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2 min

- di Leonardo Salvato

Considerazioni sparse post Spezia-Napoli (0-3)


Napoli chiude in bellezza con un secco 0-3 un campionato lungo e complesso, trovando buonissime risposte anche dalle "seconde linee". Un buon segnale, in vista della possibile rivoluzione estiva che si prospetta alle pendici del Vesuvio.


- Una gara senza storia quella del Picco, in cui il Napoli non si risparmia, nonostante il palese clima da ultimo giorno di scuola, e gioca il suo calcio con la consueta applicazione;

- Succede tutto nel primo tempo, quando bastano 36 minuti (anzi 26, ma di questo ne parleremo dopo) per arrivare 3 volte davanti a Provedel e costringerlo a raccogliere il pallone alle sue spalle. Nonostante tanti volti nuovi (solo Koulibaly è in campo del classico undici titolare), il Napoli mantiene la sua natura, giocando il suo solito calcio paziente e minuzioso, col quale attira la pressione avversaria per poi colpire negli spazi che vengono a crearsi. Una medaglia che Spalletti potrebbe esibire con orgoglio: la sua mano in questa squadra c'è e si vede, nonostante il parere contrario di chi, lasciandosi trascinare troppo velocemente dalla delusione per la prematura uscita dal discorso scudetto, ne aveva invocato anzitempo l'addio;

- Anche fra le fila spezzine l'atmosfera è tranquilla: la certezza matematica della seconda salvezza consecutiva raggiunta la settimana scorsa ha infatti intiepidito l'animus pugnandi della squadra ligure, che ha di certo agevolato la partita del Napoli. Qualche timido tentativo, nemmeno troppo convincente, di realizzare almeno il gol della bandiera arrivato principalmente nel secondo tempo, ma niente di non ascrivibile alla normale amministrazione per Meret prima e per il debuttante Marfella poi;

- Tre gol di grande bellezza e difficoltà tecnica fanno ascrivere al libro dei migliori in campo i tre autori, ovvero Politano, Zielinski (che aspetta l'ultimo momento disponibile per segnare il suo primo gol del 2022) e Demme. Sporca ma importante la partita di Petagna, che non sarà Osimhen o Mertens, ma quando in campo il suo lo fa quasi sempre;

- Chiudiamo, contrariamente a quanto si è soliti fare, in bruttezza: dispiace, a noi che di calcio siamo veri appassionati, doverci soffermare su episodi che col nostro gioco preferito non hanno nulla a che vedere, ma nascondere la testa sotto la sabbia e far finta di nulla sarebbe anche peggio. Vedere scene come di oggi, a margine di un evento sportivo che di agonistico aveva molto poco, tanto da somigliare più a una festa che a una contesa per i tre punti in palio, è davvero assurdo e privo di senso. A prescindere da chi abbia ragione e chi no (non abbiamo elementi sufficienti per dirlo con certezza, né francamente ci interessa più di tanto saperlo), la speranza è che i protagonisti della vicenda non possano più mettere piede in uno stadio, e siano messi in occasione di non inquinare altri eventi come quello di oggi.

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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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