
Mathías Olivera, con l'azzurro dentro
Dalla maglia azzurra del Getafe passando a quella del Napoli però tenendo come seconda pelle la camiseta celeste dell'Uruguay, Mathías Olivera si prospetta uno degli acquisti più interessanti della Serie A. Scopriamo perché con qualche numero che ce lo fa conoscere meglio.
A Napoli l’azzurro è il colore che va per la maggiore. Azzurro come il mare del golfo, come il cielo sopra il Vesuvio o come le centinaia di maglie esposte nelle bancarelle in giro per la città: Toledo, Spaccanapoli, Piazza Garibaldi, il molo Beverello tutto è immancabilmente e rigorosamente macchiato di azzurro.
Queste maglie, che vedete sventolare seguendo i sospiri del vento raccontano una storia, capace di unire due punti lontanissimi della terra: Napoli, appunto e il Rio de la Plata. E’ ormai da quasi quaranta anni che per i napoletani l’azzurro ha assunto un nuovo significato: un colore che, come se guardassero una cartolina della città, hanno saputo apprezzare accostato al sole, sia esso tra due bande orizzontali azzurre oppure incastrato in un angolo con tredici strisce al suo fianco.
Per i napoletani azzurro significa solo una cosa: fuoriclasse. Senza stare a scomodare El Diego negli ultimi anni sul golfo si sono affacciati tantissimi campioni provenienti da quel fiume che sembra quasi un mare che divide due paesi che sempre si sono amati e odiati: “el pampa” Sosa, “el tanque” Denis, “el pocho” Lavezzi, “el pipita” Higuain provenienti dalla parte occidentale del fiume, e ancora “el matador” Cavani, “el mota” Gargano e “el pateron” Zalayeta a tenere alta la bandiera uruguaya.
Tutti questi giocatori - nel bene o nel male - hanno lasciato un ricordo e una “legacy” al Napoli, quella che vuole provare a portare avanti Mathías Olivera, terzino sinistro uruguayo classe 1997 in appena arrivato dal Getafe.
Fase offensiva
Quando Olivera è arrivato in Europa dal Nacional, nel 2017, sulla panchina del Getafe sedeva Bordalás, arrivato a settembre del 2016 per sostituire Esnáider capace di ottenere solo tre punti nelle prime sette partite stagionali. L’allenatore di Alicante ha sempre fatto del pragmatismo e della speculazione un suo cavallo di battaglia e ha continuato la sua tradizione anche al Getafe, dove ha impostato un 4-4-2 ordinato difensivamente e attento in attacco. In questo scenario Olivera ha saputo subito adattarsi, essendo un giocatore capace di giocare al meglio entrambe le fasi.
Con Bordalás ha affinato le sue capacità difensive senza snaturarsi, mantenendo anche alcune buone peculiarità che lo contraddistinguevano palla al piede. Con Míchel e poi con Sánchez Flores che hanno utilizzato maggiormente una difesa a cinque Olivera ha potuto spingersi più avanti sposando il suo raggio d’azione stabilmente nella metà campo avversaria.
Olivera è un terzino molto versatile che con la palla non ha paura di osare e sa quando adottare la soluzione più consona per lo sviluppo del gioco, due dati indicativi della sua buona tecnica e della sua visione di gioco fuori dal comune sono quelli che ci mostrano il numero di passaggi riusciti: 1049 su 1446, il 72.5%, di cui 287 passaggi sono avvenuti quando il giocatore era pressato, che lo collocano come miglior giocatore per numero di passaggi nella rosa del Getafe.
L’altro dato interessante è quello che mostra come Olivera sia il giocatore che ha toccato più palloni nella rosa del Getafe (1899) il che lo rende un appoggio sicuro per i compagni che sanno di potergli dare il pallone senza che questo sia poi perso o giocato in modo affrettato. Andando a sviscerare ulteriormente la statistica sui passaggi possiamo vedere come Olivera sia un ottimo giocatore per costruire ma anche per finalizzare l’azione. L’uruguayo, infatti, è stato autore di 31 key passes questa stagione (poco meno di uno di media nelle sue 32 partite giocate) e di 64 cross effettuati con successo che lo hanno portato a 3 assist in stagione. Olivera è dunque un passatore molto intelligente che abbina un ottimo posizionamento sulla fascia ad una tecnica che gli permette diverse soluzioni in attacco.
Ma Olivera ha anche altre armi nella sua faretra, vediamo cosa sa fare quando la sua squadra attacca. Se osserviamo i tocchi effettuati da Olivera possiamo vedere come il terzino uruguayo aumenti sensibilmente il suo volume di gioco quanto più ci si allontana dalla sua area: dei 1899 palloni toccati che abbiamo visto in precedenza 91 sono stati toccati nella sua area, 490 nella sua trequarti difensiva, 934 nella fascia centrale del campo, 597 (primo nel Getafe) nella trequarti avversaria e 71 nell’area avversaria. Questi numeri fanno balzare subito all’occhio l’indole di Olivera, un terzino che guarda sempre verso la porta avversaria. Nonostante l’elevato numero di palloni toccato da Olivera Mathías non è “un veneziano” - come si direbbe al campetto - perché possiamo vedere che dei 1899 palloni toccati solo 45 si sono trasformati in un tentativo di dribbling, andato a buon fine 16 volte (35.6%), una percentuale più bassa rispetto a Mario Rui (63.6%) che però ha tentato il dribbling solo 22 volte. Quando non dribbla comunque Mathías sa risalire bene il campo come testimoniato dai suoi 3181 metri guadagnati con 904 portate.
Come abbiamo visto Olivera è un giocatore votato all’attacco e a sostegno di questa tesi possiamo utilizzare due dati che forse sono i più sorprendenti: Olivera è stato il giocatore del Getafe che più azioni da gol ha creato, 73, di cui 49 di queste arrivate da un suo passaggio, ancora una volta migliore in rosa. Ma soprattutto Olivera è il secondo miglior giocatore del Getafe per xG con un valore di 2.8, dietro solo ad Enes Unal con 10.2.

Fase difensiva
L’apprendistato da Bordalás ha fatto sicuramente bene a Olivera che da giocatore principalmente offensivo ha imparato anche ad essere utile nella sua metà campo.
La parola d’ordine per los Azulones è stata sopratutto organizzazione e aggressività e Mathías ha saputo adattarsi benissimo nel sistema pensato da Bordalás. Questo gli è stato utile anche in seguito quando si è confermato come uno dei migliori terzini - difensivamente parlando - di Spagna. A differenza di Bordalás Sánchez Flores pretendeva un pressing più alto anche rischiando qualcosa e Olivera anche qui ha eccelso distinguendosi come secondo miglior pressatore per percentuale con 208 tentativi riusciti su 650 (32%) dietro a Enes Unal che, visto il ruolo, è più portato a pressare. Anche in questo caso Mario Rui ha una percentuale più alta (34,9%) ma tenta “appena” 381 volte il pressing. Il pressing effettuato da Olivera è molto omogeneo nelle varie zone di campo: 242 volte nella sua trequarti, 289 volte a centrocampo, 119 nella trequarti avversaria.
Difensivamente Mathías è anche molto efficace nei tackle con una percentuale di successo del 64%, in questo caso Mario Rui si ferma solo al 50% con 4 tentativi in meno. Olivera è abile, quindi, nel giocare uomo su uomo e nel leggere lo sviluppo dell’attacco ma non da sottovalutare è la sua capacità di giocare lontano dalla palla e sulle linee di passaggio.
Le sue buone letture gli hanno consentito 85 blocchi difensivi (Mario Rui è a quota 48) e 70 passaggi intercettati. In un gioco come quello di Spalletti che predilige molto l’uso degli esterni Olivera potrà essere un ottimo alter ego di Di Lorenzo, i due potrebbero integrarsi ottimamente muovendosi quasi come una fisarmonica vista la duttilità di entrambi nelle due fasi di gioco. L’unica grande pecca del gioco difensivo di Olivera è il temperamento, la sua aggressività e la voglia di recuperare sempre il pallone gli sono costati ben 10 cartellini gialli questa stagione, segno di una non ottima gestione dei falli e delle energie difensive.
Un giocatore simile sembra proprio quello che serve al Napoli e a Spalletti per fare definitivamente il salto di qualità in un ruolo che è stato spesso trascurato dalla dirigenza e, se molti dovessero storcere il naso per un prezzo magari ritenuto troppo alto (15 milioni + bonus), bisogna pur sempre ricordare che Olivera è ormai una presenza fissa nella nazionale charrúa, con la quale punta al Mondiale in Qatar.
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