Dicembre in poi, però, le prestazioni si consolidano e i punti arrivano. Così come il gioco. In tutto ciò, però, riemergono problemi antichi: razzismo, società inaffidabile nel mercato di riparazione, dichiarazioni quanto meno inopportune (per usare un eufemismo) di Lotito sul pubblico, prezzi spesso troppo alti. L'ambiente si spacca. Agitazione, ira, rabbia. Sarri mantiene, però, la barra dritta e finisce quinto. Rinnova. Occhi, ora, solo al futuro.

Occorre sottolineara che il problema della Lazio è e rimane la gestione societaria. Questa rispecchia alla perfezione l'idea dell'imprenditoria medio - grande italiana: gretta, attenta all'utile di breve periodo, senza una struttura e gestita unicamente ad nutum dal proprietario, casareccia, provinciale, casuale. Tutto ciò genera quotidianamente caos. Lotito non ha la testa sulla società e demanda tutto a Tare che non fa unicamente il DS ma, in realtà, ricopre fin troppi ruoli. E male. Il capitolo comunicazione non è nemmeno da aprire poichè inesistente. Non c'è un'idea, uno sprazzo, un lampo. Buio pesto. Così sarà sino al termine dell'era Lotito. Il problema è sostanzialmente politico. Comodo che lui sia lì (ma fa comodo anche a lui). Fa da parafulmine, è facilmente attaccabile. Un "utile idiota".

Comunque, è tempo di pagelle.

Maurizio Sarri 7: si ritrova con una squadra a fine ciclo, con idee totalmente differenti di fare calcio. Prova, riprova. Mischia spesso le carte sino all'equilibrio decisivo che permette di vedere gran bel gioco. Sistema la difesa e valorizza Savic, Immobile, Pedro ed anche Luis Alberto. Fino al suo capolavoro: Patric. Si capice che è talmente radicato, ormai, il meccanismo di squadra che anche un giocatore che sino a quel momento considerato più un uomo spogliatoio sfodera prestazioni di livello. Questo è sintomo di un'idea di gioco ormai assorbita da tutti. Porta la squadra in Europa League da quinto in classifica con una giornata di anticipo.

Pepe Reina 4: Tranne alcune prestazioni sporadiche, risulta essere il portiere con la più bassa percentuale di palloni parati. Per quanto lo si possa definire carismatico nel comandare la difesa, l'anagrafica gioca decisamente a suo sfavore e riflessi e scelte risultano al limite del tragicomico. A furor di popolo siederà in panchina e di ciò ne gioverà l'intera squadra. Anche, va detto, al suo apporto motivazionale proprio affianco a Sarri.

Thomas Stakosha 6,5: Dall'andata contro la Sampdoria la Lazio ritrova un portiere. Affidabile. Bravo con i piedi. Si fa trovare pronto. La tiritera del rinnovo ne pregiudica la lucidità in alcune fasi ma se la Lazio inverte radicalmente il trend di reti subite è anche grazie a lui. Un peccato, francamente, che debba andarsene a parametro zero dopo tanti anni. E' l'ennesima dimostrazione di mala gestio della società e della sua politica di valorizzazione del proprio patrimonio.

Adam Marusic 6.5: Alterna prestazioni sontuose, accompagnate anche da bei gol - come avvenuto a Genova contro il Genoa -, ad amnesie incomprensibili (leggasi Milan). Uno dei pochi ad essere subito entrato nei meccanismi del mister. Rinnovo decisamente meritato e pilastro della prossima difesa, vista anche la sua versatilità.

Manuel Lazzari 6.5: Parte forte ma lo frena un infortunio. Si riprende a fatica e non riesca ad adattarsi ai meccanismi difensivi da subito. Il finale di stagione è in netto crescendo e si scopre anche col vizietto del gol. La prossima stagione non potrà che migliorare ulteriormente.

Elseid Hysaj 5: oggetto di striscioni in cui veniva definito "verme" perchè ha cantato "Bella Ciao" alla presentazione alla squadra, pur non riferendosi al canto di libertà ma alla colonna sonora di "La Casa de Papel". Sarriano della prima ora inizia non male la stagione ma cala drasticamente. L'errore contro il Napoli è ancora sotto gli occhi di molti. Buona riserva ma nulla più.

Francesco Acerbi 6: non è il leader che comanda la difesa a 4 ma, nonostante ciò, le sue prestazioni sono discrete. Chiaro il calo, anche dovuto alla carta d'identità, a metà stagione seppur sul finale si riprende. Il voto è unicamente legato a questo poichè il comportamento che lo stesso ha avuto nei confronti dei tifosi, seguito da scuse pubbliche, ha lasciato parecchio perplessi. Gli è mancata la volontà di sposare questo nuovo progetto. Forse è arrivato il momento dei saluti o, nel caso, della panchina.

Luiz Felipe Ramos 6,5: con grinta risponde sempre presente quando chiamato in causa. Le amnesie e il fisico non propriamente resistente ne condizionano le prestazioni. Come per Strakosha, anche lui verrà fatto partire a parametro zero senza che la società abbia fatto il minimo sforzo per poter farne una plusvalenza da investire nel prossimo mercato.

Patric 7: è stato il capolavoro, come detto, di Sarri. Inserito perfettamente nei meccanismi ha trascinato la difesa per tutta la seconda parte. Entrato in punta di piedi si è preso un ruolo da leader, levandosi lo sfizio di realizzare anche un gol e mezzo e di portare quella palla al piede al 94' a Torino contro la Juve che ha portato al pareggio e la qualificazione all'EL con una giornata di anticipo.

Photo by Paolo Bruno/Getty Images

Stefan Radu 7: non tanto per le prestazioni, sempre di intelligenza e di cuore più che di apporto determinante, quanto per la risposta ogni qualvolta è stato chiamato in causa. Ormai una colonna della squadra. Da confermare per far sì che possa fare da chioccia ai giovani che arriveranno.

Sergej Milinkovic Savic 9: sontuoso. Raffinato. Tecnico. Grintoso. 11 gol e 11 assist in una stagione che l'ha visto praticamente sempre in campo. Giocatore come pochi in Europa. La sua classe la mostra tanto in fase offensiva che in quella difensiva. La speranza è che sia ancora il faro tecnico del centrocampo, nonostante le sirene internazionali che fanno gola a Lotito e alle casse societarie. Nonostante ciò, comunque vada a finire, sarà stato un onore averlo visto giocare con questa maglia.

Foto Massimo Paolone/LaPresse 5 febbraio 2022 Firenze, Italia sport calcio Fiorentina vs Lazio - Campionato di calcio Serie A TIM 2021/2022 - stadio Artemio Franchi Nella foto: Sergej Milinkovic-Savic (SS Lazio) esulta dopo aver realizzato il gol 0-1 Photo Massimo Paolone/LaPresse February 5, 2022 Florence, Italy sport soccer Fiorentina vs Lazio - Italian Football Championship League A TIM 2021/2022 - Artemio Franchi stadium In the pic: Sergej Milinkovic-Savic (SS Lazio) celebrates after scoring goal 0-1

Lucas Leiva 7.5: cinque anni in cui ha dimostrato di essere un centrocampista di livello internazionale. Metronomo, motorino instancabile, sempre pronto all'occorrenza. Il suo peso lo fa sentire anche se fisicamente non è brillantissimo. Il suo ritorno in Brasile lascerà un bel vuoto nella mediana biancoceleste. Parabens Lucas e grazie di tutto!

Danilo Cataldi 6.5: l'inizio della stagione, in cui scippa letteralmente il posto a Leiva, è folgorante. Nei meccanismi sarriani ricordava Jorginho. Sembrava essersi integrato alla perfezione e se girava lui l'intera squadra ne beneficiava. Klimax la chiamata in azzurro. Peccato sparisca nella seconda parte, salvo recuperarsi sul finale. Discontinuo ma pur sempre una più che valida alternativa nel futuro.

Luis Alberto Romero 7: l'oggetto misterioso del pensiero sarriano. Il non collocabile. Le discussioni, anche accese, negli ultimi mesi del 2021. I due, però, trovano finalmente un accordo tattico e il Mago torna ad essere lui illuminando i prati con giocate sopraffine. Si sacrifica molto. Sbuffa se viene sostituito. Costante pericolo per le trequarti avversarie. Stagione ottima ma non eccezionale. Va detto, però, che la classe non può sempre essere continua.

Toma Basic 6.5: parte molto bene e pare integrarsi nel centrocampo a 3 alla perfezione tanto da divenire titolare al posto di Luis Alberto. Cala vistosamente e subisce, inevitabilmente, l'ascesa tattica del mago sivigliano. Nonostante ciò dimostra di essere una preziosa risorsa. Il mancino è raffinato. Da valutare con attezione l'anno prossimo.

Felipe Anderson 7: le sue giocate sono meravigliose. Passi di samba. Peccato che vengano intervallate da lughissimi periodi di inedia totale. Quasi uno spettro, delle volte, in campo. Assolve sempre ai compiti difensivi con particolare dedizione. Nonostante ciò, realizza 8 gol e 7 assist. Sarri non ne fa mai a meno. Non si sa bene perchè unica alternativa o perchè lo ritiene essenziale. Lo capiremo l'anno prossimo, mercato permettendo.

Mattia Zaccagni 6.5: arrivato sul gong del mercato con apparente scetticismo nonostante quello di buono che fece vedere a Verona. Eppure. Eppure si impone. Realizza un gol meraviglioso a Oporto. Sempre pericoloso e incisivo. Due pecche: l'ammonizione pre derby di ritorno per una ingenuità e l'iniziale fragilità fisica. Giocatore importante.

Ciro Immobile 9: immortale. Capocannoniere. Capitano. Giocherebbe anche zoppo. Segna, fa segnare. Ogni altro aggettivo è benvenuto perchè, francamente, chi scrive ne ha finiti per questa leggenda. Più forte delle consuete critiche, legate alle sue prestazioni in azzurro, che spesso rasentano il ridicolo. I rigori? Sì, li segna. Non è da tutti. La storia ce lo insegna.

Pedro Rodriguez 8: primo giocatore a passare le due sponde del Tevere da decenni. Bollito. Scarto. Così veniva definito chi ha vinto più di 3/4 di tutta la Serie A in una squadra come il Barcelona di Guardiola. Dimostra, da grandissimo professionista, che invece è ancora un giocatore con la G. Disegna calcio. Segna. Sfodera assist. Fa giocate spesso da stropicciarsi gli occhi. Incita i compagni sempre. Afflitto da qualche acciacco ma non c'è mai una volta che non dia "il fritto" in campo.

Luka Romero 6: ragazzino in cui credono molto sia Scaloni, CT dell'Argentina, che Sarri. Incuriosisce vederne le giocate inevitabilmente, però, ingabbiate dall'attenzione ai dettami tattici che il mister gli fornisce. Il futuro è suo, deve solo saperselo prendere. Qui lo si aspetta a braccia aperte.

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Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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