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- di Federico Castiglioni

Considerazioni sparse post Fiorentina-Roma (2-0)


La Roma di Mourinho, dopo i successi di Conference League, annaspa ancora in campionato. I viola interrompono con una prova di forza la striscia negativa e rimettono piede in zona Europa.


- Campionato che non finisce mai. Fiorentina-Roma era una gara che poteva allungare la crisi dei gigliati iniziata a metà aprile, spedendoli definitivamente fuori dei piazzamenti europei. Era una gara che poteva mettere al sicuro la Roma, portandola di nuovo a pari con la Lazio e dandole la matematica qualificazione alle coppe, in attesa della finale di Tirana. E invece i viola si rimettono in corsa con una vittoria pesante, e con una prestazione dominante e quasi senza rischi;

- Il doppio vantaggio nei primi 10 minuti (Gonzalez su rigore - generoso - e Bonaventura) condiziona pesantemente il piano tattico della gara, in particolare quello della Roma, squadra reduce perdipiù dalle fatiche di coppa. Per quanto gli uomini di Mourinho abbiano, nel corso della stagione, dimostrato di avere risorse mentali inesauribili e persino insospettabili, rimangono incartati per quasi tutta la gara nella pressione alta dei viola, uscendone alla fine sfibrati proprio sul piano psicologico. la Roma, costretta a rimontare e a forzare la spinta in avanti, si è ritrovata fuori dalla sua zona-comfort, mentre la Fiorentina pur con momenti di sofferenza è riuscita a spegnere le velleità giallorosse ben prima del fischio finale;

- La squadra di Italiano è apparsa decisamente più brillante nell'occupazione del campo e nel tenere le distanze giuste tra i reparti, rendendo sterile e farraginoso il possesso romanista, incapace di sviluppare con efficacia e con la soluzione Abraham sempre ben sorvegliata da Igor e Milenkovic. Dominante la gara dei viola soprattutto a centrocampo con il terzetto Amrabat-Duncan-Bonaventura, abilissimi a legare la squadra, a far girare il pallone con velocità e precisione e a trovare le giuste soluzioni di attacco dello spazio;

- Alla Fiorentina è mancato il colpo del KO, tanto a rimarcare l'eterno cruccio dei toscani, ovvero la poca precisione e concretezza negli ultimi 25 metri. Nonostante questo, spicca tra i viola la prova di Nico Gonzalez, riemerso dalle ombre di un mese da incubo. L'esterno argentino, oltre al gol (con esultanza a mitraglia, come Batistuta), è stato al centro delle trame offensive e ha creato costante superiorità numerica, seminando il panico sulle catene laterali della Roma;

- In casa Roma, oltre agli appigli moviolistici, ci si può appellare al fatto che la gara non fosse così decisiva (i giallorossi rimangono sesti) e che le scorie della gara di giovedì non potevano non pesare. Resta come nota particolarmente negativa la prova dei "terzi" di difesa, Mancini e Ibanez, sistematicamente portati a spasso da Gonzalez e Ikoné (poi spesso non lucido al momento dell'ultima giocata). Si salva Smalling, bravo a disinnescare un generoso ma poco pungente Cabral. Buono l'ingresso in campo di El Shaarawy, meno quello di Zaniolo all'intervallo, mai seriamente capace di strappare e rompere l'accerchiato di Abraham. E buona corsa per l'Europa a tutti.

(foto in copertina Gabriele Maltinti/Getty Images)

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