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3 min

- di Simone Renza

Considerazioni sparse sulla promozione del Lecce in serie A


Una vittoria primaverile, la conquista della Serie A e l'entusiasmo in vista dell’anno prossimo: bentornato Lecce!


- Una sera d'estate. Appoggiati ad un muro di pietra bianca. Nel mezzo dell'entroterra salentino si discuteva circa il fallimento della stagione precedente e del rinnovamento portato dall'arrivo di Corvino e della nuova proprietà. Dubbi, perplessità e disincanto. Arrivava una colonia di scandinavi. A pensarci bene agli antipodi per cultura e clima. Rinnovamento generazionale ma con alcuni punti fermi. Avrebbe funzionato? A quasi un anno, con la semplicità dell'ex post, possiamo dire di sì;

- La Serie B è un vero e proprio inferno, come la Serie C. Certo meno machiavellica. Osservando da spettatore non neutrale il percorso del Foggia nei play off di quest'ultima categoria viene proprio da pensare ad un sadismo nella sua ideazione. Ritornando, però, a quanto accaduto nella "terra di dove finisce la terra", il Lecce ha conquistato la sua "decima" mantenendo sempre costanza di rendimento. Non di certo ribeva gli occhi. I cali ci sono stati. I fantasmi apparivano nitidi ai tifosi, specie dopo la sconfitta di Reggio Calabria e quella di Vicenza. Conoscendoli avrebbero mal digerito un'altra beffa. Le contendenti erano agguerrite e ben equipaggiate. Il Pisa del bel gioco, il Monza di Silvio e Galliani, la Cremonese (salita in A ridando un sapore di anni 90 e facendo riaffiorare ricordi dolci per tutti). Ciò nonostante il Lecce è riuscito ad assestare i colpi giusti al momento giusto. Concretezza e mentalità. Così la "decima" è arrivata;

- Marco Baroni non è un integralista del gioco. Riesce a far adattare le proprie squadre all'avversario di turno. Le sue parole sono emblematiche di come la sua carriera di giocatore e di allenatore abbia trovato a Lecce il proprio filo "A volte si chiude un ciclo: sono arrivato qua 34 anni fa da calciatore, mi hanno fatto crescere come uomo e calciatore. Avevo un debito, siamo tornati in A e adesso sono felice". Merito enorme è stato mantenere la concentrazione sempre altissima. 38 gare con intensità emotive alte, su campi ostici e contro squadre che di per certo non si danno vinte facilmente, complice anche la paura del baratro della C di cui si è detto. Baroni ha avuto l'impatto mentale giusto facendo quadrare la squadra e sapendo ben mescolare freschezza e impulsività dei giovanissimi con la lucidità e l'esperienza dei veterani. La Serie A riacciuffata dopo due anni è merito suo;

- Corvino. Un capitolo speciale va dedicato ad un dirigente e talent scout, come direbbero i più anglofoni, di livello. In molti lo davano per "bollito". Grande conoscitore del calcio balcanico e sudamericano (Valeri Božinov, Ernesto Chevantón, Mirko Vučinić, Cristian Ledesma e Axel Konan. Nomi che dovrebbero dire qualcosa a molti). Da salentino ha sentito il bisogno e la necessità di ripartire da lì. Lo doveva alla città, alla sua gente. Lo doveva a sé stesso. Lo ha fatto ancora. Ha rivolto lo sguardo verso il calcio emergente: quello scandinavo. Ha tirato le sue reti ed ha pescato bene: lo svedese Björkengren, il danese Hjulmand e gli islandesi Bjarnason ed Helgason. Ora c'è la Serie A. Mantenere la categoria non sarà semplice. Qualcosa, però, dice che tirerà fuori dal suo cilindro giocatori di cui sentiremo parlare per un bel pò;

- Strefezza ("in nazionale!" stando a molti tifosi salentini) e Coda. I migliori della B. 20 i gol di quest'ultimo. 6 gli assist del primo. Hanno tenuto in piedi il gruppo con classe e determinazione. Il Capitano Lucioni altro artefice principale. Dirige la difesa leccese con maestria e la rende la meno battuta del torneo. Non cosa da poco in 38 partite subire solo 31 gol. Majer il veterano che "di ciuffo" ha messo a segno il gol della promozione ieri sera. Hjulmand: 22 anni ma si carica sempre tutto il peso del centrocampo addosso. Prospetto di sicuro valore. La Serie A sarà il banco di prova supremo. Un doveroso tributo ad un altro giocatore essenziale e centrale quest'anno: il pubblico. Li conosco bene. Sono appassionati, sanguigni, tantissimi ovunque la loro squadra giochi. Se la meritano più di tutti.

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Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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