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12 min

- di Rocco Nicita

Venezia: cosa non ha funzionato all'ombra della Laguna


Finale di stagione. Tempo di tirare la riga e raccogliere quanto seminato nel corso dell'anno calcistico. Come definire la stagione del Venezia Football Club?


Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare

Francesco Guccini nell'anno di grazia 1981 pubblicava il suo decimo album: "Metropolis". In merito al nome scelto, il cantautore emiliano dirà: “Lo intitolai Metropolis perché parlava di città, ma non di città qualunque: Bisanzio, Venezia, Bologna, Milano, ovvero centri e metropoli con una storia e un'alta valenza simbolica”.

"Venezia", scritta da Gian Piero Alloisio e rivisitata da Guccini, è una canzone che rapisce per la sua malinconica leggerezza, che racconta una città unica e per ciò stesso sola. La Venezia di Guccini, secondo la critica, rappresenta la decadenza, un dolore al livello del mare, la morte lenta e ineluttabile o, ancora, una città che muore dando la vita.

Venezia, quindi, è Stefania, giovane donna di vent'anni morta di parto in un letto sudato di un grande ospedale. Stefania ha sacrificato se stessa per dare al mondo una nuova versione di sé: il suo bambino.

Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare
La dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi
Venezia, la vende ai turisti

"Venezia" - Francesco Guccini, "Metropolis", 1981.

Il senso di impotenza misto a speranza che traspare dalla canzone rappresenta esattamente l'aria che si respira in casa Venezia FC. La mancata salvezza, specie nelle ultime giornate, non è passata esclusivamente dai propri risultati, in barba al principio di autodeterminazione (homo faber fortunae suae). Infatti, nel corso delle ultime giornate, i risultati di Genoa, Cagliari e Salernitana erano diventati vitali per la formazione veneta. Dover guardare in casa altrui è quanto di più frustrante ci possa essere, specialmente se storicamente si è abituati a dominare in lungo e in largo.

Il fumo o la rabbia di Porto Marghera

In questo senso, il Venezia è reo di non aver saputo dare seguito ai risultati positivi, anche se non certamente entusiasmanti, della prima metà di campionato. 17 punti in 19 gare, quintultimo posto ed un vantaggio di 6 punti dalla zona salvezza. Tutt'altro che uno score negativo per una neo-promossa. La zona 40 punti, vale a dire salvezza virtuale, sembrava tutt'altro che un tabù, vista anche la fatica delle dirette concorrenti alle zone calde. Aver avuto tra le mani un tesoretto ed averlo dilapidato, è questa la colpa del Venezia.

È proprio quello il momento in cui ci si inizia a battere il petto, facendo mea culpa; il momento in cui ci si chiede: "perché a me/noi". Il momento in cui si inizia a rivangare il passato, l'era Zamparini, la coppia d'attacco Maniero - Chino Recoba. Ironia della sorte, quell'epoca rivive in Andrea Soncin, allora giocatore e attualmente tecnico dei Lagunari, subentrato ad un Paolo Zanetti comunque omaggiato dai propri tifosi.

Eppure Venezia non meritava una strada così tortuosa, che ha condotto al peggior epilogo possibile. La Serie A ha ancora bisogno dello Stadio Penzo, sfondo mozzafiato delle partite casalinghe degli Arancioneroverdi; ha ancora bisogno dei sorrisi dal sapore di gita scolastica liceale delle squadre ospiti immortalate sul Vaporetto.

È quindi il caso di risalire all'origine del problema, ammesso che ve ne sia solo una, del tracollo dei Lagunari nel corso della stagione calcistica.

Venezia è anche un sogno, di quelli che puoi comperare

Non sorprende che il richiamo cosmopolita di Venezia abbia attratto investitori esteri a rilevare il titolo dell'omonima squadra dopo il recente fallimento. Il merito di aver riportato a galla la storica società veneta è della cordata americana, prima nella persona di Joe Tacopina, avvocato americano, poi in quella di Duncan Niederauer. È sotto la presidenza di quest'ultimo, iniziata nel febbraio 2020, che la società lagunare è riuscita a far ritorno nella massima serie nella stagione calcistica 2021-22.

La nuova presidenza ha inteso rinnovare fin da subito alcuni ruoli all'interno della società: Collauto e Poggi venivano nominati come responsabili dell'area tecnica. All'americano Alex Menta, invece, erano state affidate le funzioni di Director of Analytics.

L'analisi dei dati e dei numeri all'interno dello sport ha assunto sempre più rilevanza. Ciò è dimostrato sia dall'inserimento di figure specializzate nell'organigramma delle società professionistiche, la cui mansione principale consiste nel trovare un fil rouge tra i dati raccolti e lo sfruttamento ai propri fini, sia dall'attenzione sempre più maniacale che lo spettatore rivolge al mondo delle statistiche. In un certo senso, è come se il calcio, da sport popolare, si stia via via spostando verso un settore di nicchia, cosa di pochi adepti.

La "sabermetrica"

Nell'ambito del baseball, addirittura, si è scelti di dare un nome ben preciso alla studio di queste dinamiche: "sabermetrica" (dall'acronimo SABR “Society for American Baseball Research”). Esiste anche un manifesto della sabermetrica, che la definisce come: "la ricerca di una conoscenza oggettiva del baseball". Invece, quindi, di porsi domande banali che presuppongono delle risposte soggettive, meglio porsi degli interrogativi più complessi, riconducibili ad un unica, oggettiva, risposta.

Ad esempio, non esisterebbe più, secondo questa logica, la domanda infruttuosa: "è più forte Sandro Tonali o Nicolò Barella?". Siamo d'accordo sul fatto che non sia un quesito "intelligente" a cui si può dare una risposta certa e definitiva, posto che questa non esiste viste anche le differenze tra i due giocatori. Si deve, però, riconoscere che questo dialogo polarizza (nel senso buono del termine), permette di argomentare le proprie preferenze, di animare le nostre serate di relax con gli amici.

Questo tipo di domande, quindi, vengono scalzate da interrogativi "freddi", che potrebbero essere tranquillamente alla base della conversazione di due o più nerd e che presuppongono una risposta razionale, che poggia su solide basi numeriche, piuttosto che una risposta "di pancia". La domanda, perciò, diventa: "Qual è il giocatore della Squadra X che ha contribuito maggiormente in fase offensiva?", oppure: "Di quanto aumenterà il valore del giocatore Y nel corso della prossima stagione sportiva?".

Billy Beane e gli Oakland Athletics

L'esempio virtuoso della sabermetrica, nota anche come Moneyball, è quello degli Oakland Athletics e del loro General Manager Billy Beane.

Senza voler entrare troppo nel dettaglio, l'ex giocatore professionista, insieme ad un giovane laureato di Harvard di nome Paul DePodesta, riuscì, mediante spasmodica ricerca ed analisi dei dati, ad ingaggiare atleti di buon livello ma sottovalutati (i.e. sottoprezzati) con un budget ridotto. Inutile dire che inizialmente tale visione venne accolta in un clima di scetticismo generale, salvo poi rivelarsi vincente.

Morale della favola? Contro ogni pronostico la squadra allestita fu capace di inanellare una serie di 20 vittore consecutive. Sorprendentemente, ma neanche tanto, questo fu il caso scuola da applicare ad altri modelli di business lontani anni luce dal mondo dello sport.

È vero, ha tutta l'aria di essere una storia hollywoodiana, non posso darvi torto. Eppure, è stata proprio la storia reale a dar vita prima al libro "Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game" e poi al film "Moneyball", candidato a ben sei categorie del Premio Oscar 2012.

Trailer del film "Moneyball" del 2011. Il protagonista, Billy Beane, è interpretato da Brad Pitt.

La sabermetrica a servizio del calcio europeo...

Chiusa l'esperienza nel mondo manageriale del baseball, Billy Beane dal 2020 è anche un socio di minoranza del club olandese AZ Alkmaar, a cui partecipa nella misura del 5%. Precedentemente, aveva già svolto un ruolo consultivo per la stessa società, confermando un po' lo stereotipo del calcio olandese come calcio avanguardista.

Di lui, in particolare, Robert Eenhoorn, direttore generale dell’AZ ha detto: "Attingere alla competenza, all’esperienza e alla vasta rete di Billy – ha aggiunto – si rivelerà a nostro avviso estremamente prezioso per il futuro. L’esperienza di Billy alla guida di una grande organizzazione sportiva americana, con un budget limitato, parla da sola e giocherà un ruolo importante nello sviluppo della visione e della nostra strategia in futuro"

Molti club di calcio, attratti da questo studio così analitico dei dati, hanno mutuato l'approccio statistico e hanno adottato l'approccio data-driven. Proprio qualche mese fa è uscito un nostro articolo in cui elogiavamo il lavoro effettuato dal club belga Royale Union Saint-Gilloise, club rilevato nel 2018 da due investitori inglesi. Undici titoli nazionali vinti, l'ultimo risalente al 1935: una Pro Vercelli del campionato belga, insomma. L'algoritmo miracoloso ha portato alla corte dei belgi giocatori di 15 nazionalità diverse, tutti selezionati tramite molteplici parametri adeguatamente elaborati da sofisticati software: Expected goals; percentuale di passaggi completati; zone di campo maggiormente occupate ecc. Il lavoro certosino sembra esser stato premiato, infatti il club belga è arrivato in testa al relativo campionato (ha vinto la regular season ma non lo scudetto, vinto dal Bruges dopo i play-off).

... quindi anche a servizio della Serenissima

Il Venezia FC, obiettivamente, è un club proiettato verso il futuro. Forse è talmente tanto avanti da aver dimenticato che esiste un presente prima di un futuro. Testimonianza di ciò è l'ambiziosa campagna di marketing e comunicazione portata avanti da Ted Philipakos e Sonya Kondratenko come egregiamente già raccontato su Rivista Undici.

Anche il club lagunare, come altri club alla riscossa, ha cercato di instaurare un calciomercato basato su dati e algoritmi. Artefice di tutto ciò è Alex Menta, uomo attualmente al centro delle contestazioni dei tifosi, che ha introdotto questa filosofia all'interno della squadra veneta.

L'americano, con chiare origini italiane, è un personaggio peculiare ma allo stesso tempo caparbio. Sport Illustrated racconta che proprio Menta, alla ricerca delle proprie origini venete, avesse acquistato un biglietto per assistere ad una gara interna presso lo stadio Penzo e che, mentre la gara era in corso, avesse ricevuto un messaggio da parte del padre che gli comunicava l'acquisto del club da parte di Niederauer.

Senza pensarci due volte, Menta, mosso da un'irrefrenabile voglia di mostrare al mondo la propria "collezione di dati", scriveva una mail al tycoon con una conclusione degna di una lettera di un bambino a Babbo Natale: "Probabilmente non risponderà, ma voglio solo farle sapere che sono un suo grande fan e che non vedo l'ora che qualcuno con il suo pedigree e la sua posizione nel mondo prenda in mano il club". Un'ora e mezza dopo, Menta stava già pianificando il futuro del club con il nuovo presidente.

La cadetteria

Il campionato di Serie B 2019/20 ha visto ai nastri di partenza anche il Venezia FC, riammesso nella categoria per via delle vicissitudini societarie occorse in casa Palermo. I lagunari, prima della sospensione del Covid-19, si trovano relegati nelle zone pericolose della classifica e, pertanto, il lavoro della nuova dirigenza, subentrata alla gestione precedente poco prima della sospensione del campionato, avrebbe dovuto mirare a garantire la permanenza di una squadra con l'acqua alla gola. La squadra con alla guida un talentuoso Alessio Dionisi riesce alla fine del campionato a stabilirsi a metà classifica, mantenendo salda la categoria.

La dirigenza, tuttavia, in vista dell'inizio del nuovo torneo 2020/21 decideva di affidare la squadra ad un tecnico anch'esso a suo modo innovativo e orientato ad un approccio analitico, in linea con quello dettato dalla società: Paolo Zanetti.

Alla corte del nuovo allenatore molti giocatori interessanti: Youssef Maleh, dotato di un mix letale di qualità e intensità; Domen Črnigoj; Dennis Johnsen. L'acquisto più rocambolesco, tuttavia, è quello di Niki Mäenpää, trentasettenne portiere finlandese. Dopo l'infortunio di Lezzerini, allora portiere titolare dei Lagunari, Menta acquistava il portiere dallo Stoke City su consiglio dei suoi colleghi analisti, contattati su un banalissimo gruppo WhatsApp.

"I need a goalkeeper. Here's my budget”

Messaggio di Alex Menta ai suoi colleghi analisti

La stagione, in ogni caso, registra un quinto posto nella regular season e quindi un accesso ai play-off. Dopo, quindi, aver superato Chievo, Lecce e Cittadella, la squadra veneta faceva ritorno nella massima serie italiana. Livello successivo del videogioco.

La gondola costa

Come ogni video gioco che si rispetti, il livello successivo è anche necessariamente più difficile. Perciò, il giocatore che intende proseguire deve andare incontro a sfide che richiedono uno sforzo maggiore e, se vogliamo, anche più intriganti.

La sfida colta dalla dirigenza del Venezia è di allestire una rosa competitiva e che sia in grado di mantenere la categoria. Inizia così un mercato volto ad acquisire le prestazioni di tanti giovani talenti europei ed extraeuropei, con uno sguardo particolare verso gli USA.

L'approccio alla costruzione della nuova rosa rappresenta un concentrato di rischio e coraggio. Da un lato, il rischio di inserire tanti nuovi elementi tutti insieme; dall'altro lato, il coraggio di non riporre esclusivamente le proprie aspettative di salvezza in giocatori di ormai conclamata esperienza. Largo ai giovani, per utilizzare un'espressione che ci piace tanto. La dirigenza del Venezia non sembrava aver valutato, però, correttamente sia il salto di qualità che i tempi di inserimento di tanti nuovi calciatori provenienti dalle più disparate parti del globo terracqueo.

Sulla scorta della strategia di Alex Menta vengono portati all'ombra della laguna dei giocatori sconosciuti e con nomi esotici, con l'insita promessa che il loro valore progressivamente crescerà. Accanto a questi, nella stagione in corso, viene riesumato Mattia Caldara come uno tra gli elementi con più esperienza della rosa. Ad ottobre 2021, in qualità di svincolato, viene poi aggregato alla rosa anche il portiere argentino Sergio Romero.

Nella sessione invernale del calciomercato, invece, entrano a far parte del club anche Nsamé, Ullmann, Cuisance. Tutti nomi stuzzicanti, specialmente quest'ultimo che proviene da una scuderia tedesca di lusso: quella del Bayern Monaco. Il francese, di appena 22 anni, è stato una scommessa importante della dirigenza del Venezia ai fini del suo rilancio.

Non è comunque mancato l'acquisto "tamarro" del mercato di riparazione: Luis Nani.

La gondola è solo un bel giro di giostra

Il paragone della stagione del Venezia ad una giostra rende più che bene. Più che ad una giostra ad andamento altalenante, però, va paragonata ad una montagna russa: sale, sale, sale e poi, improvvisamente, scende.

L'avvio di campionato, come detto, è stato tutt'altro che negativo: dopo le prime 6 partite il Venezia ha totalizzato 4 punti. In termini assoluti, chiaramente, si tratta di una media di 0,66 punti per partita, un po' poco. In termini relativi, diversamente da ciò che si pensava, la squadra si rivela affamata e caratterizzata da un gioco tutt'altro che banale.

Parlava così Paolo Zanetti ai microfoni della Gazzetta dello Sport dopo le prime 6 giornate: "Potevamo fare qualcosa di più. Se penso alla gara con lo Spezia, di certo come prestazione meritavamo di portare a casa dei punti. Per il resto nelle ultime partite siamo andati in crescendo e mi sta bene. Le prime non le conto: c’era una squadra assemblata con tanti nuovi stranieri, totalmente in costruzione. Ma quelle gare sono servite, ci hanno fatto capire tante cose. Dalla vittoria di Empoli in poi, abbiamo dato continuità di prestazione, se non di risultati. Bilancio dunque buono, anche perché ora saremmo salvi".

Lo stesso Zanetti, peraltro, era stato categorico nel dire di non voler rinunciare al proprio gioco e, quindi, ad un approccio aggressivo alla partita indipendentemente dall'avversario affrontato. Al termine del girone di andata, infatti, la salvezza era assolutamente alla portata e la media punti leggermente migliorata: 0,89 punti per partita.

Il rapido declino

Dalla 24a giornata di Serie A, il Venezia occupa stabilmente la zona retrocessione della classifica di Serie A. Solo 9 gol realizzati dalla 20a giornata di campionato in poi, 3 dei quali sono frutto di bottino pieno di una pirotecnica gara contro il Bologna.

Non è ben chiaro cosa sia scattato nella testa dei giocatori o nell'ambiente circostante lo stadio Penzo. Chiaro è che, ad un certo punto, l'aria sia diventata irrespirabile. A testimoniare, il poco simpatico siparietto tra l'ormai ex allenatore e l'attaccante francese Thomas Henry, che ha portato alla squalifica di Zanetti per un turno di campionato a seguito di un'espressione blasfema.

Siparietto tra Zanetti e Henry

A farne le spese, ovviamente, è stato l'allenatore dei lagunari, sollevato dall'incarico. Termina, quindi, una relazione che, originariamente, avrebbe visto la propria fine nel 2025 (naturale scadenza del contratto).

Inesperienza

Ripercorrere la storia recente del Venezia FC e capire la filosofia attorno al quale la dirigenza intende muoversi, a meno di dietrofrónt improvvisi, è utile per trarre le conclusioni ed evidenziare le maggiori problematiche emerse nel corso della stagione.

In primo luogo, il problema principale - mio parere personale - è, paradossalmente, nella lungimiranza del progetto Venezia. Di per sé, chiaramente, è una cosa positiva la lungimiranza, ma la stessa non deve portare ad anticipare i tempi. Mi riferisco in particolare all'inserimento di molteplici giocatori alle loro prime esperienze in una situazione a priori delicata. Una regola non scritta del campionato italiano, retrogrado - se vogliamo - rispetto ai top 5 campionati europei, è che il nucleo della rosa per la salvezza, specie nell'anno di transizione, dev'essere costituita da giocatori che sono già pronti per la categoria e che hanno maturato una certa esperienza.

Il Venezia, in questo senso, ha spesso peccato di inesperienza. Molti giocatori acerbi, molti giocatori pescati da categorie inferiori, molti profili nuovi che non avevano avuto occasione di saggiare l'intesa tra loro. L'inesperienza, peraltro, è confermata da un dato in particolare: il 43% dei gol subiti è riconducibile all'ultima mezz'ora di gioco. Il 23% dei gol è stato subito tra il 75' e il 90'.

Sterilità

Altro problema, sollevato dallo stesso Zanetti, riguarda la sterilità offensiva della squadra. Il Venezia, infatti, ha ottimi palleggiatori, in grado comunque di tessere delle trame di gioco elaborate. I dati, tuttavia, sono chiari: ultima squadra per tiri totali (348) ed ultima anche per tiri in porta (119). A fronte di ciò, comunque, l'attacco non è il peggiore in assoluto della Serie A per numeri e la percentuale dei gol/tiri è in lieve aumento.

Il dato preoccupante messo in luce da Paolo Zanetti, quindi, è tutt'altro che infondato. Il Venezia, infatti, risulta essere sesto nella classifica dei km percorsi (108.83 km in media) ma con un possesso palla che risulta essere tra i peggiori della Serie A: 20'25. Il dato peggiora maggiormente se si prende in considerazione il possesso palla nella metà campo avversaria: 7'14, peggior dato registrato dalla Lega Serie A. Sembrerà una frase fatta, se vogliamo, ma dati alla mano sembra che i giocatori del Venezia abbiano corso a vuoto.

Chiosa finale

Il calcio, differentemente da altri sport/contesti, non accetta quasi mai di buon grado i processi di standardizzazione. Si prenda, ad esempio, l'introduzione del VAR o delle regole "comuni" per l'assegnazione dei calci di rigore. Rimettendo tutto (o quasi) alla tecnologia si alimentava la (vana) speranza di poter ridurre al minimo gli errori e le polemiche. La situazione attuale la conosciamo tutti e ognuno può trarre le proprie conclusioni.

Le variabili per selezionare un giocatore utili alla propria cause sono infinite e spesso non sono di natura squisitamente tecnica, quanto caratteriale. Non credo si possa saggiare l'intesa con i compagni, né ragionare in termini di dinamiche collettive: si ragiona sempre e solo in termini di singolo e come le caratteristiche di questo possano essere funzionali alla squadra.

L'ex calciatore Leandro Rinaudo, per un periodo responsabile dell'area tecnica del Venezia, si esprimeva così relativamente al metodo di lavoro con gli algoritmi: "A Venezia si lavora con gli algoritmi. Un criterio da abbinare al ruolo del direttore sportivo. Il calcio è cambiato e cambierà ancora di più. Ma non si può fare a meno di seguire di persona dei ragazzi e comprendere meglio le situazioni di campo e fuori campo".

L'utilizzo di algoritmi, quindi, favorirà sicuramente la scoperta di talenti negli angoli più remoti. La valutazione umana, però, non potrà essere certo sostituita in toto: i dati rappresentano la "fredda" realtà, ma la realtà - e lo sappiamo bene - è sempre un po' più complessa.

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Rocco Nicita, classe 1996. Laureato in giurisprudenza. Appassionato di cantautorato italiano e calcio anni 2000. Mi emoziono pensando alla Reggina di Mazzarri. Mi piace "l'odore delle case dei vecchi".

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