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4 min

- di Lorenzo Tognacci

Considerazioni sparse post GP Monaco


Monaco è quell'appuntamento che tutti aspettano ma dai cui tutti vanno via tristi, tranne chi vince. L'edizione di quest'anno, come prevedibile, non è da meno.


- Monaco è un appuntamento bellissimo, fatto di blasone, della storia di una pista unica nel suo genere. Negli anni è stata copiata da tanti, nel tentativo di replicare il fascino monegasco, con sorti decisamente rivedibili (leggasi Baku dove andiamo proprio tra qualche giorno). Al di là del palcoscenico irreplicabile della riviera del Principato, della darsena e dell'appeal storico, un dettaglio su cui purtroppo nessuno si concentra mai nei tentativi di emulazione è la perfezione degli steward di gara. Anche questo weekend abbiamo visto un'efficienza impeccabile e vincolante per far riuscire un GP del genere, dalle macchine rimosse a tempo record (addirittura sollevandole a mano) alla pulizia ultrarapida della pista dopo il brutto incidente di Mick. Purtroppo, però, questa volta è subentrata la pioggia e qui gli steward nella loro organizzazione non potevano niente. E quindi dopo un'ora di posticipo della partenza, dopo il delirio organizzativo gommistico, dopo le previsioni meteo che prevedono con la stessa efficienza di Wanna Marchi, usciamo da una Monaco completamente caotica e incasinata come non si vedeva da anni;

- Perez ne esce vittorioso, con un podio in lacrime che in parte lo ripaga dei sacrifici fatti per la propria scuderia, con una gara sicuramente solida dal punto di vista della performance ma anche abbondantemente spinta dal fallimento totale del muretto Ferrari. Dopo un 1-2 in qualifica con un Leclerc a pieni giri e Sainz subito a ruota, dopo un inizio di gara difficilissimo che richiedeva un tasso tecnico formidabile per mantenere le prime 2 posizioni ma che i due Carletti sono riusciti comunque a controllare, al muretto Ferrari si dimenticano che la gara è di domenica e tutto l'hangover rimediato al bar del Casinò la sera prima si riversa in pista. Quello che è successo a Leclerc, e in parte a Sainz ma soprattutto al costruttori, è una "cosa" imperdonabile e per cui sarebbe necessario un mea culpa pubblico. Durante un Mondiale in cui proprio il muretto dimostrava la lucidità che da tanti anni mancava, la seconda chiamata di Leclerc ai box è un episodio che non può nemmeno essere considerato un errore, tanto è inspiegabile e indecifrabile quello che è successo. Dall'altra Red Bull, giustamente, osserva, sguazza, ragiona con calma e porta semplicemente a termine il compitino, tanto basta per portare via punti per Max e per il team dopo una qualifica che leggeva solo seconda fila per il team austriaco (e tutti sappiamo quanto sia vincolante la qualifica a Monaco). Adesso la palla passa a Binotto, che dovrà decidere se optare per dimenticare completamente il weekend appena trascorso, o farne un esempio capace di motivare le gare future;

- Archiviate le prime 4 posizioni, per fortuna qualcuno nelle retrovie si è divertito. Primo su tutti Gasly, che nonostante un arrivo fuori dai punti prende la corretta decisione di azzardare le Intermedie in mezzo all'acqua e cercare di recuperare terreno tutto di manico. Piero è un pilota che sa il fatto suo e coglie l'occasione per ricordarcelo, piazzando sorpassi complicatissimi e dal tasso tecnico invidiabile, bloccato solo dalla ormai evidente inferiorità dell'Alpha Tauri. Un altro che si diverte, a modo suo, è Alonso che decide di togliersi il casco e di indossare il cappello del Capotreno firmato Alpine. Quando Fernando decide di mettere i picchetti alla sua posizione e non far passare nessuno semplicemente, a Monaco, non fa passare nessuno. Tanto che alla fine ci troviamo con 3 traguardi diversi: i primi 4, i campestri Norris e Russell in totale libertà idraulica, e poi l'altra parte di classifica che aveva il biglietto del treno di Fernando, tra cui Lewis. Creando non pochi problemi a chi lo inseguiva, tra cui Ocon che paga la sua penalità di 5 secondi a buttarlo fuori dai punti, lui giustamente guarda in casa propria e mette via una settima posizione con punti importanti;

- E come sempre c'è chi si è divertito e anche chi si è annoiato. Oltre a un Lewis congelato dagli scarichi Alpine, oltre agli ormai assolutamente non pervenuti piloti come Ricciardo e Latifi, troviamo Bottas raccogliere una nona posizione semplicemente mettendo un giro dietro l'altro perché l'Alfa più di così proprio non può, troviamo un Vettel magicamente in decima (grazie anche alla propria qualifica) ma anche lui senza particolari meriti sportivi, e troviamo un complicatissimo Tsunoda girare il volante a destra e sinistra per arrivare ultimo che tanto ci prova ma non sembra minimamente giornata. Un altro che stava portando avanti la stessa gara di Tsunoda era Schumacher, che però è riuscito ad aprire la propria macchina come un burrito. Adesso, ci scherziamo perché fortunatamente non è successo niente, il botto sul momento sembrava veramente brutto, ma Mick a oggi non è assolutamente all'altezza di queste prove;

- Monaco è tendenzialmente noiosa, se non fosse per tutte quelle barche e quelle lucine sarebbe una gara che potrebbero archiviare dopo la sessione di qualifiche, ma quest'anno tra imprevisti e maltempo c'è stato da guardare. C'è solo questo piccolo dettaglio che se anche solo simpatizzi per la Ferrari quello a cui hai assistito oggi è tipo una sorta di incubo che attanaglia lo stomaco e macchia profondamente tutto quello di buono che è stato fatto fino a oggi. È un banco di prova psicologico sicuramente importante per Maranello, con la Red Bull che in 7 giorni ha ribaltato la situazione e impugnato il coltello dalla parte del manico. Adesso c'è un weekend di pausa da sfruttare per schiarirsi le idee e rientrare a Baku con la mente sgombra e concentrata, perché in questo Mondiale basta veramente poco per lasciarsi sfuggire tutto di mano.

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Rimini, 23/09/1994. Laureato in Comunicazione Pubblicitaria allo IED di Milano, freelance e multiforme. All’anagrafe porta il nome di Ayrton e la Formula 1 è appuntamento immancabile del weekend, a cui associa un passato da tennista sgangherato e anni di stadio a Cesena. Incallito e vorticoso consumatore di vinili e di cinema.

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