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Alvaro Negredo Middlesbrough
, 10 Maggio 2022

A Middlesbrough non c'è niente di speciale


Il racconto dell'ultima stagione in Premier League del Boro.

A inizio ottocento Middlesbrough era poco più che una fattoria e contava appena 25 abitanti. In passato in quelle terre sorgeva un monastero benedettino e il piccolo insediamento medievale di Stainsby; il primo venne chiuso da Enrico VIII e del secondo non è rimasto che qualche rudere vicino alla A19 che unisce Seaton Burn a Doncaster. È nel 1830 che si inizia a parlare di Middlesbrough come di una città vera e propria, quando Joseph Pease, risalendo il fiume Tees, decise di crearvi un suo porto.

Per mettere Middlesbrough sulla carta geografica servirà però la Rivoluzione Industriale e soprattutto Henry Bolckow e John Vaughan, i quali importeranno un nuovo sistema di estrazione e produzione del ferro. Nel 1851 Middlesbrough diventa uno dei centri siderurgici più importanti del mondo. La sua popolazione passa da una quarantina di abitanti a quasi ottomila e di lì a poco otterrà anche lo status di città.

Nella tarda Inghilterra vittoriana dove ci sono persone c'è cricket ma inizia a spuntare anche il football. E, infatti, quando la città ha appena una ventina di anni nasce il Middlesbrough Football Club come forma di svago nella stagione invernale, quando per il cricket fa troppo freddo. Il club riuscirà a entrare nella Football League solo a fine secolo, sulla spinta di altri due club vicini quali Newcastle e Sunderland e nel 1902 debutterà in First Division.

Da lì in poi la storia del Boro sarà quella di una realtà abbastanza minore, un club che oscilla tra le divisioni del calcio inglese senza troppe soluzioni di continuità fino agli anni '90, quando nel Teesside giunge Bryan Robson. Arrivano due finali di coppa, perse, nella stessa stagione e diverse annate in Premier League ma il picco massimo lo raggiungerà nei primi 2000 sotto la guida di Steve McClaren.

Sarà questo il periodo più felice del club: nel 2004 arriva la Coppa di Lega, vinta grazie a giocatori come Bolo Zenden, Gareth Southgate, Gaizka Mendieta, Juninho Paulista e Massimo Maccarone. Poi nel 2006 va a giocare, e perdere, la finale di Coppa UEFA. Da quel momento inizia la parabola discendente, culminata con la retrocessione del 2009. Il club si stabilizza in Championship ma la svolta arriva nel novembre 2013 quando sulla panchina del Riverside Stadium si siede Aitor Karanka.

L'ex vice di José Mourinho crea una squadra formidabile e nel 2015 sfiora la promozione, fermandosi solo nella finale dei playoff contro il Norwich. Il 2016 è però l'anno buono e il Boro ritorna in Premier League per la prima volta dopo sette anni. In Premier, però, Karanka aveva rischiato di non arrivarci, visto che a marzo si era visto negare l'accesso al campo dal club dopo una furiosa lite con i suoi giocatori. Aveva rischiato il posto ma alla fine ce l'aveva fatta a mantenerlo.

A Middlesbrough non c’è niente di speciale: secondo i criteri britannici solo la Acklam Hall – una vecchia villa del seicento – raggiunge il più grado di interesse in città. La dirigenza del Middlesbrough sembra essersi però impegnata a dare alla città qualcosa di più.

Nell'estate della promozione, il primo grande colpo del Middlesbrough è il danese Viktor Fischer, pescato dall'Ajax dopo una stagione problematica per via degli infortuni. Non passa più di qualche giorno che dalle casse del club escono una decina di milioni che vanno all'Atalanta per Marten De Roon. Il primo colpo surreale ha invece le fattezze di Victor Valdés, ormai trentaquattenne e reduce da un brutto infortunio e due annate discutibili tra Manchester United e Standard Liegi. Al momento della presentazione il mondo scopre anche una sorprendente realtà: Victor Valdes ha una folta chioma, per anni nascosta sotto una meticolosa rasatura. Intanto, Karanka è entusiasta.

A metà luglio lo spagnolo continua la sua raccolta di connazionali e si fa acquistare l'ex terzino Valencia Antonio Barragán e poco dopo il club annuncia anche il riscatto di Gastón Ramírez dal Southampton. Nel frattempo la dirigenza aveva strappato un sì anche a Neven Subotic ma un problema durante le visite mediche farà saltare tutto; proveranno a virare sul giovane Harry Maguire ma l'Hull, anch'esso neopromosso, farà muro. Nonostante questo, Karanka non si dà per vinto e a una settimana di distanza dall'annuncio di Barragán a Middlesbrough arriva Alvaro Negredo. La bulimia di acquisti del club è però inarrestabile e ad agosto arrivano prima l'ex Manchester United Fabio Pereira Da Silva e poi l'allora giovane emergente Adama Traoré, reduce da una disastrosa retrocessione con l'Aston Villa.

Nel frattempo è iniziata la stagione e il Middlesbrough esordisce al Riverside Stadium contro lo Stoke. Karanka si presenta con un interessante 4-2-3-1. Valdés è subito il titolare in porta e davanti a lui vede una linea formata dall’equatoguineano Emilio Nsue e dal capitano George Friend sulle fasce; la coppia centrale è un po' rimediata per le assenze e vede Barragán, nominalmente un terzino, e Ben Gibson che, tra le altre cose, è nipote del presidente del club.

La linea di centrocampo è in mano ad Adam Clayton e, appunto, a De Roon, con quest'ultimo più libero di muoversi verticalmente, cercando di trasmettere il pallone in uscita a Gaston Ramirez che, per forza di cose, è il centro creativo della squadra. Ai suoi lati la coppia di esterni è quanto di più diverso ci si potrebbe aspettare dalla Premier League di oggi: due esterni molto tecnici ma ormai senza più un passo di livello: a destra Stewart Downing e a sinistra Albert Adomah. Il tutto ovviamente ha un solo obiettivo: mettere quanti più palloni possibili sulla figura dello squalo, Alvaro Negredo.

Ed è proprio Negredo a insaccare di testa una sponda di Ramírez per trovare il primo gol stagionale. Nonostante il gol e la buona volontà del Middlesbrough le occasioni per raddoppiare latitano e risiedono soprattutto in due azioni estemporanee di Friend, che per due volte si beve un vetusto Phil Bardsley rientrando dal fondo.

In generale la partita procede in modo abbastanza sgradevole e intorno all’ora di gioco il pari arriva con una punizione di Shaqiri abbastanza bizzarra: battuta dal centro-sinistra con il mancino ma facendola passare a destra della barriera, quasi come fosse un rigore battuto a incrociare.

Dopo la partita, a dire il vero abbastanza dimenticabile, Karanka è positivo e parla di un pareggio che promette bene per la stagione. E in effetti le sue promesse verranno più o meno mantenute una settimana dopo, quando il Middlesbrough andrà a giocarsi il Tees-Wear Derby con il Sunderland. Nel Boro arriva il debutto stagionale di Cristhian Stuani e dopo tredici minuti è proprio l’ex Reggina a entrare sul tabellino con uno spettacolare destro incrociato da fuori area. E dal suo piede arriverà anche il tap-in del raddoppio che varrà i primi tre punti della stagione.

Passa un'altra settimana e un buon 0-0 contro il WBA consente al Middlesbrough di chiudere agosto da imbattuto. Cinque punti in tre partite sono anche una buona partenza per una squadra che spera di salvarsi, se non fosse che cinque saranno anche i punti che raccoglieranno nei due mesi seguenti, con in mezzo una bella striscia di tre sconfitte consecutive contro Palace, Everton e Tottenham.

Per ritrovare un punto, Karanka deve aspettare la trasferta con il West Ham di ottobre; una partita sulle cui distinte figurano anche Arbeloa e Simone Zaza. Per la vittoria invece l'attesa si protrae fino a fine ottobre, quando la squadra di Karanka riesce a imporsi per 2-0 sul Bournemouth. Una settimana dopo è però prevista una trasferta a Manchester contro il City, una squadra tanto piena di talento quanto inconsistente nell’esprimerlo.

Al termine del primo tempo il City ha 19 tiri, di cui 7 in porta, ed è sopra per 1-0 grazie a un bel taglio di Agüero in area. Nella ripresa, nonostante il 37% di possesso palla, il Middlesbrough riesce a produrre ben tre tiri nello specchio. I primi due arrivano a inizio ripresa e sono un tiro da centrocampo di Negredo e una bella incursione di Forshaw, entrambe fermate da Claudio Bravo.

A cinque dalla fine Agüero potrebbe chiuderla ma il suo destro piazzato supera la traversa. Il terzo tiro del Boro arriva al primo di recupero ed è un colpo di testa di Marten De Roon. Qui l'olandese arriva sul secondo palo per colpire un cross molto morbido di Friend dove stavolta Bravo non può fare nulla. La partita finisce 1-1 e in quel momento la stagione del Middlesbrough sembra ancora promettere bene.

A fine novembre un rigore di Slimani toglie a Karanka la possibilità di battere il Leciester campione uscente; poco male, a inizio dicembre Ramírez inchioda l'Hull e nel turno che precede il Boxing Day una doppietta di Negredo e un altro gol di De Roon stendono lo Swansea. Il Boro è una squadra più che mai viva e anche il pubblico vive il momento con molto entusiasmo, forse anche troppo. E forse anche per questo la stagione comincia a prendere una piega tragica: da quella vittoria sullo Swansea e fino a inizio marzo, la squadra di Karanka segna tre gol e raccoglie quattro pareggi, di cui tre per 0-0.

Per motivi difficilmente comprensibili – soprattutto alla luce della presenza di Negredo – nel mercato di gennaio la dirigenza porta a Karanka due centravanti, Rudy Gestede e Patrick Bamford, che in Championship erano diventati delle istituzioni ma che nei loro passaggi in Premier League si erano sempre mostrati abbastanza inadatti al livello.

Nel frattempo anche l'ambiente comincia a mostrare insofferenza e Karanka, che comunque nell'agitare le acque può dire di aver studiato alla scuola di José Mourinho, se la prende con i suoi tifosi definendo orrenda l’atmosfera al Riverside. In particolare lo spagnolo sembra estremamente seccato dal fatto che, parole sue, il pubblico chiedesse più lanci lunghi: «[I tifosi] devono ricordarsi cosa eravamo un anno fa, hanno la memoria corta. Dobbiamo sistemare questa cosa ma finché sarò qui non ci metteremo a fare lanci lunghi».

Una manciata di giorni dopo, il manager spagnolo si presenta in conferenza stampa e alza ancora di più i toni, sostenendo che a criticarlo fossero quei tifosi che allo stadio avevano cominciato ad andarci dopo la promozione. Intanto il Leicester, in piena crisi dopo la leggendaria stagione del titolo, prova a mettere le mani su Gaston Ramírez ma la dirigenza del Middlesbrough decide di opporsi e l'ex Bologna non la prende bene. Non sorprenderà sapere che sua stagione finisce di fatto in quel momento.

Prima i tifosi, poi la società e infine i giocatori si rivoltano contro Karanka. La visione polarizzante dello spagnolo diventa una triste e malriuscita caricatura di quello che il suo mentore José Mourinho era riuscito a creare. Quel “noi contro tutti” finisce per disgregare, frammentare e dividere il club, diventando un “io contro tutti” che alla fine gli costerà il posto.

La fine della sua avventura arriva a marzo. L’ennesima lite interna porta lo spagnolo a estromettere dalla partita di FA Cup contro il City sia Bamford che l’icona del club Stewart Downing. Contro quest'ultimo l'affronto è troppo grande e l'addio diventa inevitabile.

Nel momento in cui Karanka viene messo alla porta il Middlesbrough ha una delle migliori difese della Premier League. Nonostante ciò, Ben Gibson finirà per contestare pubblicamente le scelte dello spagnolo, sostenendo come fosse difficile mantenere un assetto difensivo ordinato per tempi lunghi come quelli a cui erano ormai abituati.

Dopo la dipartita di Karanka il Boro infila altre sei partite senza vittorie, con due pareggi per 0-0. La vittoria torna ad aprile quando De Roon dà il colpo di grazia al Sunderland, che ormai veleggia verso la Championship.

L’ultimo sussulto vitale arriva di nuovo contro il Manchester City ed è uno di quei strani pareggi di fine stagione. Ad aprire le marcature è un bellissimo sinistro di Negredo dal limite, in un primo tempo in cui quasi tutte le occasioni sono state del Boro. Nel secondo tempo il City rientra in campo in modo veemente e alla fine l’errore un errore di De Roon vale un rigore per il City. Agüero trasforma ma a sorpresa il Middlesbrough torna avanti grazie a un gol francamente bizzarro di Calum Chambers. La partita termina sul pari per un colpo di testa di Gabriel Jesus e lì di fatto finisce anche la stagione del Boro.

Subito dopo arriva una sconfitta per 3-0 con il Chelsea di Conte e con essa la certezza del ritorno in Championship. Un finale amaro a una stagione strana che sembrava partita sotto ben altri auspici.

In estate gran parte della rosa viene smantellata: Fischer va in Germania, De Roon torna a Bergamo, Stuani torna in Spagna e Ramírez approda alla Samp. La sensazione che resta è quella di vedere chiudere il tuo locale preferito, un locale che non aveva niente di speciale ma a cui comunque eri un po’ affezionato. Ma, d’altronde, a Middlesbrough non c’è niente di speciale.

  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal,
    dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

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