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3 min

- di Alessandro Basile

Considerazioni sparse post Eintracht-Rangers (6-5 d.c.r.)


L'Eintracht Francoforte mette le mani sull'Europa League superando ai rigori i Rangers: fatale l'errore di Ramsey, in prestito dalla Juventus.


- È il club di Francoforte ad alzare al cielo di Siviglia l'Europa League: si tratta della seconda affermazione nell'albo d'oro del torneo dopo quella del 1980 (all’epoca Coppa UEFA). In totale è la settima volta che una squadra tedesca si aggiudica la coppa. Delusione e lacrime per i Rangers, protagonisti comunque di un'ascesa notevole: dieci anni fa il fallimento, poi una lenta risalita fino alla finale giocata in terra andalusa, persa soltanto ai rigori. Anche l'anno scorso l'Europa League si decise dal dischetto: a Danzica ce ne vollero addirittura ventuno prima di vedere l'incoronazione del Villarreal ai danni del Manchester United. Stavolta ne sono serviti molti di meno, esattamente i dieci canonici: l'errore decisivo porta la firma di Aaron Ramsey, arrivato a gennaio in prestito secco dalla Juventus e destinato a rientrare a Torino, per poi fare - quasi sicuramente - di nuovo le valigie;

- Al Sánchez-Pizjuán di Siviglia l'atmosfera è quella delle grandi occasioni. Nell'Eintracht il tecnico austriaco Glasner è costretto a fare a meno del connazionale Hinteregger: al suo posto, al centro della difesa, Tourè. Il modulo di partenza è il 3-4-2-1, la stella è il serbo Kostic, miglior assist man della competizione. I Rangers di van Bronckhorst rispondono con un 4-2-3-1 col nigeriano Aribo come falso nueve, stanti l'assenza del bomber colombiano Morelos (indisponibile da marzo) e le condizioni non perfette del giamaicano Roofe, in panchina. Non era una finale dal grandissimo hype. E lo spettacolo offerto in campo non è stato trascendentale. Per qualità e livello tecnico si sono viste sicuramente finali migliori. Tuttavia Eintracht e Rangers si sono date battaglia fino alla fine, tempi supplementari inclusi, quando a subentrare è stata soprattutto la paura di commettere errori fatali. Il sostanziale equilibrio tecnico-tattico è ben rispecchiato dai numeri: 52% di possesso palla per i Rangers, 48% per l'Eintracht; 6 tiri nello specchio per i Light Blues, 4 per le Aquile. Da segnalare inoltre l'estrema correttezza delle due contendenti: solo 2 i cartellini gialli estratti dal direttore di gara, lo sloveno Slavko Vincic;

- Nel complesso l'Eintracht ha fatto vedere qualcosa di meglio a livello di fluidità della manovra anche se, a conti fatti, i Rangers hanno centrato di più la porta avversaria, arrivando a sfiorare il colpaccio al 118': miracoloso l'intervento di Trapp a respingere di piede il tentativo di correzione sotto misura da parte di Kent. Poteva essere il colpo del ko, a chiusura di due tempi supplementari in cui i giocatori in campo hanno badato soprattutto a risparmiare le energie. I 90 minuti si erano chiusi sull'1-1: dopo una prima frazione di gioco in cui era balzata all'occhio, seppur in maniera non troppo evidente, la superiorità tecnica della squadra di Glasner, la ripresa si era aperta col botto;

- A passare in vantaggio, al minuto 57, era stata la formazione di Glasgow, grazie ad uno dei suoi uomini meno attesi, ovvero Joe Aribo, centrocampista schierato da prima punta, abilissimo nello sfruttare uno svarione difensivo avversario (uno scivolone, forse dovuto ad un problema muscolare, del brasiliano Tuta, subito sostituito dal 38enne Hasebe). Il 13° assist stagionale di Filip Kostic ha poi consentito, dopo una dozzina di minuti, al colombiano Santos Borré di trovare la via del gol, da vero rapinatore d'area: sarà sempre lui a siglare l'ultimo rigore, quello che manderà in paradiso i suoi. Il duello tra il serbo e James Tavernier, terzino destro-goleador dei Rangers (capocannoniere dell'Europa League con 7 centri), è stato sicuramente una delle cose più interessanti della serata. L'inglese ha corso e lottato come sempre, offrendosi continuamente come sponda per i compagni, quasi come se fosse un regista di fascia ma non è stato all'altezza delle sue migliori esibizioni, complici alcune disattenzioni difensive che hanno innescato pericolose ripartenze;

- Nel secondo tempo si è visto in campo l'ex milanista Hauge, che però non è riuscito a lasciare il segno. Lo ha fatto, in negativo, come detto, Ramsey (entrato al 117'), il cui errore dal dischetto ha, in pratica, consegnato la coppa nelle mani dell'Eintracht, diventato così il terzo club nella storia della competizione a trionfare da imbattuto, dopo il Villarreal nella scorsa stagione e il Chelsea nel 2018. Grande amarezza per i Rangers, che proveranno a consolarsi, sabato prossimo, nella finale della Coppa di Scozia contro gli Hearts. Il team di Francoforte, arrivato appena undicesimo in Bundesliga, festeggia per la prima volta l'accesso alla fase a gironi della prossima Champions e attende il 28 maggio per sapere chi dovrà sfidare nella Supercoppa Europea, se Liverpool o Real Madrid: casca male in ogni caso, ma non ditelo a chi, appena un mesetto fa, ha sbattuto fuori dall'Europa il favoritissimo Barcellona.

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Napoletano. Giornalista e copywriter. Calcio e musica nella mente e nel cuore, ma anche tanto altro.

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