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- di Luca Barbara

Spezia, una salvezza poetica


Dal mercato bloccato alla salvezza anticipata, passando per delusioni cocenti e vittorie epiche. Storia, in breve, di una salvezza romantica come i versi di Lord Byron.


Deve essere merito del Golfo. Quell’intersezione magica di mare e terra che, in passato, aveva ispirato tanti poeti inglesi alla fine dell’ottocento, estasiati dalla bellezza di Portovenere, Tellaro o Lerici. Sarà che dalla curva Ferrovia dell’Alberto Picco si può intravedere l’Isola della Palmaria anticipata spesso dalla vista di nave Amerigo Vespucci, la più bella al mondo, che per gran parte dell’anno trova asilo negli ormeggi del porto di La Spezia.

Non sappiamo se l’impresa di Lord Byron, poeta inglese che raggiunse a nuoto Lerici da Portovenere per raggiungere l’amico Shelley, altro scrittore ottocentesco, abbia ispirato Motta e i suoi ragazzi. Quello che sappiamo è che la salvezza ottenuta quest’anno dallo Spezia ha un sapore tremendamente romantico e, per l’appunto, poetico.

Ed è un vero peccato che la stampa sportiva nazionale abbia dato così poco risalto ad un’impresa del genere, nonostante lo Spezia vanti più di un secolo di partite tra i professionisti (anno di nascita del club 1906) ed annoveri in bacheca lo ”scudetto” del 1944. Titolo mai riconosciuto dalla Federcalcio dell’epoca, che in corso d’opera decise arbitrariamente di assegnare il titolo al Torino, rendendo lo Spezia vincitore della ”Coppa Federale del campionato di guerra”. Il cosiddetto ”scudetto per sempre”, che dal 2002 è presente sulla maglia degli aquilotti grazie ad una concessione straordinaria.

Solo qualche anno fa, oltretutto, i successi degli ”underdog” venivano esaltati da media e stampa, proprio per la natura epica che ne avrebbe contraddistinto il percorso. Perché era questa la dimensione spezzina ad inizio anno. Underdogs, sfavoriti, ultimi della classe o in qualsiasi altro modo si voglia definire la squadra che avrebbe naturalmente dovuto terminare il campionato in ultima posizione. Forse a ragion veduta, se consideriamo come era iniziata la stagione.

Il 29 Luglio scorso, infatti, la FIFA bloccava per due anni (fino a Giugno 2023) il mercato dello Spezia per “Violazione dell’art. 19 del Regolamento FIFA sullo status e sul trasferimento dei giocatori (RSTP)” (tesseramento irregolare di calciatori minorenni extracomunitari) gettando nello sconforto la nuova proprietà americana. Non proprio il migliore dei presupposti per iniziare la stagione.

Da lì in poi, è stata una via crucis indesiderata. Ad un mese dall’apertura della stagione, infatti, dopo aver rinnovato (e adeguato) il contratto per un’altra stagione, l’allenatore della storica salvezza, Vincenzo Italiano, convinto dall’offerta della Fiorentina orfana di Gattuso, ha abbandonato la nave senza preavviso, lasciando lo Spezia senza la sua guida e punto di riferimento. Si deve ricominciare da capo, senza coach e facendo un mercato di prospettiva più che di attualità. Assieme a giocatori affermati come Kovalenko, Reca e Bourabia, arrivano giovani prospettive come Antiste, Nikolaou, Colley, Manaj e Salcedo.

Come se non bastasse, solo qualche giorno dopo aver definito l’accordo con Thiago Motta, si accende un focolaio di Covid 19 nel ritiro spezzino. Tutto cancellato, sia gli allenamenti che le amichevoli estive, fondamentali per poter preparare al meglio l’esordio stagionale.

L’esordio contro il Cagliari alla Sardegna Arena è da record negativo. Insieme a Motta, si accomodano in panchina solo 5 giocatori, di cui 2 portieri, per un totale di 13 giocatori di movimento convocati. Col senno di poi, è stata la partita specchio della stagione degli aquilotti, caratterizzata da cuore e tradizione.

I valori di attaccamento alla maglia, devozione verso i colori ed il legame con il territorio sono stati sicuramente i tratti distintivi dell’intera stagione dello Spezia. Il simbolo è, storicamente, il capitano Giulio Maggiore, spezzino cresciuto nel settore giovanile locale che è riuscito ad arrivare fino alla maglia azzurra dell’Under 21. Al di là dell’aspetto sentimentale, però, bisogna riconoscere anche i meriti di Thiago Motta.

L’allenatore italo-brasiliano, arrivato a Spezia in punta di piedi dopo la non esaltante avventura al Genoa, era stato accolto dalla stampa locale con qualche perplessità, dovuta sicuramente alla poca esperienza ed al background da allenatore fantasioso. La propensione a voler tenere il possesso della palla e la proposta di un calcio offensivo, in effetti, sono stati gli iniziali dogmi di Motta, nonostante le difficoltà di una rosa che, sia in termini numerici che di qualità, lasciava parecchio a desiderare.

La prima parte del campionato, nonostante il bel gioco proposto, non è stata esaltante. Lo Spezia galleggiava sempre tra sedicesimo e diciassettesimo posto, lambendo la zona retrocessione, raramente occupata solo per chiari demeriti altrui. Poche vittorie ma importanti, contro Salernitana e Venezia in casa, che, col senno di poi, sarebbero potute diventare decisive. Poi poco altro: qualche pareggio, una vittoria in casa contro il Torino e delle sonore sconfitte (5-2 a Bergamo e 6-1 a Roma contro la Lazio).

Questi risultati avevano spinto la proprietà, nelle vesti del ds Pecini, ad esonerare Thiago Motta prima della trasferta di Napoli. Solo il secco ed inaspettato “no” di Giampaolo, ha permesso all’ex giocatore dell’Inter di poter sedere nuovamente sulla panchina dello Spezia allo stadio Diego Armando Maradona.

Ed il destino beffardo ha voluto che proprio la trasferta campana sia diventata la vera sliding door del campionato dello Spezia che, il 22 Dicembre ottenne una storica vittoria senza mai tirare in porta (lo 0-1 porta la firma di uno sfortunato Juan Jesus).

Poi la pausa natalizia ed un Gennaio da incorniciare con 9 punti disponibili su 12. Le vittime sono tra le più illustri del campionato: Genoa e Sampdoria ma soprattutto Milan a San Siro, in una delle partite più controverse della stagione. Gli aquilotti hanno gettato le basi per la salvezza.

Il minimo comune denominatore è diventato uno solo: pragmatismo. Le vittorie sono arrivate tutte su misura, spesso concedendo poco agli avversari. Dicembre è stato il mese in cui Motta ha capito di dover fare a meno di qualche ricamo, il momento era delicato e serviva più concretezza. L’uomo simbolo della trasformazione si chiama Jakub Kiwior, ventiduenne polacco che di mestiere faceva il difensore centrale.

L’intuizione dell’allenatore di piazzarlo davanti alla difesa ha svoltato il sistema di gioco, ormai definitivamente 4-3-3, la cui spina dorsale è composta Provedel, Erlic e proprio Kiwior. Il centravanti è mutabile, vedere il falso nueve non è una rarità, visto che Manaj non ha convinto da subito e Nzola, uomo salvezza del 2021, è quello che rimane di un professionista, ormai dedito solamente alle serate in discoteca ed alla bella vita (ricordate l’episodio dell’orecchino?).

Nel girone di ritorno le vittorie ottenute contro Cagliari e Venezia ed il pareggio di Salerno hanno messo una seria ipoteca sulla permanenza in massima serie, passata proprio dagli ottimi risultati ottenuti contro le dirette concorrenti. I 6 punti portati a casa da Milano e Napoli sono ovviamente i più prestigiosi della stagione ma è il modo in cui lo Spezia ha affrontato le cosiddette piccole ad essere stato decisivo. Ogni giocatore percepiva l’importanza dell’obiettivo, influenzati da chi a Spezia ci è cresciuto, sia anagraficamente che a livello professionistico.

Il sigillo definitivo è arrivato ad Udine, grazie ad una prestazione monstre dell’uomo simbolo della stagione spezzina, Daniele Verde. Il trequartista è stato autore di un campionato da incorniciare, 8 gol e 6 assist sono, fino ad oggi, in suo bottino da record in serie A. Mai così prolifico e mai così decisivo, un vero trascinatore. I compagni lo hanno eletto leader, i tifosi lo hanno proclamato idolo e lui, senza sentire la pressione, si è assunto la responsabilità, trascinando, con una giornata d’anticipo, la sua squadra verso un traguardo impensabile solo fino a qualche mese prima.

La salvezza dello Spezia è passata proprio da qui, dalla ricerca di un obiettivo comune da parte della squadra e dalla leadership di Motta, bravo a non perdere la bussola anche dopo un esonero praticamente fatto. Contro ogni pronostico iniziale, per il terzo anno consecutivo, lo Spezia continuerà la sua poetica avventura in serie A.

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34 anni, pugliese di nascita, siciliano, ciociaro e ligure d'adozione. Ex pallanuotista, da sempre appassionato di sport in generale ma con una fissazione per il futbòl. Ho visto giocare Ronaldinho contro Romario al Maracanà di Rio de Janeiro nel 1999. Trasmissione sportiva preferita: Tutto il calcio minuto per minuto.

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