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3 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post Juventus-Inter (2-4)


L’Inter batte Allegri.


- “Gli allenatori non vincono le partite, al limite le perdono”. Questa è una delle frasi che Massimiliano Allegri ama ripetere, per mettere in luce il minimalismo del lavoro dell’allenatore e la centralità assoluta dei giocatori, mantra della sua idea di calcio. Stasera Allegri ha perso la partita. Era una finale decisiva per capire il valore della stagione delle due squadre e del lavoro dei due allenatori, con tanta paura di perdere da entrambi i lati. Poteva essere una partita brutta e macerata dalla tensione, ma il gol in apertura di Barella la apre subito. Inzaghi alla fine della giostra sopravvive con fame e cattiveria, mentre Allegri inciampa per l’ennesima volta in stagione, nel suo personaggio;

- È una partita che dice molto se non tutto della sbilenca stagione bianconera. Il cambio fortuito Danilo-Morata stappa la Juventus che per mezzora prende il controllo delle operazioni e sorpassa l’Inter. Al minuto sessantasette, Allegri perde il contatto con il tempo e crede di essere ancora nel 2017, quando Barzagli dominava gli attaccanti, Mandzukic bullizzava i terzini avversari e lui era tra i migliori allenatori del mondo. Invece siamo nel 2022. Dentro tre centrali, con quasi mezzora davanti e con l’obiettivo di difendere a testa bassa il fortino, come ai vecchi tempi. Da lì in poi il parziale è 3-0 per l’Inter. Questa Juventus non sa difendere bassa e riesce ad esprimere un calcio interessante solo con più giocatori offensivi in campo. Lo hanno capito tutti tranne Allegri, intrappolato nella retorica del corto muso;

- Nella sua reazione scomposta, furioso come non si era mai visto (a Roma si chiama rosicata), c’è tutta la frustrazione di una restaurazione finita in fallimento, almeno per quest’anno. Il progetto è lungo ma questa stagione non ha posato mattoni a terra su cui costruire. Di certo il lavoro da fare sulla rosa è tanto, partendo dalla potatura dei tanti rami secchi dell’albero, Arthur, Kean e Pellegrini su tutti. Il declino fisico e psichico, per motivi diversi, di giocatori tecnicamente dominanti come Cuadrado e Dybala certifica le difficoltà endemiche di questo gruppo. Al netto di una nuvola nera piuttosto evidente posata da agosto sulla Continessa, questa squadra non ha vinto una sola partita che conta quest’anno. Poco da aggiungere;

- Mentre la Juve viaggiava sulle montagne russe, l’Inter ha continuato a suonare imperterrita il suo spartito, fiduciosa dei propri mezzi e delle proprie qualità. I nerazzurri sono stati la squadra più solida e completa in campo. La classe di Perisic a sinistra, giocatore raffinato ed esaltato dal calcio di Inzaghi, alla lunga ha strabordato. L’ex allenatore della Lazio sa come si giocano e come si vincono le finali, confermandosi un rebus spesso irrisolvibile per Allegri. È una vittoria pesante e meritata, capace di dare un senso all’intera ondivaga stagione nerazzurra, a meno di improvvisi colpi di scena finali. Dovesse vincere le prossime due partite, l’Inter chiuderebbe a 84 punti, con ottavi di Champions ben giocati, Supercoppa e Coppa Italia in bacheca. Non si poteva chiedere di più ad Inzaghi;

- È stata una partita bella e tesa, tra due delle tre squadre più famose del nostro calcio. La formula classista della Coppa Italia (la coppa più antisportiva del mondo copyright Sarri) ha partorito finalmente il risultato da sempre sperato dai vertici del nostro calcio. L’obiettivo è stato raggiunto. Ci aspettiamo allora un’esplosione dei ricavi dai diritti tv, una Serie A seguita e ammirata in tutto il mondo, giocatori che tornano a fare la fila per venire nel nostro calcio. Auguri.

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È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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