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3 min

- di Fabrizio Meco

Considerazioni sparse post Juventus-Lazio (2-2)


In una giornata di lacrime, rimpianti, gioia e ringraziamenti ne viene fuori un 2-2 che manda i biancocelesti in Europa.


Prima di entrare sulle considerazioni sparse legate al match concedeteci una riflessione sugli addii di giornata. Al sedicesimo, sull'1-0, Max regala a Chiellini una standing ovation e un giro di campo che nell'ultimo decennio si sono goduti solo Buffon, Barzagli, Alessandro Del Piero e poco più tardi Dybala. L'uscita dal campo di Giorgio ci dona un momento di pace, serenità e bellezza. Un momento fatto di baci, qualche lacrima e tanta soddisfazione per un percorso, pieno e fiero, che lo consegna alla leggenda. A noi, tifosi e amanti di questo sport, non può che venire la pelle d'oca ripensando a Wembley, ai 9 scudetti, alle sconfitte e ai tanti trofei sollevati. Il calcio italiano saluta un difensore e un uomo d'altri tempi, la Juve perde una colonna del suo stile.


Al settantottesimo non si ride più. Gli occhi sono lucidi, l'abbraccio è lungo e ha quel gusto dolceamaro. E' il turno di Paulo Dybala emozionarsi ed emozionare i quarantamila dello stadium e i tanti tifosi sul divano. Il saluto dello Stadium e dei compagni è pieno di quell'amore, dolce e puro, che l'ambiente Juve ha sempre provato per la sua joya. Se l'uscita sorridente di Chiellini ci racconta della soddisfazione di chi chiude un cerchio, tondo e perfetto, lungo quasi vent'anni la faccia commossa e il sorriso abbozzato di Paulo lasciano con un nodo allo stomaco, con quella sensazione di essersi goduti tanto ma non tutto. Siamo abbastanza certi che dalle parti di Torino tanti si accorgeranno presto di aver commesso un errore e qualcuno rimpiangerà di non aver costruito il futuro su di lui, considerandolo uno stipendio troppo elevato.


Il match: complici gli stop di Fiorentina e Roma la Lazio si presenta a Torino con la necessità di un punto per tornare in Europa League. La Juventus percepisce una nota di svagatezza nella retroguardia biancoceleste e punge due volte nei primi 45 minuti con due goal frutto di tutta la qualità a disposizione degli uomini di Allegri. Il primo timbro lo mette Vlahovic (con dedica al suo numero dieci) su un'azione dallo svolgimento preciso e puntuale. Il secondo invece lo piazza Morata con un'azione dove dentro c'è di tutto: strappo, colpo di tacco, dribbling e tiro a giro nel sette. Ma dovevamo per forza aspettare la 37a e inutile giornata per vedere qualcosa del genere? Si, e anche questa volta è uno sprazzo di mera illusione.


Il primo tempo è menzognero: la Juve è sempre leggera, soprattutto quando non trova menti veloci come quelle di Miretti e Locatelli, ed è costretta a passare dal lento palleggio di Sandro, Bonucci e De Ligt. La Lazio però non scarta più di un cioccolatino e deve aspettare che sia la Juve a regalare il 2-1 con l'ormai classico sciagurato Alex Sandro. Di qui la Lazio, mossa da leggero interesse di classifica, spinge e crea con disordine ma voglia ed è premiata al 95' dalla follia di Cuadrado che regala contropiede e tap in (di lusso) al solito, enorme, Milnkovic Savic. La Lazio porta via il punto dell'Europa League nonostante l'assenza del suo bomber che per una volta pesa più sulla manovra che sulla fase realizzativa. Senza il centravanti campano lo svolgimento verticale è poco fluido e incisivo, Luis Alberto si spegne e l'orchestra di Sarri stona un po'. Ma con questa Juve basta e avanza anche così.


Se per Sarri pesa l'assenza di Immobile di certo Cabral non aiuta a non farlo rimpiangere. A quando un vice Immobile che dia soluzioni alternative e fiato a Ciro? Certo che Lotito è anche fortunato perchè con un Milinkovic e uno Zaccagni tirati così a lucido è più semplice celare una rosa troppo corta. La Juve dal canto suo è la solita Juve che rifiuta di giocare una volta andata in vantaggio, bassa e svogliata, con un'ultima mezz'ora da calcio estivo: soluzioni tattiche allegre (Bernardeschi e Alex Sandro nei tre di centrocampo), giovani di buone speranze a fare minutaggio e tanta voglia di triplice fischio. La stessa voglia che condividono i tifosi bianconeri di chiudere una stagione dalla difficile sopportazione.


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Rimini 10/11/1996. Laureando magistrale in Gestione d'Impresa in LUISS, l'unica cosa gestita fino ad ora è il budget da allocare tra i vari Sky, Dazn, Eleven Sport, stadi, scarpe da running, skipass, campi da tennis e calcetto per soddisfare una fame ancestrale ed insaziabile di Sport. Ex arbitro, sogna un calcio dove il direttore di gara non sia l'oggetto di sfogo di una società frustrata.

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