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- di Gabriele Moretti

Tempo effettivo: il futuro del calcio?


Durante questa stagione, il tema del tempo di gioco effettivo è stato portato più volte al centro del dibattito sui problemi del calcio e sembra che FIFA e IFAB stiano prendendo seriamente in considerazione l'idea di introdurre delle riforme che potrebbero cambiare per sempre i "novanta minuti".


Negli ultimi due o tre anni, tra le tante proposte più o meno balzane – sì, cari Van Basten e Wenger, ce l’ho con voi! – avanzate per riformare il calcio, il tema del tempo di gioco effettivo è forse quello che è tornato più spesso alla ribalta.

Tra i tanti che hanno toccato l’argomento, forse il più accanito e convinto è l’allenatore del Milan Stefano Pioli che, in maniera del tutto spontanea, ha evidenziato la questione almeno tre volte soltanto in questa stagione. La prima volta a settembre, dopo l’1-1 contro la Juventus, quando in conferenza stampa ha dichiarato «Oggi abbiamo giocato di tempo effettivo quarantotto minuti. Per forza poi andiamo in Europa e facciamo fatica. Si parla troppo, si fischia troppo, ci sono troppi tempi morti, e questo non aiuta né lo spettacolo né le squadre a giocare con intensità». Poi a febbraio, nelle interviste post Milan – Udinese: «Non è possibile anche che il tempo effettivo sia stato solo di un tempo praticamente. Non si può giocare così poco, non è corretto. È troppo poco giocare 45' su una partita da 90'. Se uno fischia meno, i giocatori si alzano subito e non restano a terra a perdere tempo. Su questa cosa la colpa è degli arbitri e non dei giocatori» e ancora una volta ad aprile, dopo il pareggio esterno contro il Toro.

Sebbene questa sia una sua personale crociata, praticamente un marchio di fabbrica, Pioli non è l’unico ad avere a cuore la questione e, anzi, ha un potentissimo alleato: nientemeno che il presidente FIFA Gianni Infantino, che avrebbe voluto introdurre delle modifiche al regolamento sul tempo di gioco già dai prossimi mondiali in Qatar.

Per alcuni allenatori il tempo effettivo è un tema centrale da molti anni

D’altra parte, in un mondo nel quale – giustamente o meno, lascio a voi il giudizio – la competitività del calcio sul mercato dell’intrattenimento è diventato il tema centrale che istituzioni e manager nazionali e internazionali si trovano ad affrontare, il tempo  di gioco è secondo molti una questione fondamentale, strutturale, il principale ostacolo alla fruizione di un prodotto fluido, scorrevole, privo di tutti quei tempi morti che fanno facilmente crollare l’attenzione e l’interesse dello spettatore. 

Sebbene questo ragionamento sia almeno parzialmente fallace (basterebbe guardare l’NBA o l’NFL, spesso prese come modelli commerciali a cui il calcio dovrebbe ispirarsi, per rendersi conto che un match può essere molto intrattenente anche se continuamente spezzettato da interruzioni più o meno lunghe) credo che quasi chiunque sia d’accordo con l’idea che in ogni caso cercare di contrastare le innumerevoli scenate, proteste, simulazioni e perdite di tempo d’ogni sorta, avrebbe un impatto molto positivo sul calcio se non altro da un punto di vista "pedagogico" («Qualcuno pensi ai bambini!»).

Un esempio per provare a rendere più chiaro ciò che intendo: qual è stata la sfida più divertente, emozionante, elettrizzante dell’anno? Direi, quasi senza possibilità di smentita, la semifinale di Champions League tra Manchester City e Real Madrid. Eppure, nonostante sia stato uno degli spettacoli calcistici più straordinari che riesca a ricordare, sia l’andata che il ritorno sono stati letteralmente flagellati da continue perdite di tempo che hanno infastidito persino gli stessi tifosi che ne stavano traendo vantaggio. La partita non è diventata noiosa a causa delle continue interruzioni, ma è stato comunque uno spettacolo poco edificante, a volte oserei dire fastidioso, che ha senso cercare di limitare il più possibile.

Il "rotolamento" dentro il campo di Foden che ha scatenato le ire dei giocatori dell'Atletico Madrid

Proprio in merito a questa partita, l’ex arbitro inglese Mark Clattenburg, miglior arbitro del mondo nel 2016, ha detto la sua sul Daily Mail: «Penso che ci sia una soluzione a tutto questo e cioè partite di 60 minuti con stop del cronometro, un'idea che Pierluigi Collina, FIFA e IFAB stanno attualmente esaminando. Funziona nel basket e potrebbe funzionare anche nel calcio. Il tempo viene messo in pausa quando la palla va fuori, c'è un infortunio, l’arbitro sta dando un cartellino giallo e parlando con i giocatori.» Nel suo elenco di situazioni in cui il tempo andrebbe fermato, Clattenburg dimentica forse la più importante: il check del VAR, specialmente in caso di on field review, cioè quando l’arbitro deve andare a rivedere l’azione nello schermo a bordo campo. Certo, come ha sottolineato Nicchi, ex presidente dell’AIA, in realtà il tempo effettivo già esiste ed è nel potere discrezionale degli arbitri di concedere o meno del tempo di recupero. Ma, appunto, è discrezionale: il tempo effettivo delle partite, normalmente, è tra il 50 e il 60 minuti, mentre il recupero arriva al massimo, in casi eccezionali, a 9-10 minuti (in Serie A la media è di circa sei minuti e mezzo) e spesso il tempo di gioco effettivo durante i minuti di recupero è proporzionalmente ancora minore di quello dei restanti novanta.

Dunque, che fare? La FIFA, come accennato da Clattenburg, sembra si sia attivata per valutare nuove variazioni al regolamento che dovrebbero rendere le partite più fluide e più intrattenenti. Inoltre, nell’estate 2021 è stato organizzato un torneo tra le Under 19 e Under 23 di PSV Eindhoven, RB Lipsia, Club Brugge e Az Alkmaar, chiamato didascalicamente “Future of Football Cup”, in cui sono state sperimentate cinque nuove regole: la sostituzione dei falli laterali con un calcio di punizione; la possibilità per il giocatore che batte una punizione di partire palla al piede senza un tocco di un compagno; sostituzioni illimitate, come nel basket o nella pallavolo; power-play di cinque minuti a ogni ammonizione, come nell’hockey su ghiaccio; e, soprattutto, partite da due tempi da trenta minuti misurati da un conto alla rovescia con stop del tempo ad ogni interruzione, un po’ come nella pallacanestro. 

Nonostante il torneo non sia stato organizzato dalla FIFA sembra logico che possa comunque essere preso a modello per farsi un’idea di se e come queste innovazioni possano cambiare il calcio. Un esperimento simile è stato effettuato in Portogallo, dove le partite sono state seguite da un team di ricerca che ha raccolto e analizzato i dati per produrre un report dettagliato su come le nuove regole hanno influenzato arbitri, giocatori, allenatori e persino tifosi, i cui risultati però non sono stati pubblicati.

Pierluigi Collina e Mark Clattenburg a Euro 2016

The Athletic ha seguito la Future of Football Cup e ha raccontato in un articolo le prime impressioni sul regolamento, focalizzandosi in particolare sul tempo di gioco effettivo: «Per prima cosa, [il gioco] è sembrato più veloce. Il primo tempo lo è stato, in ogni caso. L'arbitro Nick Smit, che ha avuto il dubbio onore di far rispettare le nuove regole, ha fatto mediamente un ottimo lavoro, anche se c'è stato un caso in cui il gioco si è fermato per un calcio di rigore del Lipsia ma l'orologio ha mantenuto la sua marcia implacabile. In tempo reale, il primo tempo da 30 minuti effettivi ne è durati 38, mentre il secondo ben 48 e 32 secondi, circa quanto una tempo “normale”. Il conto alla rovescia ha uno strano effetto sulla nostra percezione e questo probabilmente influisce ancor di più sui giocatori. Il tempo che scorre all’indietro trasmette un senso di fretta, anziché quello di lunga salita verso il traguardo. È impossibile sapere se questo abbia avuto qualche effetto materiale sul gioco stesso».

Anche se la novità non verrà introdotta nel Campionato del Mondo in Qatar come avrebbe voluto Gianni Infantino, sembra che comunque il calcio si stia muovendo inesorabilmente verso una qualche forma di tempo effettivo.

Come ha raccontato Clattenburg e nonostante le smentite ufficiali dell'estate scorsa, FIFA e IFAB ne stanno discutendo seriamente e le tutte le premesse sembrano essere positive: oltre al sostegno del presidente Infantino, anche Pierluigi Collina – presidente del Comitato Arbitri FIFA dal 2017 e membro di IFAB – si è detto più che favorevole: «Io faccio parte dell’IFAB, che è l’organismo che sovrintende alle regole. Una delle cose di cui stiamo parlando è proprio il fatto se non valga la pena che tutte le partite abbiano la stessa durata. Se oggi guardi le statistiche vedi che ci sono squadre che giocano 52 minuti, altre che ne giocano 43 e altre ancora 58. […] Un’altra cosa su cui fare una riflessione è: io spettatore pago un biglietto […] per vedere 90 minuti di calcio ma ne vedo di giocato 44, 45, 46. Metà del prezzo del mio biglietto va in tempo non giocato. […] Noi, come arbitri, come FIFA, anche per la prossima Coppa del Mondo, daremo indicazione di essere attenti a recuperare perdite di tempo, che non sono le simulazioni ma i gol: se in un tempo vengono segnati 3 gol la celebrazione mediamente è di un minuto e mezzo ciascuno: sono cinque minuti di celebrazione, che nessuno ricorda, ma sono 5 minuti in meno giocati».


Questo articolo è uscito in anteprima su Catenaccio, la newsletter di Sportellate.it.

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Genovese e sampdoriano dal 1992, nasce con tempismo perfetto per perdersi lo scudetto del 1991 e godersi la sconfitta in finale di Coppa dei Campioni. Comincia a seguire il calcio ossessivamente nel 1998, coronando la prima stagione da tifoso con la retrocessione della propria squadra del cuore. Testardo, continua a seguire il calcio e cresce tra Marassi e trasferte. Diplomato al liceo classico, si laurea in Storia e intraprende la via del nomadismo, spostandosi tra Cadice, Francoforte, Barcellona e l’Aia. Per coerenza, decide di specializzarsi in storia globale e migrazioni e, nel frattempo, co-dirige il blog SPI – Storia, Politica e Informazione. Crede fortemente nel valore del giornalismo indipendente, sportivo e non, come argine al declino deontologico dei colleghi professionisti.

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