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- di Alessandro Basile

Roma-Feyenoord, parla l'esperto: "Olandesi al top della forma"


Alec Cordolcini "gioca" per noi la finale di Conference League tra Roma e Feyenoord.


Il suo è un nome che non ha bisogno di troppe presentazioni. Per i pochi che non lo conoscessero, Alec Cordolcini è forse il numero 1 tra i confini nostrani, in fatto di competenza, per tutto ciò che riguarda il calcio belga e olandese. Classe 1976, nativo di Lecco, ha scritto di football internazionale per innumerevoli testate (fra cui vale la pena di citare La Gazzetta dello Sport, il Guerin Sportivo, L'Ultimo Uomo e, in ambito generalista, Il Fatto Quotidiano e Il Giornale) e pubblicato due interessantissimi volumi, "La rivoluzione dei tulipani" e "Pallone desaparecido", entrambi editi da Bradipolibri.

Abbiamo avuto il piacere e l'onore di intervistarlo per introdurre al meglio la finale di Conference League, che a Tirana vedrà di fronte Roma e Feyenoord.

Ciao Alec. Allora, come si presenta la squadra di Slot, a livello di condizione fisica e mentale, a questa sfida?

"Per quanto riguarda l'aspetto psicologico, direi al top. Sono arrivati in fondo alla competizione e i primi ad essere sorpresi sono proprio giocatori e ambiente. L'entusiasmo è alle stelle, la squadra ha fatto bene in Eredivisie, al punto che nella Top 11 di Voetbal International (la più antica rivista olandese di calcio, ndr) ci sono 4 elementi del Feyenoord e solo 3 dell'Ajax campione. Anche fisicamente vedo una compagine in buona salute, nonostante abbia iniziato la stagione molto presto. Slot, in fase di preparazione, ha plasmato una squadra che potesse correre anche in primavera. L'unica incognita riguarda la formazione: nell'ultima di campionato, persa contro il Twente, mancavano per infortunio tre titolari, Trauner, Malacia e Nelson, e poi Kokcu è uscito anzitempo per problemi fisici".

A tuo avviso, in ambito tattico, quali sono i principali punti di forza del Feyenoord e quali i punti deboli?

"Praticano un pressing altissimo, il che è un punto di forza e, al tempo stesso, di debolezza. É un meccanismo delicato: se si riesce a saltare il primo pressing, si creano spazi e occasioni importanti per gli avversari. Nel retour match col Marsiglia, ad ogni modo, ho visto una squadra molto attenta in difesa e capace di confezionare ottime ripartenze".

Tra i tanti giocatori del Feyenoord appetiti da altri club, dove li vedresti meglio, in quale campionato?

"É sempre difficile fare previsioni di questo genere. Penso all'Ajax: al di fuori di quella "macchina", nessuno ha toccato i picchi di rendimento raggiunti ad Amsterdam. Lo stesso rischio si presenta per i singoli del Feyenoord. Slot è un tecnico molto bravo nel valorizzare i suoi allievi: mi viene in mente il lavoro fatto con Koopmeiners all'AZ. Tra gli elementi che apprezzo di più, cito Senesi: è cresciuto tantissimo in questi anni, ha grandi doti sia fisiche che tecniche. Ricordo un suo gol in rovesciata e un altro di controbalzo, merce rara per un difensore. Ha già detto che vuole andarsene dopo tre anni a Rotterdam, vediamo chi lo prenderà. Poi c'è Sinisterra che, da ala sinistra, ha fatto il botto, quest'anno, a livello di gol e assist. Infine mi piace molto Til: è un dieci atipico, alto, è il primo giocatore che inizia il pressing e spesso si scambia di ruolo con la prima punta Dessers".

Un tuo giudizio sul livello complessivo della Conference, un torneo partito in sordina e che poi si è rivelato assolutamente degno a livello tecnico, forse anche più dell'Europa League, considerando la forza delle rispettive partecipanti (almeno dalla fase a eliminazione diretta in poi).

"All'inizio sembrava un contentino per le piccole federazioni: quelle, cioè, non in grado di competere, per ragioni economiche, per traguardi più importanti. Alla fine lo scopo è quello, però devo dire che sul campo si sono viste partite divertenti, dalla seconda fase in avanti, anche per lo spirito con cui sono state affrontate. Per me l'Europa League resta di un livello superiore: ad esempio, sono convinto che né Roma né Feyenoord sarebbero arrivate in fondo in quella competizione".

Come giudichi l'annata giallorossa? Ti aspettavi di più da Mourinho?

"Reputo il portoghese un grandissimo allenatore, uno di quelli che ha inciso di più sul calcio europeo nell'ultimo ventennio. Nell'ultima fase della sua carriera ha avuto un appannamento ma rimane un simbolo. Grazie alla sua carica iconica è stato assorbito persino il 6-1 incassato dal Bodo, cosa che con altri allenatori non sarebbe successa: del resto Mou è stato preso anche per quello. La società, comunque, ha speso tanti soldi, per cui era lecito attendersi qualcosa di più. Al momento il voto alla stagione non raggiunge la sufficienza, ma vediamo come andrà la finale: ho visto varie volte le partite della Roma in Conference, il torneo è stato approcciato bene. Prendendo in esame le ultime sfide, la squadra si è dimostrata superiore sia al Leicester che allo stesso Bode".

Leggendoti, sappiamo bene che non nutri grande simpatia per il nostro movimento calcistico. Esistono però squadre o progetti italiani che riscuotono la tua stima?

"Intanto cerco sempre di non essere manicheo. In ogni campionato ci sono progetti importanti e degni di nota. In serie A l'Atalanta mi sembra un raro esempio di società che riesce a coniugare risultati economici e risultati sportivi e di questo va dato grande merito sia a Gasperini che alla dirigenza. Lo stesso si può dire per il Sassuolo: anche lì gran lavoro societario e in panchina una guida tecnica innovativa. Sia De Zerbi che Dionisi hanno conseguito risultati importanti e valorizzato tanti giocatori, in primis Berardi, arrivato in Nazionale proprio grazie a De Zerbi".

Tra gli olandesi d'Italia, chi ti è piaciuto di più quest'anno?

"Karsdorp è migliorato molto. Non è un fenomeno e già ai tempi del Feyenoord lo si era capito, ma ha dimostrato di poter giocare titolare in una squadra di prima fascia come la Roma. Di Koopmeiners apprezzo le qualità da tempo: non ha subito il cambio d'ambiente nè di campionato. E anche Schouten, in un piccolo contesto come Bologna, ha fatto bene".

Me ne hai detti tre. Restiamo su questo numero e dimmi tre talenti esplosi nell'ultima Eredivisie e attesi da un futuro luminoso.

"Parto da Gakpo: ha avuto una crescita notevolissima rispetto alla stagione precedente ed è stato il miglior calciatore del torneo. Non è un caso se viene considerato, dopo Depay, il prodotto più brillante del vivaio del PSV. Antony, problemi fisici permettendo, può essere il prossimo craque: ha tutto per diventarlo, anche se deve essere più freddo sotto porta. Per la mole di occasioni che crea, potrebbe avere numeri ancora migliori, in termini di gol e assist, rispetto a quelli che vanta. Infine segnalo Geertruida, che nel Feyenoord gioca solitamente come terzino destro ma può disimpegnarsi anche da centrale: è un elemento duttile e tatticamente completo".

Chiudiamo con una domanda-bonus: come vedi Ten Hag sulla panchina del Manchester United? Riporterà il club dove merita? Non ci sono riusciti santoni come Van Gaal e Mourinho...

"La sua mi sembra una missione quasi impossibile. Dopo Ferguson nessun allenatore è riuscito a dare un'identità alla squadra. La proprietà ha speso più di un miliardo di euro, stile PSG, ma senza raggiungere risultati, dato che in Premier, rispetto alla Ligue 1, la concorrenza è altissima. Non va dimenticato che l'area dirigenziale vicina a Ferguson voleva un altro nome, e cioè Pochettino. All'Ajax Ten Hag aveva Overmars che lo ha sempre spalleggiato, a Manchester chi lo difenderà? Lui è un tecnico dalle idee e dai principi forti ma non ha la bacchetta magica. Secondo me il top club ideale per lui era il Bayern, che però ha già il 34enne Nagelsmann. Ten Hag, invece, di anni ne ha 52: lo capisco, ha colto il treno al volo".

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Napoletano. Giornalista e copywriter. Calcio e musica nella mente e nel cuore, ma anche tanto altro.

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