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2 min

- di Michele Cecere

Considerazioni sparse post Fognini-Sinner (2-6 6-3 3-6)


Nel tennis conta di più il talento o la costanza? Dopo un primo set soporifero, il derby agli Internazionali di Roma tra Jannik Sinner e Fabio Fognini è sembrata una sfida tra due stili di tennis agli antipodi, in cui alla fine la regolarità dell'altoatesino ha fatto la differenza.


- Non c'è derby senza tensione e anche in uno sport individuale come il tennis, l'aura psicologica nei primi game della partita tra Fabio Fognini e Jannik Sinner nel teatro degli Internazionali di Roma è stata più che presente. Alla fine l'ha spuntata la regolarità del talento di Sinner, che nonostante qualche incertezza nella parte centrale del match, gestisce i momenti di up di Fognini e, facendo valere il peso della classifica, affonda nei momenti di down dell'avversario;

- A differenza del Fognini brillante visto lunedì sera contro Dominic Thiem, quello del primo set di questa sera sembra una sua fotografia vecchia e malinconica. Piatto, spesso troppo lento nei cambi di ritmo dettati dai colpi solidi di Sinner, il ligure si è arreso troppo presto all'idea della sconfitta contro un avversario autorevole, ma di certo non in palla come al solito. Già dopo il primo break, avvenuto appena al terzo gioco, Fognini ha iniziato a lamentarsi del rimbalzo della pallina, della caviglia, di qualsiasi elemento cadesse sotto il suo sguardo, affrettando brutalmente le esecuzioni;

- Dal canto suo, anche se non è andato vicino alla sua migliore versione, Jannik Sinner approda agli ottavi di finale degli Internazionali dove troverà Filip Krajinovic. Il tabellone potrebbe favorire l'altoatesino, ammesso che Jannik prenda il meglio del match contro Fognini (delizioso l'uso delle palle corte, come quando in uscita dal servizio ha chiuso il punto dell'1-5 nel primo set) e lavori sulla resistenza alle variazioni, in questo momento forse il suo peggior difetto;

- È bastato che Fognini entrasse mentalmente in partita affinché la varietà dei suoi colpi mandasse in crisi la continuità di Sinner: soprattutto sulla diagonale di rovescio, i continui cambi di ritmo del tennista ligure gli hanno permesso quasi sempre di portare a casa il punto. Nella parte centrale del secondo set, poi vinto 6-3 da Fognini, la partita finalmente si anima e sembra uno scontro tra due generazioni di tennisti italiani, quella del dritto incrociato estetico e fulmineo di Fognini e quella delle palle corte esasperatamente tattiche di Jannik;

- Nel complesso è stato un derby anche godibile, in cui però ancora una volta ha fatto la differenza l'incostanza di Fabio Fognini (con annessa racchetta distrutta, ovviamente). Nonostante un'ottimo ritorno nel secondo set e all'inizio del secondo, il ligure è sembrato evanescente nei momenti clou: sull'1-1 nel terzo set Sinner ha collezionato addirittura dodici punti consecutivi. E a tal proposito è doveroso citare Paolo Bertolucci in telecronaca, quando dice, a proposito dei colpi di Fognini: «la classe è innata, ma sembra che dietro non ci sia nulla». Dall'altro lato, invece, anche se con qualche incertezza di troppo, Jannik Sinner ha gestito i momenti clou della partita con sapienza, riuscendo a non uscire mai dalla partita psicologica. Dietro ogni colpo di Sinner ci sono forti fondamenta tattiche e mentali che promettono bene non solo per il futuro, ma anche per il presente. Che in questo caso, a Roma, si chiama Filip Krajinovic.

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Nato a Giugliano (NA), classe 2000. Appassionato di cinema, letteratura e Fabrizio De André. Studia ingegneria mentre cerca di razionalizzare la sua venerazione per Diego Armando Maradona.

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