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- di Stefano De Caro

Il pagellone della stagione della Juventus


Delle prime sette della nostra Serie A, la Juventus è probabilmente l'unica squadra ad aver avuto un rendimento inferiore alle aspettative e agli obiettivi stagionali. L'analisi dei singoli qui proposta ci aiuterà a capirne i motivi.


All. Allegri: 5,5 - Un ritorno travagliato, una stagione sicuramente al di sotto delle aspettative. Pronti via e gli portano via CR7, e con lui almeno una ventina di gol. L'inizio è drammatico. Le esigenze di classifica unite al calendario molto fitto gli tolgono il tempo per provare soluzioni nuove. Si va quindi sull'usato sicuro, con una squadra che segna poco ma subisce ancora meno, poco piacevole da vedere ma a tratti di un cinismo spietato. In qualche modo, superando anche i tanti infortuni importanti, la Juve il 16 Marzo è ancora in corsa su tre fronti, unica in Europa insieme a City, Liverpool e Chelsea. Poi, in dieci giorni, crolla il mondo. Le sconfitte con Villareal e Inter fanno svanire due dei tre obiettivi stagionali, poi a Maggio evapora anche il terzo in una notte in cui il tecnico livornese sale prepotentemente sul banco degli imputati a causa di alcune scelte scellerate. Concediamogli però in tutto ciò un'attenuante importante, gli infortuni. Nel momento decisivo della stagione (doppia sfida contro il Villareal) ha dovuto arrabattarsi senza giocatori come Chiesa, Dybala, McKennie, Bonucci, Zakaria, Bernardeschi, Alex Sandro, Chiellini. Non proprio gli ultimi arrivati. Di contro, tra le sue colpe oggettive, c'è da segnalare una inusuale incapacità di incidere a partita in corso, una novità per Allegri che di questa skill è sempre stato un maestro. Con Napoli e Milan al ritorno aveva tempo e uomini a disposizione per fare qualcosa in più, ma non l'ha fatto. Con l'Inter in Coppa Italia le sostituzioni LocatelliXZakaria e BonuccXBernardeschi sono uno dei punti più bassi della sua carriera da allenatore. L'anno prossimo, se il club vuole tornare ai vecchi fasti, molte delle sorti bianconere dipenderanno dalla stagione del Mister.

Szczesny: 6,5 - Uno dei giudizi più complicati. Disastroso ad inizio campionato, quando 4 suoi interventi scellerati si sono trasformati in 4 gol avversari (2 Udinese e 2 Napoli) e, cosa più importante, in 5 punti persi. Allegri pubblicamente l'ha sempre difeso, e non era scontato farlo in quel momento. Pian piano poi il polacco si è ripreso, tornando ai suoi standard abituali, ed è anche spesso risultato decisivo. A livello europeo in pochi hanno la sua abilità nel ipnotizzare gli avversari dal dischetto. La Roma, sua ex-squadra, ne sa qualcosa: importantissime le sue parate sui rigori di Veretout all'andata e su Pellegrini al ritorno, nella partita più pazza del campionato. Nel gioco coi piedi, dopo il pasticcio della prima giornata a Udine, non si è più preso rischi inutili, conscio dei suoi limiti. Sua una delle parate più belle della stagione, un fantastico riflesso su tiro ravvicinato di Kalulu, nella partita di andata contro i rossoneri.

Perin: 6,5 - Quando chiamato in causa fa il suo.

Danilo: 7,5 - Sempre più leader emotivo di questa squadra, e destinato ad esserlo ancora di più dopo gli addii di Chiellini e Dybala. Il bacio alla maglia dopo il gol nei minuti finali a Bergamo è il segno di un legame forte con società, ambiente e tifosi. Arrivato tre anni fa quasi come oggetto misterioso, oggi è uno dei migliori giocatori del campionato, merito della sua grande dedizione e del suo enorme spirito di sacrificio. Oltre a tutto questo, è un'arma tattica importantissima. Gioca in svariati ruoli e sempre con rendimento super: terzino destro, sinistro, braccetto destro o sinistro di una difesa a 3, addirittura vertice basso di centrocampo, e anzi, in quest'ultimo ruolo, è stato il migliore di tutti quelli schierati li in stagione (fantastica la sua semifinale di ritorno di Coppa Italia proprio in quel ruolo). L'estate scorsa il Bayern era pronto a portarlo a Monaco, ma Allegri si oppose. Una delle migliori decisioni della carriera del Mister toscano.

De Sciglio: 6,5 - Voto mezzo punto più alto del dovuto, perché le aspettative su di lui sono sempre basse, ingiustamente. Si tende spesso a dimenticarselo, quando si valuta la rosa della Juve a inizio stagione. Quando poi con l'andare delle partite cominciano i problemi fisici, il calendario si fa più fitto, i match sempre più importanti, ecco che rispunta il suo nome. E lui quest'anno si è fatto trovare più pronto di altre volte. Assist contro Udinese e Roma all'andata, gol decisivo contro i giallorossi al ritorno. Schierato indifferentemente a destra o a sinistra, se sta bene fisicamente è un giocatore che grazie alla sua duttilità e alla sua esperienza può tornare utilissimo in qualsiasi rosa italiana. Di contro però, quando il livello si alza, emergono i suoi limiti. Nella partita col Villareal, in cui la squadra di Emery faceva tanta densità in mezzo al campo lasciando tanto spazio sulle corsie, e in cui De Sciglio ricopriva il ruolo di terzino sinistro, le sue discese in avanti non hanno creato valore aggiunto. E di spazio ce ne era tanto. Non sarà Robertson o Cancelo, ma nell'arco di una stagione da 50 partite io in squadra lo vorrei sempre.

Cuadrado: 6 - Per lunghi tratti della stagione è stato l'unica opzione offensiva della squadra. Fuori Chiesa, Dybala, Arthur, Berardeschi e anche Bonucci, era l'unico a cui affidarsi per creare qualcosa palla al piede, in una rosa piena di giocatori bravi a fare altro. Lui non si tira mai indietro, al costo di sbagliare un dribbling, un cross, un assist. Ma, in una grande squadra, alla sua età, dovrebbe essere la terza o quarta opzione in un sistema offensivo, non la prima e l'unica. Schierato da terzino, non ha fatto registrare progressi dal punto di vista difensivo, anzi, e per conferma chiedere a Perisic dopo la finale di Coppa Italia. I picchi stagionali sono arrivati tutti contro la sua ex squadra: gol alla Fiorentina decisivo all'andata, e due assist fondamentali nel doppio confronto con la Viola in Coppa Italia. In mezzo a tutto ciò, un bellissimo gol olimpico al Genoa. Nella Juve che arrivò a Cardiff era il dodicesimo uomo. Ora il livello generale si è sicuramente abbassato e Cuadrado è di diritto uno dei giocatori più importanti e carismatici di questa squadra. Ma andrebbe aiutato, limitandone le presenze e facendolo lavorare su uno e un solo ruolo. La duttilità a volte è controproducente.

Alex Sandro: 4,5 - Stagione pessima. Gli errori decisivi, vedi Supercoppa, sono addirittura l'aspetto meno importante della sua involuzione. Quello che preoccupa è la totale mancanza di fiducia in cui si ritrova oggi il ragazzo. In costruzione dal basso è a tratti dannoso, ha l'abitudine di mettersi sempre male col corpo e il rischio palla persa è altissimo. L'Alex Sandro che eravamo abituati a vedere in fase offensiva poi, quello che era un'opzione importante anche contro la difesa schierata grazie alla sua capacità di saltare l'uomo, è ormai un ricordo lontano. Non segna neanche più il suo classico goal di testa sul primo palo su corner, anzi, di testa non la prende proprio più neanche. Nella propria area poi è un pericolo, spesso goffo, lento, e il rigore per gli avversari è sempre dietro l'angolo. Gli è stato preferito spesso Pellegrini, cosa impensabile solo l'anno scorso. Tenerlo in questo stato di sfiducia può essere controproducente, vedremo se sarà ancora in rosa per la prossima stagione.

Pellegrini: 5,5 - Ha evidenti limiti caratteriali, e non mi riferisco solo agli atteggiamenti spesso sbagliati nei confronti della terna arbitrale. Non può essere il titolare in quel ruolo di una squadra che ha obiettivi importanti. Detto questo, quando è servito, quest'anno, non ha fatto neanche cosi male. Nel finale del 2021 è stato utile, con anche un assist per il gol di Morata a Venezia. Ma è il simbolo della "decadenza" Juve: tre anni fa non avrebbe messo insieme neanche un minuto in stagione.

Bonucci: 6,5 - In questa stagione ha toccato il massimo in carriera a livello realizzativo. Cinque sono stati infatti i suoi gol, di cui due doppiette, decisive, contro Lazio e Venezia. Stra-utilizzato nella parte iniziale della stagione, ne ha pagato poi carissime conseguenze nel 2022, cominciando l'anno con un problema al polpaccio che si è poi portato dietro praticamente fino a Maggio, e che gli ha fatto saltare tutti i momenti decisivi della stagione, Nazionale inclusa. Fuori ancora per l'Ottavo di Champions, come era successo l'anno scorso ad Oporto. Fuori in Supercoppa e nel ritorno di campionato contro l'Inter. Fuori (per scelta tecnica) anche in Finale di Coppa Italia. L'importanza dell'uomo dei 9 scudetti per questa squadra è ancora altissima, soprattutto fino a quando non si troverà un centrocampista con abile in impostazione. Non avere Bonucci è un'opzione che la Juve non può ancora permettersi. Ma va tutelato e ne va preservato il fisico.

De Ligt: 6 - A tratti dominante sia fisicamente che tecnicamente. Poi però le pause di concentrazione sono ancora lì, importanti. L'errore sul gol di Parejo è una macchia nerissima per un giocatore del suo livello. Le ingenuità in area di rigore, dovute alla troppa irruenza e alla poca lucidità, sono ancora un aspetto su cui deve lavorare tanto. Ci piacerebbe vederlo in un'altro sistema, nel quale non deve scappare indietro così tanto indietro come fa con la Juve di oggi, ma nel quale potrebbe attaccare più alto e lavorare di letture. Il suo compagno di nazionale Van Dijk potrebbe essere buon maestro in questo. Da registrare notevoli miglioramenti palla al piede in fase di impostazione.

Chiellini: 6 - Utilizzato come specialista, nelle partite importanti o contro attaccanti particolarmente insidiosi e fisici. La risposta è stata sempre buona, ma non scintillante come ai tempi d'oro. Certo, se gli si mettesse davanti Dzeko come in Coppa Italia potrebbe giocare fino a 50 anni, ma l'impressione è che, come normale che sia, fisicamente stia un po' calando e lo si nota soprattutto per alcune uscite fatte coi tempi sbagliati, inusuali per il Chiellini che siamo abituati a conoscere. Palla al piede prova sempre a dare il suo contributo, in modo encomiabile, ma anche in questa situazione di gioco la sua efficacia è calata. Tutto normale, alla sua età. Quella contro la Fiore è stata la sua Last Dance. Leggenda.

Rugani: 6 - L'insufficienza sarebbe crudele, cosi come ridurre la sua buona stagione a quello sfortunato intervento contro il Villareal che ha dato il là all'eliminazione dalla Champions. Fino a quell'istante, a quel tentativo in ritardo di portare via la palla a Danjuma, Rugani era stato il perfetto quarto difensore centrale in rosa che una squadra può desiderare. Sempre pronto, sicuro, anche elegante. Tra Febbraio e Marzo Bonucci e Chiellini hanno alzato bandiera bianca e lui ha risposto alla grande. Ha la totale fiducia di Allegri, e in campo lo si è notato. Fino appunto a quel drammatico minuto 77 del 16 Marzo.

Locatelli: 6,5 - Altro voto complicato. Il punto è: è il centrocampista che può far fare il salto di qualità alla Juve anche a livello europeo? Per ora no. Di contro, c'è stato un momento della stagione, nella parte centrale soprattutto, in cui la Juve era letteralmente aggrappata a lui. Indispensabile nelle due fasi, sempre e comunque coi suoi limiti. Unico centrocampista insieme a McKennie in grado di portare gol e assist, ma spesso per necessità costretto a giocare a 60 mt dalla linea di porta avversaria. Una stagione di contraddizioni, che se però andiamo a soppesare, considerando il fatto che è arrivato a settembre, che è stato buttato dentro subito sia in campionato sia in Champions e che a livello di personalità non ha mai fatto mancare il suo apporto, non possono che portarci a dargli un voto positivo. Il top sarebbe vederlo con a fianco un centrocampista importante, che lo possa liberare da alcune incombenze di impostazione e gli regali più libertà di inserimento. Il gol nel derby all'andata e la successiva corsa sotto il settore ospiti hanno fatto scattare l'imprinting con la tifoseria e con il mondo Juve in generale. Quella partita, insieme con la vittoria di Roma arrivata grazie ad una sua zuccata nell'area piccola, sono i punti più alti della sua prima annata bianconera.

Arthur: 5,5 - Dentro e fuori dall'infermeria come spesso gli è capitato in carriera. Nei momenti migliori, tra Gennaio e Aprile, ha preso in mano il centrocampo bianconero dimostrandosi un giocatore che nel nostro campionato può essere importante. La semifinale di andata di Coppa Italia, la partita a Marassi contro la Samp e tante altre prestazioni di quel periodo ci hanno fatto ammirare un mediano che in costruzione e in uscita dal basso ha pochi rivali dal punto di vista tecnico, abile poi sulle linee di passaggio in fase di non possesso e finalmente deciso nei contrasti. Insomma un giocatore serio, di quelli che piacciono ad Allegri. Anche per lui la partita con il Villareal è servita però per metterne in evidenza i limiti: non verticalizza, non gioca lungo, non ha l'ultimo passaggio e non ha gol nelle gambe. Forse troppo poco per ambire alla riconferma?

Zakaria: 6 - Prototipo del centrocampista allegriano, fisico imponente, falcata lunga e buone letture senza palla. Al debutto si è presentato con un gol, contro il Verona. Bene il suo ingresso contro l'Inter, con quel palo preso nel secondo tempo su cui si sono fermate anche le ultime speranze bianconere di rimonta in campionato. Ottimo anche in finale di Coppa Italia. Per non farsi mancare proprio nulla e integrarsi subito con l'ambiente, anche un infortunio che l'ha tenuto fuori per il ritorno di Champions. Tornerà utile.

Rabiot: 6 - Un voto in cui ci stanno un sacco di cose. I numeri sono impietosi, 45 partite giocate e 0 gol. Una prima parte di stagione da mani nei capelli. Però anche cose buone, sopratutto da Febbraio in poi, e tante attenuanti a sua discolpa. La prima, il ruolo. Il braccio sinistro dell'ibrido centrocampo a 4 schierato per lunga parte della stagione era una posizione che non gli calza perfettamente. Poi il fatto di aver giocato tanto, troppo. Le cheval, come lo chiamano in Francia, è spesso rimasto l'unico sano in un reparto di moribondi, e di fatto non ha mai potuto tirare il fiato. La partita contro l'Inter è il manifesto di quello che può essere, anzi che dovrebbe essere sempre, per giocare in una squadra importante: una mezzala fisicamente dominante che corre bene all'indietro, e che in fase offensiva sa quando e come inserirsi senza palla. Dei tre anni juventini, questo forse è stato il migliore. Ma le sue potenzialità sono quelle di un giocatore che può e deve dare di più.

McKennie: 6 - La sua assenza contro il Villareal è passata troppo sotto traccia. Coi suoi inserimenti è l'unico nella rosa juventina che può aiutare a variare un po' lo spartito tattico, che porta una buona dose di gol, e, in generale, uno dei pochi che garantisce qualità negli ultimi 30 metri. Prima dell'infortunio, dopo una fase iniziale di rodaggio in cui Allegri ha imparato a conoscerlo meglio, la sua stagione è stata buona, con gol importanti, come quello in Supercoppa, e prestazioni serie. Peccato.

Miretti s.v. - Ci vuole ”halma” cit. ma le qualità non mancano.

Bernardeschi: 6,5 - Col ritorno di Allegri abbiamo finalmente rivisto sprazzi del giocatore che avevamo conosciuto. Quello che ha fatto con lui il tecnico toscano è stato tanto banale quanto decisivo: rimettere Berna nella sua posizione naturale, esterno a destra, e non spostarlo più di li. Dopo 2 anni a girovagare per il campo, trequartista con Sarri, mezzala, terzino sinistro in un paio di occasioni con Pirlo, esterno sinistro, il carrarino ha affrontato questa stagione con molte più certezze tattiche, e le sue prestazioni sono decisamente migliorate. D'altronde, anche in Nazionale, dove il suo livello di fiducia è sempre alto, viene schierato proprio in quel ruolo (a proposito, ci ha fatto un po' strano non vederlo neanche in panchina contro la Macedonia). Titolare in Supercoppa e in Finale di Coppa Italia, ha risposto sempre molto bene. In emergenza si è sacrificato anche come centravanti, con buoni risultati (assist a Chiesa contro il Chelsea). Il solito problemino fisico l'ha tolto dai disponibili per la partita contro il Villareal. Spiace sia arrivato a fine percorso con la Juve proprio quando sembrava poter tornare ad essere un valore aggiunto.

Chiesa: 6,5 - Primi mesi un po' tribolati, anche a causa di un piccolo infortunio in Nazionale. Poi si rimette in sesto, si riposa un pochino nella pausa natalizia e quando ricomincia il campionato si ripresenta in forma smagliante. Gol al Napoli all'Epifania, e tanti segnali che potesse essere al top per la fase decisiva della stagione. Tre giorni dopo, invece, il dramma, all'Olimpico. In quei pochi minuti a Roma prima dell'infortunio, lui e Dybala ci hanno fatto vedere quello che poteva essere la Juve, a maggior ragione con l'aggiunta poi di Vlahovic. Due gol ci rimangono negli occhi: quello a La Spezia è un po' il manifesto del suo calcio, fatto di carattere, forza fisica e ottima tecnica in velocità, quello al Chelsea, che rimarca ancora una volta il suo valore anche a livello internazionale. Speriamo di rivederlo presto. La sosta per il Mondiale potrebbe aiutarlo per una ripresa fisica più tranquilla.

Morata: 6 - I numeri non saranno mai il parametro giusto per giudicare lo spagnolo. Non è una prima punta, ma fino a Febbraio lo ha dovuto fare per necessità. Con l'arrivo di Vlahovic il suo rendimento è aumentato esponenzialmente, ma il grande lavoro in aiuto al centrocampo gli ha tolto lucidità in fase realizzativa. Nel frullatore della sua stagione ci entrano i tanti gol sbagliati (il colpo di testa centrale al Villareal al ritorno grida ancora vendetta), le infinite corse senza palla, i contrasti in cui troppo spesso si lascia cadere con facilità, il suo ingresso in finale contro l'Inter che ha dato la scossa. Insomma un po' di tutto, nel bene e nel male, prendere o lasciare. Una sola cosa non gli si può contestare: in campo è sempre uno degli ultimi a mollare.

Dybala: 5 - Il peggiore dei 7 anni in bianconero, e non solo perché è l'unico in cui non sono arrivati trofei. Un inizio di stagione positivo, con il gol all'Udinese e la buona prestazione contro il Milan. Alla sesta giornata, contro la Samp ecco che però arriva il primo problema muscolare. Torna dopo un mesetto, regala sprazzi di vera Joya (contro il Genoa a inizio Dicembre) poi ancora out, a Venezia, per un risentimento alla coscia destra. In Supercoppa, complice una condizione fisica tutt'altro che perfetta, entra nel secondo tempo ma non lascia il segno. Con l'arrivo di Vlahovic sembra possa cambiare la sua stagione, anche a livello emotivo. Il tridente col serbo e Morata funziona bene. A Bergamo l'argentino sfoggia la migliore prestazione stagionale, con la fascia al braccio. Tutta la Juve sembra stare bene, finalmente. Poi arriva il disastro. La settimana dopo nel derby altro problema muscolare e ciao ciao finale di stagione, Champions compresa, ancora una volta. La prossima sarà la prima estate dopo anni in cui potrà iniziare la preparazione senza problemi fisici e senza arrivare in ritardo causa impegni con l'Argentina. Beato chi se lo piglia.

Kean: 5,5 - Acquistato in extremis per sostituire Ronaldo negli ultimi giorni di mercato, è arrivato con aspettative importanti, forse troppo. Nella mente dei tifosi c'erano ancora i gol al Camp Nou con la maglia PSG e le belle partite giocate in Nazionale. Le sue prestazioni lo hanno però presto portato ad essere la quarta, quinta se non addirittura sesta opzione offensiva. Se guardiamo i numeri, ci accorgiamo però che tutti i suoi gol (6) hanno portato punti e vittorie. L'1-0 contro la Roma, ad esempio, e il gol che è valso la Champions contro il Sassuolo, solo per citarne due. Deludente, certo. Ma se analizziamo in profondità, di quarte/quinte punte così decisive in Italia non ce ne sono.

Vlahovic: 7 - Il suo arrivo ha dato una dimensione diversa alla squadra, dal punto di vista tattico. Si mette sempre in visione, la soluzione palla su di lui c'è sempre, e per la squadra questo è un aspetto nuovo e importante. Gli piace il duello, anche se lo abbiamo visto in difficoltà contro la marcatura a uomo, soprattutto nel derby e a Firenze. Allegri lo sta plasmando, per farlo crescere, chiedendogli movimenti diversi da quelli a cui è abituato, per portarlo in zone di campo nuove e renderlo meno prevedibile. La prossima stagione potrebbe essere quella della sua definitiva esplosione. L'impatto su ambiente e tifosi è stato comunque incredibile. A Empoli l'ha vinta da solo, col Sassuolo in Coppa Italia idem, a Villareal al debutto in Champions è andato a segno dopo un minuto, contro l'Inter il suo gol poteva regalare un titolo. Predestinato.

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Milano. Iscritto all’albo dei Match Analyst LongoMatch. Diplomato al Liceo Scientifico, nonostante l’orale della maturità sostenuto il giorno dopo la finale di Berlino. Laureato in Scienze Politiche. Malato di calcio. Al primo appuntamento ho portato la mia ragazza a vedere il derby della Mole, quello dell’eurogol di Bruno Peres. Stiamo ancora insieme.

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