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3 min

- di Nicola Santolini

Cosa succede all'Atalanta?


Nelle scorse stagioni l'Atalanta si era resa protagonista di gironi di ritorno eccellenti, spesso migliorandosi rispetto alla prima parte di campionato, ma quest'anno qualcosa non ha funzionato.


L'Atalanta aveva chiuso il girone d'andata di questa stagione al quarto posto, a -4 dal Milan secondo e a +4 sulla Juventus quinta. Nel girone di ritorno però, contrariamente al recente passato, la Dea è sembrata sempre in grossa difficoltà e oggi è a -13 dal quarto posto. Cosa non ha più funzionato?

Proviamo a farci aiutare dalle statistiche avanzate.

Guardando ai volumi di occasioni create e concesse, non si evidenziano particolari trend negativi: l'Atalanta ha prodotto più npxG rispetto a quanti ne ha concessi per buona parte del girone di ritorno, e in generale in poche occasioni è stata inferiore agli avversari.

Una tendenza negativa è presente per quanto riguarda la qualità delle occasioni costruite: i non-penalty xG per tiro sono scesi, segno che l'Atalanta nell'ultimo periodo ha costruito tiri mediamente meno pericolosi rispetto ad inizio stagione.

Considerando invece il field tilt come indicatore del dominio territoriale, anche se nelle ultime settimane il valore è in calo, la Dea è quasi sempre riuscita a mantenere un predominio superiore agli avversari affrontati e in Serie A resta tra le squadre migliori secondo la metrica.

Analizziamo ora uno dei marchi di fabbrica dell'Atalanta, la pressione alta e aggressiva, che può essere misurata (più in termini di intenzione che non di efficacia) tramite il PPDA, indice calcolato come rapporto tra il numero di passaggi concessi in costruzione agli avversari e gli interventi difensivi e falli fatti nella stessa area di campo.

Nel corso della stagione il PPDA è salito (e quindi peggiorata l'intensità di pressione), nonostante la Dea mantenga il secondo miglior valore medio della Serie A, dietro al Torino.

L'Atalanta ha anche il terzo miglior valore di BDP (Build-up Disruption%), metrica calcolata da Soccerment che misura la capacità della squadra di peggiorare le precisione dei passagi in costruzione degli avversari, dando una buona misura dell'efficacia della pressione.

Dato quindi un quadro generale non particolarmente negativo a livello di prestazioni, una delle possibili concause di questi mesi di difficoltà può essere ricercata in come il volume di gioco creato viene concretizzato, in particolare attraverso la finalizzazione.

Osservando i dati di under/over performance rispetto ai npxG è evidente come l'Atalanta, rispetto a inizio stagione, negli ultimi mesi abbia avuto molte difficoltà nel convertire in rete le occasioni create.

Sotto questo aspetto, il peso delle stagioni negative di Zapata e Muriel, costellate di infortuni, e dello stop di Ilicic, è evidente. A questo si aggiunge la scelta di cedere Piccoli a gennaio, rivelatasi sfortunata vista la successiva e contemporanea assenza di entrambi i colombiani.

Per far fronte a questa situazione Gasperini in diverse occasioni è stato costretto a schierare in posizioni inusuali giocatori come Malinovskyi, Miranchuk e Pasalic, e anche l'innesto di Boga a gennaio non ha finora avuto l'impatto sperato.

Inoltre l'assenza per tutta la stagione, fino alla cessione all'Inter, di Gosens, che rappresentava un'arma tattica e offensiva fondamentale non è stata sufficientemente sostituita. Sarebbe però stato davvero difficile trovare un esterno già pronto e capace di attaccare l'area avversaria con quell'intensità ed efficacia.

L'Atalanta non ha smarrito i suoi princìpi di gioco, ma ha perso di efficacia nella loro implementazione. Inoltre, nonostante i buoni volumi di occasioni create, nella seconda parte di stagione uno dei principali problemi è stata la scarsa capacità di convertirle.

L'Atalanta sta pagando le annate negative (e sfortunate) dei suoi attaccanti ma anche la prima stagione, dopo diversi anni, in cui non è riuscita a sostituire giocatori ed integrarne di nuovi con la stessa efficacia del recente passato. A questo si aggiunge forse un primo (e fisiologico) segnale di usura del sistema tattico e di alcuni suoi elementi.

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Nato a Forlì nel 1994. Laureato in Ingegneria Informatica e ora ricercatore presso l'Università di Bologna. Amante del calcio, malato di Inter e fantacalcio, tenta ostinatamente di razionalizzare il gioco attraverso numeri e statistiche, ma rimane piacevolmente incantato dalla sua irrazionale imprevedibilità.

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