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3 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni sparse post Torino-Roma (0-3)


La Roma, in attesa della grande notte di Conference, stacca il primo pass europeo di fronte ad un Torino vacanziero.


- Tirana e Torino non hanno solo le consonanti in comune: per la stagione della Roma sono crocevia decisivi della stagione, perchè sono le due città in cui i giallorossi si giocano la loro intera annata. Mourinho aveva parlato di due finali: una a Torino, perchè conquistare l’Europa League sul campo garantirebbe la sufficienza alla stagione, una a Tirana, perchè alzare la Conference darebbe un valore aggiunto mica da poco. Il Torino invece a questa partita ha da chiedere poco o niente, e tutta questa differenza di motivazioni si percepisce chiaramente: ne esce un 3-0 per gli ospiti meritato, con i granata che salutano la stagione con una sconfitta pressoché indolore;

- Il Torino, solitamente aggressivo, oggi indossa una veste decisamente vacanziera: i due gol giallorossi del primo tempo sono iconici della svagatezza granata, di cui gli ospiti sono bravi ad approfittare. Il partente Brekalo, autore di una stagione eccellente, non poteva salutare peggio il popolo granata, regalando di fatto l’azione della prima rete, mentre un pasticcio di Rodriguez con Berisha offrono la chance di raddoppiare con un penalty: Tammy Abraham non si fa pregare e mette a segno una doppietta che lo porta a 26 gol stagionali, un dato che può decisamente fugare tutti i dubbi sulla bontà del suo acquisto;

- Nel secondo tempo Juric prova anche a mescolare le carte, ma la sostanza non cambia e la Roma triplica il vantaggio e avrebbe anche numerose chance per dilagare. La sensazione è che per i giallorossi sia poco più di un allenamento per la finale di Conference, ma comunque Mourinho non rinuncia ad alcuni fedelissimi: Abraham, Karsdorp, Cristante,Pellegrini, Mancini giocano praticamente l’intera gara, in barba al turnover ed al risparmio di energie. La spina dorsale giallorossa è quella che ha cantato e portato la croce tutto l’anno, e che di fatto ha condotto la squadra di Mourinho, tra alti e bassi, alla qualificazione europea ottenuta questa sera anche aritmeticamente;

- Il Torino saluta la stagione con una partita che la rispecchia ben poco: dopo due anni di magra e di salvezze ottenute all’ultimo istante, Juric ha decisamente fatto fare un salto di qualità, permettendo con il suo lavoro ai granata di giocarsela sempre con tutti e finire a metà classifica, o forse addirittura nella parte sinistra, e se non avessero peccato di inesperienza probabilmente avrebbero persino potuto far un pensiero all’Europa. Ora viene l’ora della verità: alcuni big saluteranno (Brekalo, Bremer, Ansaldi, probabilmente Pjaca), e bisognerà vedere come il club vorrà rimpiazzarli. Il primo mattone del nuovo progetto è stata una stagione solida: vediamo come il presidente Cairo vorrà proseguire, a partire dal rinnovo o meno di capitan Belotti;

- Da Torino a Tirana, dicevamo: la banda giallorossa non poteva trovare in questa serata un viatico migliore per la finale. Ha vinto, conquistato matematicamente l’Europa, preso fiducia in vista della sfida al Feyenoord. Diciamo che con questa sera la Roma ha reso la sua stagione sufficiente, conquistando l’obiettivo minimo stagionale: la gara di mercoledì è quella decisiva per cambiare il volto alla stagione e alzare notevolmente il voto, facendola diventare memorabile. Perchè, checchè se ne dica, un’italiana non vince una coppa da dieci anni: e chi la chiama coppetta, lo vada a dire al pubblico che ha gremito l’Olimpico, mostrando senza mezzi termini che, come generatore di entusiasmo, Mourinho è ancora indubbiamente uno Special One;

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Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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