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, 6 Maggio 2022

Considerazioni sparse post Inter-Empoli (4-2 )


Inter dantesca, con andata e ritorno tra inferno e paradiso.


- A San Siro l'Inter ha un solo risultato per continuare a credere nello scudetto e mettere pressione al Milan. Dall'altra parte c'è un Empoli che non ha più nulla da chiedere al proprio campionato. Ne esce una partita da pazza Inter con i nerazzurri che vanno sotto di due goal per poi riprenderla di nervi e classe. Portano a casa quello che serve ma in vista della finale di Coppa Italia sarà bene registrare la difesa;

- De Vrji e Skriniar assenti ingiustificati della prima mezz'ora. Molto bene Barella, anima e corpo della squadra e Calhanoglu che si mette a fare gioco con un Brozovic marcato ad uomo. Dimarco fa confusione mentre Perisic è il solito treno. Sottotono Correa e Dumfries, con Lautaro che invece ha l'argento vivo addosso. Entrano bene tutti dalla panchina ma vogliamo sottolineare la voglia di Darmian e il contributo in termini di calma apportato da Vidal;

- Empoli che fa il suo rispettando l'impegno e lo spirito sportivo. I ragazzi di Andreazzoli iniziano cattivi e compatti con un Pinamonti e un Parisi in grande spolvero. Zurkowski è una spinta costante e Vicario è superlativo per tutti i 90 minuti nonostante i 4 goal a referto. Difficile chiedere di più alla squadra toscana;

- Inzaghi evidenzia ancora una volta come lo step che gli manchi sia di presa mentale sulla squadra, che scende in campo frenetica e nervosa come contro il Bologna. E' impensabile pretendere di recuperare due goal ogni volta che ciò avviene. L'allenatore nerazzurro dovrà lavorare sulla testa dei suoi, registrando anche la fase difensiva che continua a concedere troppi goal;

- Barella oggi ha lasciato sul campo la più valida motivazione al perchè dovrebbe essere il prossimo capitano dell'Inter. Primo a non arrendersi. Primo a continuare a crederci. Primo a motivare i compagni con corsa, dinamismo e concentrazione. Una prova fantastica del centrocampista della nazionale che ha fatto veramente brillare gli occhi a tutto uno stadio.

  • Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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