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- di Mappe

La Cina di Badiucao


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Per un motivo o per l’altro, nelle altre puntate di Mappe abbiamo sempre toccato marginalmente la Cina. La Cina è uno dei principali partner commerciali del Brasile per quanto riguarda la soia e gli altri cereali, come la Nigeria sarà uno dei Paesi toccati dall’aumento demografico dei prossimi decenni e se il Cile è il secondo produttore di litio al mondo, la Cina è il leader della raffinazione e utilizzo di uno dei minerali fondamentali per la transizione ecologica (nell’archivio puoi leggere tutte le puntate di Mappe).

Ora bando alle ciance, voliamo a Pechino.

Chi è Badiucao?

Voglio parlarti della Cina tramite gli occhi e le opere di Badiucao, un artista dissidente cinese.

Badiucao è innanzitutto lo pseudonimo di un fumettista cinese (si suppone sia nato nel 1986) che da anni vive in Australia proprio in virtù delle sue numerose opere artistiche connotate da un aperto dissenso nei confronti del Partito Comunista cinese. La sua arte è un vero e proprio mezzo contro l’autoritarismo del governo che ha cominciato a criticare da giovane studente, dopo aver visto casualmente un documentario che raccontava il massacro di Piazza Tienanmen, il 4 giugno 1989.

Badiucao esprime da anni le sue critiche tentando di illuminare gli occhi dell’Occidente sui tanti episodi di repressione politica, sociale e mediatica perpetrati dal governo cinese. La sua vera identità è di fatto sconosciuta e la sua arte è fortemente immersa in satira politica e sociale: serviva altro perchè venisse nominato da diverso tempo ‘the Chinese Bansky’?

In occasione delle Olimpiadi Invernali, ospitate proprio dalla Cina, Badiucao ha esposto la sua prima collezione di NFT, incitando le tante nazioni partecipanti a boicottare la propria presenza alle Olimpiadi per esprimere la ferma opposizione alle tante violazioni dei diritti civili che hanno coinvolto negli ultimi anni il regime comunista cinese.

Non potevo non parlarne: da mesi qualsiasi manifestazione artistica di dissenso mi colpisce particolarmente, e allo stesso tempo quella degli NFT è una delle grandi novità che lo scorso decennio ha lasciato in pegno a quello attuale, dove il mondo ‘digitale’ verrà aperto e dilatato con esperienze che probabilmente ancora non riusciamo a figurarci.

Si ma cosa sono gli NFT? I ‘non-fungible token’ sono dei gettoni non riproducibili, sono dei certificati di proprietà digitale che un utente può acquistare e che da quel momento diventano autentici, unici.

Negli ultimi mesi le opere d’arte create esclusivamente nella sfera digitale sono state tantissime. Ognuna delle opere create è certificata sulla blockchain, una struttura di dati digitali immutabili: così facendo, quando un utente acquista (solitamente tramite criptovalute) un NFT di un’opera d’arte tramite una delle piattaforme presenti sul web (quella che registra da anni il più alto volume di transazioni è Open Sea) diventa effettivamente il proprietario di un’opera unica e irriproducibile con la stessa sequenza di dati digitali.

Molti propendono nel giudicare gli NFT come una ‘goliardata’ temporanea, ma personalmente mi accodo al parere di persone più esperte che li giudicano come uno dei primissimi servizi virtuali/digitali che andranno a intensificarsi sempre di più nel prossimo futuro. 

Le Olimpiadi delle critiche

Ancor prima dell’intervento artistico di Badiucao, le Olimpiadi che il governo cinese ha deciso di ospitare si sono aperte in un clima di forti critiche.

Innanzitutto, è stato piuttosto assurdo vedere un evento così peculiare essere ospitato in uno scenario senza la minima presenza di neve. Quasi la totalità delle discipline che richiedevano la presenza di un manto nevoso si sono realizzate in uno scenario in cui l’unica neve presente era quella artificiale. Se a Pechino si sono tenuti tutti gli eventi su ghiaccio, Yanqing e Zhangjiakou hanno ospitato tutti gli altri sport grazie all’aiuto di cento generatori e trecento cannoni sparaneve. Le critiche ambientaliste non hanno perso tempo e si sono scagliate contro questa scelta.

Il risultato di questa totale distanza tra i luoghi ospitanti e le necessità che porta con sè un’Olimpiade Invernale è questa foto quasi distopica, che ritrae lo sfondo degli altiforni di Shougang che avvolgono l’evento del ‘Big Air skiing’:

https://twitter.com/LindsayMpls/status/1490510668835008518?s=20&t=lYBs5h9Pe5LeEfkEQoEIfw

E non ci fermiamo qui: le settimane che hanno preceduto la XXIV edizione dei Giochi Olimpici hanno visto diversi Paesi prendere posizioni piuttosto forti nei confronti delle violazioni dei diritti umani del governo di Xi Jinping, ricalcando l’intento con cui Badiucao ha aperto la sua collezione di NFT.

Pur non registrando la non partecipazione di alcuni atleti, i Giochi si sono aperti con l’annunciata assenza di qualsiasi rappresentante governativo di Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Gran Bretagna e Canada. Il CIO, Comitato Olimpico Internazionale, ha mantenuto una comprensibile - non per questo condivisibile - posizione di neutralità.

I giorni di gara non sono stati meno turbolenti dell’avvicinamento. Gu Eileen è una ragazza diciottenne che ha vinto l’oro nella disciplina freestyle ‘big air’: con padre statunitense e madre cinese, fino a giugno 2019 aveva gareggiato a livello internazionale per gli USA, salvo poi cambiare ‘casacca’ e indossare i colori cinesi. Ovviamente Gu Eileen è l’autentica beniamina di casa ed è da mesi il volto principale di tantissimi brand (cinesi e non), ma è anche stata il bersaglio della stampa americana, venendo più volte definita traditrice sui social per evadere domande sulle violazioni cinesi dei diritti umani. Badiucao non si è fatto attendere, e anche la diciottenne è stata raffigurata in un’opera che richiama la vera e propria collezione di NFT dell’artista.

“BEIJING2022”

A tutto questo clima di proteste si è dunque unita la collezione annunciata da Badiucao già sul finire di dicembre, e aperta ufficialmente da inizio febbraio.

La collezione è composta da cinque opere digitali che uniscono le discipline dei Giochi Olimpici Invernali con la severità delle violazioni denunciate dall’artista dissidente cinese: sono opere struggenti e a loro modo meravigliose, in ciascuna di esse il senso della competizione olimpica e la critica alle violazioni dei diritti umani si equivalgono perfettamente, restituendo il pieno valore dei due “soggetti” delle opere di Badiucao.

Figure Skating: i pattini scivolano sui petali sanguinanti del Bauhinia blakeana, un iconico fiore di Hong Kong. Nel 2019 (e dal 2019) il regime di Xi Jinping ha adottato forti repressioni nei confronti dei movimenti democratici presenti a Hong Kong, con centinaia di arresti di giornalisti e attivisti. Non solo: oggi l’indipendenza e i diritti della regione amministrativa speciale di Hong Kong sono regolati dalla cosiddetta ‘Legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong’ promulgata dal governo cinese nel 2020. Criminalizza qualsiasi atto di secessione, sovversione o critica nei confronti del regime comunista cinese effettuato nel territorio di Hong Kong.

Biathlon: rappresenta il genocidio culturale degli uiguri e di altre minoranze musulmane che ha avuto luogo nella regione dello Xinjang. Dal 2014 la Cina sta adottando misure repressive che hanno reso questo genocidio culturale come il più grande fenomeno di detenzione di minoranze etniche e religiose dopo la II Guerra Mondiale.

Snowboard: la telecamera rappresenta il regime di sorveglianza di Stato e la dittatura di matrice orwelliana presente in Cina. Le azioni dei cittadini sono costantemente monitorate e regolate tramite divieti di viaggi all’estero, divieti di accesso a internet e a diversi social network mondiali, arrivando a tracciare anche le attività di cinesi che vivono all’estero con il tracking presente in app come WeChat, Zoom e TikTok.

Curling: ci sono diverse testimonianze di come il governo comunista cinese abbia adottato politiche fortemente repressive e lesive dei diritti civili nei giorni che hanno seguito la prima espansione del Covid-19 nella città di Wuhan.

Hockey: il contatto fisico come metafora delle violazioni del governo nella regione del Tibet. La regione è stata occupata dal 1950 tramite omicidi, torture, stupri e imprigionamenti arbitrari. In questi decenni, circa 1.200.000 tibetani hanno perso la vita per via della violenza dell’invasione e dei conseguenti sconvolgimenti sociali.

Chiudo con le parole dello stesso Badiucao: “Ho combattuto la censura del regime autoritarista cinese da più di dieci anni. Quando le gallerie e le mostre convenzionali* sono troppo impaurite dall’esporre le mie opere per via delle minacce di Pechino, Internet diventa l’ultima risorsa per un artista come me. Gli NFT e la tecnologia blockhain non sono solo un metodo sicuro per offrire un supporto economico ad artisti dissidenti, ma fungono anche da piattaforma immutabile e fondamentale, lontano da manomissioni e controlli autoritari”.

*Il Museo di Santa Giulia a Brescia ha ospitato proprio negli scorsi mesi una mostra sulle opere di Badiucao.

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