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3 min

- di Marco Scalas

Considerazioni sparse post Roma-Venezia (1-1)


All'Olimpico va in scena una serata tipicamente romanista, con gli uomini di Mourinho che sbattono a ripetizione sui legni e su un Maenpaa in versione super.


-Pronti via e la Roma è subito sotto. I giallorossi vengono colpiti a freddo da Okereke - al suo settimo gol stagionale - evidenziando, dopo Firenze, ancora qualche calo di concentrazione pericoloso. L'approccio dei ragazzi di Mourinho denota un pensiero fisso alla finale di Conference League. Lo dimostrano anche le scelte di formazione dello Special One, che convergono tutte in quella direzione. La partita, in realtà, si trasforma presto in un tiro a bersaglio: i capitolini tirano verso la porta di Maenpaa per 46 volte, ma l'intricato rapporto coi legni e una prestazione super del portiere avversario finlandese ancora una volta la corsa della squadra;

-José Mourinho manda in campo una squadra infarcita di riserve e, per l'ennesima volta, queste sfornano una prestazione insufficiente. Il primo tempo dei padroni di casa scorre via senza particolari acuti, se si esclude l'incrocio dei pali colto da Pellegrini su punizione. Mancano soprattutto gli strappi di Zaniolo nell'economia del gioco dei giallorossi, specialmente se il suo sostituto è un Carles Perez come al solito poco incisivo. L'espulsione di Klynie, però, cambia l'inerzia della partita. Lo Special One prova ad approfittarne nella ripresa inserendo El Sharaawy, Karsdorp e Zalewski. La reazione dei capitolini, tuttavia, si infrange ripetutamente sui pali e su un Maenpaa in stato di grazia. Nella parte finale del match, Shomurodov si trasforma nell'uomo della provvidenza ed evita una bruciante sconfitta alla squadra;

-Il Venezia gioca un primo tempo ordinato e senza sbavature. Dopo aver colpito alla prima - e unica - occasione utile, gli uomini di Soncin conducono una gara attenta, senza rinunciare alle ripartenze, affidandosi al velocissimo Okereke e alle geometrie del mancino morbidissimo di Aramu. I veneti non soffrono più di tanto neanche l'espulsione di un ingenuo Klynie, riuscendo a non concedere nitide occasioni all'avversario. Nella ripresa i giochi si fanno più duri e l'inferiorità numerica acuisce le difficoltà. I lagunari abbassano progressivamente il baricentro e la diga crolla sul potente destro di Shomurodov. Il Venezia riesce, così, a portare a casa un pareggio che rende meno amaro il giorno dell'addio ufficiale alla Serie A.

-Nei padroni di casa da segnalare, tra le note positive, il ritorno di Leonardo Spinazzola tra i titolari. L'esterno non può ancora avere, ovviamente, gli spunti dei giorni migliori, ma la sua qualità su quella fascia sinistra è un toccasana per la squadra. Non è un caso che siano le sue le azioni più intraprendenti nella prima frazione di gioco e che i giallorossi attacchino quasi esclusivamente su quella fascia, ignorando un impalpabile Maitland-Niles sul versante opposto. Il recupero a pieno regime dell'ex atalantino sarà il colpo di calciomercato più importante per Mourinho, che nella prossima stagione - con la continua crescita di Zalewski - potrà contare su una catena di sinistra di buonissimo livello;

-Venezia che, nel giorno della sua retrocessione, gioca una partita piena di orgoglio e riesce clamorosamente a non capitolare nonostante un secondo tempo in perenne apnea. L'impatto di Soncin ha dato qualcosa in più alla squadra, che paga però a caro prezzo le undici partite consecutive senza vittorie dell'ultima era Zanetti. La Roma sconta l'unica disattenzione della partita e un conto aperto con la dea bendata. Un pareggio che complica i piani di Mourinho nella corsa all'Europa League, con la finale di Conference League che assume sempre maggiore importanza per l'esito della stagione dei giallorossi.

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Nato sotto il sole della Sardegna nell'ormai lontano 1993, dopo un' infanzia all'insegna del basket, abbandona la palla a spicchi per dedicarsi anima e corpo a quella da calcio. Un amore tuttavia mal corrisposto. Tifoso romanista da sempre e in quanto tale incline alla sofferenza e all' auto-sabotaggio. Amante dello sport in tutte le sue forme, ma ancor più di tutte le storie, piccole e grandi, di cui esso si nutre.

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