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3 min

- di Alessandro Ginelli

Considerazioni sparse post Real Madrid-Liverpool (1-0)


Oltre la fede c’è la mistica, oltre la mistica c’è il Real Madrid.


- Scritto nel destino. Il Real Madrid conquista la sua quattordicesima Champions League, doppia il secondo club nella classifica per squadre (il Milan con 7) e si conferma come l’unica squadra di calcio a potersi realmente considerare diversa da tutte le altre. È stata una finale senza un esagerato pathos e senza particolari spunti tattici, che probabilmente ricorderemo più per la figuraccia organizzativa della UEFA che ha costretto il posticipo del fischio d’inizio di più di mezz’ora che per quanto si sia visto in campo. Ma per noi questa è soprattutto la notte in cui è arrivata definitiva consacrazione di che cosa sia il Madridismo, oltre il considerabile;

- La cosa più sbagliata che si possa fare nell’analizzare il “trionfo blanco” di questa sera sarebbe paradossalmente fermarsi a parlare solamente di questo match e dimenticarsi di ciò che ha preceduto la finale di Parigi. Il Real Madrid ha vinto questo Champions League eliminando in sequenza Paris Saint-Germain, Chelsea, Manchester City e Liverpool: le 4 squadre che chiunque avrebbe dato per assolute favorite all’inizio della competizione. Un’impresa inspiegabile e irripetibile, che sfida la mistica, anzi, la supera;

- Dalla tripletta di Benzema nel secondo tempo della gara di ritorno contro il PSG abbiamo tutti avuto la sensazione di trovarci immersi all’interno di un romanzo di cui già conoscevamo il finale. Il Liverpool di Klopp prova a non accettarlo, sgroppando e strepitando fin dal primo minuto. Gioca meglio ma non trova il vantaggio. Il Real regge la mareggiata, colpisce a freddo al suo unico tiro in porta con Vinicius e i Reds in un attimo realizzano di essere stati incastrati, come accadeva all’ispettore Zenigata con Lupin. Salah e compagni sbattono contro un campo di forza che parla belga e si spengono lentamente, come una candela lasciata accesa in una notte di Natale. Le zero occasioni create nei minuti di recupero sono l’indicazione dell’accettazione di un disegno superiore che stasera voleva festeggiare a Plaza de Cibeles;

- Il Real Madrid ha vinto questa Champions League perché a difendere i suoi pali ha il portiere più forte del mondo. La prestazione di Thibaut Courtois è uno dei “one man show” più incredibili che si ricordino in una gara di tale livello e tale importanza. Tra i Blancos spiccano anche le gare di Casemiro, Eder Militao e di un redivivo Carvajal. Nel Liverpool Momo Salah si conferma un campione, mentre la grande delusione è un acciaccato Thiago Alcantara, uomo troppo importante negli ingranaggi di Klopp per potersi permettere una serata così negativa. I Reds hanno accarezzato da vicino l'idea di vincere tutti i trofei a cui hanno partecipato e nel finale di stagione han preso due bei schiaffoni, ma Klopp sa come incassare e siamo sicuri che ci riproveranno l'anno prossimo;

- Da italiani e da appassionati di calcio non possiamo che guardare a Carlo Ancelotti, alle sue maniere e ai suoi vezzi con un largo sorriso di affetto per questo suo successo. Da stasera Carletto sarà l’unico allenatore con 4 Champions League in bacheca e ancora una volta passerà il concetto che il merito sia tutto dei suoi straordinari calciatori e non suo. Peccato che a dirlo saranno gli stessi che poco meno di un anno fa consideravano Kroos, Benzema, Modric e Carvajal giocatori più o meno finiti. Ah, per la cronaca: questo gruppetto di giocatori è alla quinta Champions vinta in carriera da protagonisti. Il Madridismo sono loro, più di ogni cosa, più della mistica.

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Nato a Cremona il 23/11/1996. Conserva nell'armadio i pantaloncini del suo esordio in Serie D allo Stadio Euganeo di Padova. Non sa scegliere tra la parte sinistra e quella destra del proprio cervello e nemmeno quale sia il suo sport preferito. È fermamente convinto che il Paradiso sia un'Olimpiade che dura in eterno.

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