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3 min

- di Alessandro Basile

Considerazioni sparse post Marsiglia-Feyenoord (0-0)


Sarà la squadra di Arne Slot a sfidare la Roma nella finale della prima edizione della Conference League: il verdetto al termine di una brutta semifinale di ritorno.


- Dimenticate lo spettacolo di Rotterdam. Tanto divertente era stato il primo atto della contesa tra Feyenoord e Marsiglia, quanto deludente il secondo: alla fine sono gli olandesi a volare a Tirana, dove il prossimo 25 maggio sfideranno la Roma, irriducibile rappresentante di un calcio a dir poco malandato come il nostro. Il team biancorosso torna a disputare una finale europea - di un torneo nuovo di zecca come la Conference League - a vent'anni di distanza dall'ultima volta: correva la stagione 2001-2002 quando il Feyenoord si aggiudicò la Coppa UEFA, battendo (in casa propria) il Borussia Dortmund;

- In un Vélodrome caldissimo in tutti i sensi - per il sostegno incessante ai beniamini di casa ma anche per le bordate anti-sistema (vedasi il maxi striscione UEFA Mafia apparso in curva, dopo la decisione del massimo organismo continentale di chiudere parzialmente lo stadio a seguito degli incidenti occorsi nel precedente match di coppa col PAOK) - le due squadre scendono in campo piuttosto contratte. Il Feyenoord, forte del 3 a 2 casalingo, presenta la stessa formazione della gara di andata, con Til in posizione ibrida: un po' interno destro e un po' trequartista, in un modulo che oscilla fra un 4-3-3 e un 4-2-1-3. Sull'altro fronte Sampaoli, abituato a cambiare spesso abito alla sua creatura, decide di arretrare Kamara in difesa, escludendo il disastroso Ćaleta-Car visto al De Kuip; in mezzo al campo tocca a Gueye il compito di far legna mentre davanti la sorpresa è rappresentata da Harit, con Payet vertice avanzato. Si comincia con un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime della strage di Furiani, avvenuta esattamente trent'anni fa in Corsica, prima della semifinale della Coppa di Francia tra Bastia e Marsiglia: il crollo di una tribuna provvisoria causò la morte di 18 persone e il ferimento di oltre 2mila tifosi presenti allo stadio Armand Cesari;

- A Marsiglia c'è un pizzico d'Italia: al VAR si registra la presenza del duo Di Bello-Irrati. Per assistere alla prima palla-gol del match bisognerà attendere il 21° minuto: Payet suggella una bella azione corale dei suoi con un sinistro a giro che termina di poco alto. Di lì a poco, alla mezzora, sarà proprio il 35enne fantasista a dover lasciare il terreno di gioco per un problema muscolare: un duro colpo per Sampaoli, costretto a rinunciare al suo uomo di maggior classe e a rivedere completamente il piano-gara. Tocca a Milik subentrare: il polacco, non al meglio fisicamente, farà rimpiangere il compagno e non si farà rimpiangere per niente dai suoi ex tifosi del Napoli. La gara è bloccata, molto fisica: lo spettacolo latita e non si contano gli errori di misura. Il Feyenoord è abile nello spezzare il ritmo avversario al momento giusto ma davanti si fa vedere col contagocce: nel finale della prima frazione, sull'unico guizzo della serata di Dessers, è Til a sfiorare il gol, su un tiro da ottima posizione deviato in angolo;

- Nella ripresa non cambia la musica. Dopo l'intervallo Sampaoli decide di buttare nella mischia un altro dei tanti ex "italiani" della rosa, ovvero Lirola, al posto di Gueye, col relativo ritorno di Kamara in mediana. Sarà proprio lo spagnolo, voglioso ma assai impreciso, il protagonista dell'unica vera occasione capitata al Marsiglia nei secondi 45', esattamente al minuto 77, sugli sviluppi di un corner. Nemmeno l'ingresso di Bakambu (al 62', a rilevare uno spento Bamba Dieng) servirà a rivitalizzare i padroni di casa, a secco di idee e di ispirazione: male tutti i giocatori offensivi (negli ultimi 10' in campo anche Cengiz Ünder); da salvare le prove del roccioso Luan Peres e dei volitivi Rongier e Kamara;

- Il Feyenoord ha avuto, tutto sommato, vita abbastanza facile nel contenere gli avversari ed è riuscito a creare tre palle-gol nitide: il destro alto di pochissimo di Trauner al 67' e le due occasioni capitate nei minuti di recupero al neoentrato Jahanbakhsh e a Kökçü. Buona la direzione di gara dello svizzero Scharer, chiamato a sedare un paio di accenni di rissa nel secondo tempo, a testimonianza del nervosismo da alta posta in palio. All'Arena Kombëtare di Tirana sarà dunque Feyenoord contro Roma: da una parte il primo club olandese capace di aggiudicarsi Coppa dei Campioni, Coppa Intercontinentale e Coppa UEFA (quest'ultima vinta due volte, nel 1974 e nel 2002); e dall'altra un club che vanta nel suo scarno palmares internazionale due trofei che non esistono più, ovvero Coppa delle Fiere (vinta nel 1961 e soppressa dieci anni dopo) e Coppa Anglo-Italiana (conquistata nel 1972, ultima edizione nel 1996).

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Napoletano. Giornalista e copywriter. Calcio e musica nella mente e nel cuore, ma anche tanto altro.

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