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2 min

- di Nicola Balossi

Considerazioni sparse post Tsitsipas-Sinner (7-6 6-2)


Dura soltanto un set la partita di Jannik, che lotta alla pari, perde al tiebreak, poi finisce la benzina contro un’ottima versione di Tsitsipas.


- Per caso abbiamo già parlato della testa di Sinner? No, perché se ti trovi a un solo quindici dallo 0-4, dopo aver sciupato tre palle break per questione di millimetri è facile che ti scoraggi. Questo non succede al rosso di San Candido, che sguazza nelle difficoltà come un aspirante Djokovic. Rimette in piedi una situazione disperata, perde il tiebreak al fotofinish (7-5), poi crolla dal punto di vista fisico e gioca un secondo set anonimo. È proprio sul versante della tenuta fisica che Jannik può e deve crescere: la differenza con il suo avversario nella forza d’urto è stata evidente dopo i primi novanta minuti di gioco;

- Il suo non sarà mai il tennis abbacinante di Carlitos, ma Jannik sta lavorando come un mulo sulla varietà. Prova smorzate in serie e toglie punti di riferimento al greco, scende a rete, sbaglia, fa e disfa: l’impressione è che abbia perso qualche certezza in termini di efficienza (e alcuni colpi: per esempio il suo splendido rovescio lungolinea, oggi latitante) ma per cercare un tennis più profondo e migliore. Giocando contro uno dei più forti su questa superficie è un’ottima idea cercare di mantenere l’iniziativa per rimanere padroni del proprio destino. Impresa riuscita soltanto a metà, ma ci pare sbagliato giudicarlo troppo severamente adesso, in mezzo al guado;

- Servizio. Dopo aver ballato tra i flutti della mareggiata greca iniziale, Jannik trova a tratti l’aiuto decisivo di questo fondamentale: pochi ace ma qualche punto veloce, balsamico nei momenti di difficoltà. Incluso il serve and volley. Il primo doppio fallo, però, arriva in pieno tiebreak e pesa come un macigno. Non è un mistero che in battuta ci vorrebbero maggiori garanzie, ma la capacità di fare male all’avversario non manca;

- Noi abbiamo occhi solo per Jannik ma come si usa dire, esiste anche l’avversario. Tsitsi è centrato, solido e concreto, senza dubbio più maturo. Ne risulta una battaglia ruvida e tesa con punte spettacolari: un primo set che sfiora l’ora e mezza vinto dal greco con due punti in meno; nei quindici decisivi il numero cinque ha fatto la voce grossa. Ha pochi punti deboli e l’innata capacità di alzare il livello nei momenti di sofferenza, sia con il servizio, sia con l’attacco alla rete. Nella seconda frazione annusa le difficoltà di Jannik e lo schiaccia, come fanno i campioni;

- Roma è sempre Roma. Un torneo speciale, una platea calda che conferma il feeling con Jannik, italiano sui generis dall’aria impassibile che però ti conquista dando tutto sul campo. Oggi a un certo punto il pubblico, oltre a tifare, è metaforicamente sceso in campo per fermare il match a causa di un malore occorso a uno spettatore. Nell’occasione il giudice di sedia mostra poca sensibilità e vorrebbe fregarsene della sorte del malcapitato ma la folla pretende che si attenda qualche minuto. Tutto questo sul secondo match point per Stefanos, che è bravo a rimanere concentrato e a chiudere i conti in un clima piuttosto surreale.

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Nicola Balossi Restelli, annata 1979, vive a Milano con una moglie e tre figli e si divide tra scrittura e giardinaggio. La sua insana passione per lo sport ha radici pallonare e rossonere, anche se la relazione più profonda e duratura è stata quella con la palla a spicchi, vissuta sui parquet (si fa per dire) delle minors milanesi dagli otto ai quarant’anni, quando ha appeso le scarpe al chiodo. Gravemente malato anche di tennis e di Roger Federer, ne scrive talvolta su https://rftennisblog.com/.

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