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3 min

- di Giacomo Zamagni

Thanks for your leadership, Jake Daniels: omosessuale e calciatore professionista


Barney Ronay commenta per il The Guardian quella che forse è la notizia calcistica più importante dell'anno: il coming out di Jake Daniels. A due settimane dal suo esordio nel massimo campionato inglese, il diciassettenne in forza al Blackpool decide di uscire allo scoperto e sfidare il machismo del calcio mondiale.


Il giovane attaccante del Blackpool ha mostrato grande forza nel prendere questa decisione: ora merita la libertà di poter solamente giocare a calcio.

Ben fatto, Jake Daniels. Un applauso, per favore. E grazie per mostrarci la via. Calcio, sport, ambienti maschili e persino il mondo intero sono diventati luoghi un po’ più sani grazie alla scelta di Daniels di rendere pubblico non solo il fatto di essere un calciatore professionista, ma anche un ragazzo gay.

La prima parte, ovviamente, non è niente di che. La seconda invece sì. A chi non conosce i processi interni del calcio internazionale potrebbe sembrare assurdo che una cosa come questa faccia notizia, che serva qualcuno che apra la strada esponendosi e, per di più, che sia un ragazzino che ha debuttato due settimane fa col Blackpool a doverlo fare. Occhio però a non sbagliarvi, è sia un momento importantissimo per il calcio maschile professionistico, sia un incredibile slancio di coraggio da parte di un diciassettenne non ancora affermato in quest’ambiente, ma che non vuole, come ha dichiarato lui stesso, “fingere”.

L'intervista in cui Jake Daniels ha dichiarato di essere gay

Per il calcio maschile – e ovviamente per tutto lo sport maschile, professionistico e amatoriale – questa notizia fa il rumore di un muro che viene abbattuto. Sono passati trentadue anni da quando Justin Frashanu è diventato il primo e unico, fino ad oggi, calciatore britannico omosessuale. Tuttavia nel suo caso si trattò di uno scandalo giornalistico. Fashanu giocò per altri sette anni dopo la notizia e in diversi campionati, ma soffrì terribilmente per colpa dell’ambiente calcistico, della famiglia e del pubblico.

Thomas Hitzlesperger, giocatore del campionato inglese e della nazionale tedesca, ha aspettato di ritirarsi prima di fare coming out. L’australiano Josh Cavallo ha dichiarato la sua omosessualità lo scorso anno, a ventidue anni, e tuttora gioca per l’Adelaide United nella A-League. Al di là di ciò, solo le sportive hanno aperto la strada sue questi temi. Giocatrici e allenatrici gay sono all’ordine del giorno nel panorama del calcio femminile. All’interno della nazionale femminile inglese di cricket giocano due atlete che condividono una relazione di lungo corso.

Il cricket maschile ha avuto un lampo quando, undici anni fa, Steven Davies si dichiarato mentre ancora giocava per la nazionale. Oggi Davies continua a giocare, ma nessun collega ha seguito il suo esempio da allora.

È qui che sta l’importanza dell’apertura di Daniels e nessuno dovrebbe sottovalutarla. È facile fare spallucce e redarguire il calcio per non essere al passo con segmenti della società più liberi. Tuttavia, il calcio, come sempre, è lo specchio del suo ambiente e c’è ancora un gigantesco problema di omofobia nel mondo, dagli abusi e violenze quotidiane, all’ansia provata dai giovani riguardo al dichiararsi a genitori e amici, fino all’intolleranza delle istituzioni religiose.

Il coraggio di Jake Daniels parla a tutti gli altri giocatori – e ovviamente ce ne sono in gran quantità – che hanno vissuto in quella cultura tossica. Fornirà a tutti un modello diverso, una diversa versione del futuro per i giovani che fanno sport ad ogni livello. E non finisce qui, perché le persone hanno bisogno di modelli ai quali ispirarsi. L’endorsement da parte del club, della FA e dell’associazione dei calciatori ricevuto da Daniels è un elemento significativo non solo all’interno dello sport. Sì, la vita è diventata normale solo in alcuni ambienti. Applaudite ironicamente il calcio. Cosa vi trattiene? La società, però, non è sempre carina o liberal o progressista. In questo caso il calcio sta usando la propria piattaforma per una buona causa.

Certo, non sarà un percorso lineare. Daniels dovrà superare altri ostacoli. Ci saranno contraccolpi e resistenze: uscite infelici e violenze reali, momenti di imbarazzo e di incertezza, tutti i piccoli aggiustamenti che gli altri dovranno fare all’interno di un’industria fortemente rituale e maschile.

Le cose non sono mai facili come speriamo. Tuttavia, chiunque abbia sentito Daniels parlare non ha potuto fare a meno di provare orgoglio e istinto di protezione per lui. Ci sono volute forza e chiarezza mentale eccezionali per prendere una decisione del genere a diciassette anni. Ora, il calcio strabuzzerà un po’ gli occhi, si gratterà la testa e dovrà cercare le parole giuste.

La migliore risposta, come sempre, è il sostegno, l’ammirazione e la libertà di giocare e basta.

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Giacomo Zamagni da Rimini: sportivo da divano e traduttore freelance. Cresciuto a pane e motori ho tradito la mia famiglia innamorandomi del calcio e di tutto ciò che prevede un pallone. Curioso per natura e accidioso per convenienza. Sogno Totti, Micky Ward, Jay Adams e Valentino Rossi. Amo i giusti, gli outsider e i folli.

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