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5 min

- di Simone Renza

La pañolada, il Bernabeu e il peso della storia


Giocare contro il Real è sempre un problema se non si è pronti a sobbarcarsene croci e delizie. Occorre essere psicologicamente predisposti a sopportare un carico di responsabilità sportivamente enorme. La storia pesa, eccome se pesa.


"È difficile dire perché questo accade. La storia di questo club ci aiuta ad andare avanti quando sembra che non ci siamo più" Carlo Ancelotti nel post partita di Real Madrid - Manchester City, 04.05.22

"A por la 14". Sulle spalle dei giocatori madridisti, nella serata di ieri, campeggiava questa scritta che, bandendo ogni forma di scaramanzia, suona come profondo desiderio di realizzazione di un obiettivo che, dalle parti del Bernabeu, è considerato quasi come un minimo sindacale. Doveroso.

Un pò perchè fu proprio Santiago Bernabeu (il cui fratello Antonio fondò il Bologna FC) a volere la creazione di questa competizione insieme al giornalista francese Gabriel Hanot. Un pò anche perchè furono le stesse merengues a vincere la prima coppa in palio nel 1955, guarda caso proprio a Parigi (dove si disputerà la prossima finale contro il Liverpool) ed, infine, un altro pò perchè sono la squadra che ne ha vinte il maggior numero: 13.

A por la 14, quindi.

Da molte parti si è scritto che la storia sia stata un fattore. Che abbia in un certo senso pesato. Quella sopra accennata, in effetti, pare essere un bel macigno che ti viene dato sulle spalle nel momento in cui vesti la camiseta blanca. "Po esse fero e po esse piuma", parafrasando un sempre verde Mario Brega. Questa volta è stata piuma, la storia. Ha reso i giocatori madridisti leggeri. La loro mente, in tutte le partite casalinghe disputate, non ha mai vacillato o non è mai crollata. Sino al triplice fischio la lucidità gli è sempre stata amica fidata. Lo stesso non si può dire per le squadre di Pochettino, Tuchel e Guardiola per cui, invece, la storia è divenuta "fero".

Una bella infografica della rivista spagnola Sphera Sport sintetizza proprio questo assunto facendo una rapida sintesi del camino a la final. Ma è vero? Possibile che la storia, di cui si definirà il campo semantico per poter capire di cosa parliamo, sia stato un fattore determinante? Si può credere che questa abbia trascinato un Real non ai suoi massimi splendori e nel pieno di un ricambio generazionale ad una finale che, si può azzardare a dire, non pronosticata?

Prima di tutto: cos'è la storia? Senza lanciarsi in arzigogoli o ricami linguistici, basta semplicemente definirla come la somma dei trofei in bacheca, il prestigio acquisito derivatone nel corso dei decenni e, conseguentemente, le aspettative che la stampa che gli ruota attorno crea e, soprattutto, del proprio pubblico. Quest'ultimo è sempre un fattore, come lo è ovunque. Certo. Persino nelle remote e "fredde" lande norvegesi o svedesi, dove si crede che i tifosi siano algidi, figuriamoci nella caliente Madrid. Giocare nel catino del Bernabeu, anche se in fase di ristrutturazione (già agibile dopo solo 400 giorni dall'inizio dei lavori), davanti a 81.000 ca. tifosi non è cosa da tutti. Il rischio di esserne intimoriti, sia che tu giochi nella squadra di casa che non, è altissimo. E spesso diviene fatale.

"Si sente il peso della storia, qualcosa che non si può comprare. Il Madrid è il club di maggior successo al mondo e con il miglior atteggiamento del mondo. A volte non ci spiega neanche come vinca, ma è una questione genetica. Al Madrid non vivi di un risultato. Ho avuto ottimi compagni di squadra, giocatori magnifici, che sicuramente non hanno resistito a quella pressione. È che il Real gioca per vincere. Per resistere servono personalità e fiducia nei propri mezzi se no, è impossibile. A Madrid se vinci è impressionante, ma se perdi tutto trema, perché è un club fatto per vincere. Molti giocatori sono passati di qui, ma la grandezza del club ha sempre prevalso".

Fernando Hierro

Tanti giocatori hanno maldestramente fallito con la maglia del Real perchè schiacciati dalla pressione che quei trofei in bacheca portano con sè. Altrettanti allenatori non hanno saputo reggere la Storia che gli è inevitabilmente calata addosso.

"Quello del Real è un ambiente molto complicato, nel corso degli anni sono stati mandati via tantissimi allenatori: lì serve la perfezione in tutto e, al primo errore, iniziano ad arrivare i problemi".

Rafa Benitez

Banalmente, se ieri il Real fosse uscito di scena il pubblico avrebbe di certo applaudito. Se invece l'aspettativa fosse stata l'approdo in finale? Se il pubblico non si fosse accontentato della Liga vinta qualche giorno fa? Ritengo che per comprendere l'effettivo peso che la storia possa avere sia quando si concretizzi negli occhi dei tifosi la delusione delle attese di inzio stagione il cui culmine è concretizzato dal gesto estremo di disappunto e sdegno: la pañolada. Uno sventolare di pañuelos, fazzoletti bianchi. Mutuato ormai da moltissime tifoserie in giro per l'Europa, l'agitazione del panno bianco è sempre stato lo schiaffo supremo che il Bernabeu intende infliggere a chi fallisce. A chi delude la storia di quel club.

L'origine va ricercata, probabilmente, nell'uso che viene fatto durante la corrida (tradizione che non tardo a definire ancestralmente barbara) quando il pubblico agita i fazzoletti per chiedere i trofei al torero del malcapitato bovino di turno. Concettualmente ha un significato opposto, poichè vorrà dire che il pubblico ha gradito il Torero di turno, ma di fondo rimane come la richiesta della testa (o parte di essa) di qualcuno.

Volendo scavare ancora più fondo tra le polverose pagine della storia, pare che l’origine risalga addirittura all’imperatore Lucio Domizio Aureliano (3 secolo d.c.), che impose l’utilizzo del pañuelo per dimostrare il loro gradimento o la loro disapprovazione durante gli eventi pubblici.
Così, se il pubblico del Bernabeu è scontento della squadra, del suo rendimento, dell'allenatore ma anche dell'arbitraggio o della società stessa, agita 80.000, suppergiù, fazzoletti bianchi.

Un gesto che pesa. Il Presidente di turno non può non tenerne da conto. Fatale lo sventolio fu per Capello, ad esempio. Lo stesso Ancelotti rischiò di patirne le amare conseguenze. Persino Zidane, nella veste di allenatore, rischiò che la sua testa venisse sacrificata sul piatto del malcontento popolare.

La storia impone sì la disapprovazione verso i propri giocatori ma, l'educazione al bel calcio, la raffinatezza dei palati degli aficionados blancos ha spesso fatto assistere anche ad acclamazioni a scena aperta durante clamorose sconfitte. Si pensi a quella rivolta a Ronaldihno, quando vestiva la maglietta del Barcelona, nel Clasico del 2005 (non una partita qualunque, quindi)

Ma il ricordo rimanda anche verso quella rivolta a Del Piero.

L'abitudine alle vittorie, a incamerare trofei, quindi la Storia del club genera anche il riconoscimento della grandezza manifestata dall'avversario di turno in casa propria.

Giocare con o contro il Real è sempre un problema se non si è pronti a sobbarcarsene croci e delizie. Occorre essere psicologicamente predisposti a sopportare un carico di responsabilità soprativamente enorme. La storia pesa quindi? Decisamente sì. Abbiamo letto dirlo a chi quel campo e quell'ambiente l'ha vissuto da dentro e lo si è visto, soprattutto, lungo tutta questa Coppa Campioni dove il percorso madridista è stato caratterizzato soprattutto dalla caratura mentale e dell'attitudine a giocarsi tutte le proprie chances fino all'ultimo secondo utile, lì dove sono avvenute le remuntade impossibili.

«Al Bernabeu cambiava tutto: pesava l’ambiente, assediavamo l’area, giocavamo duro, allungavamo le partite»

Carlos Alonso González detto "santillana"

Oggi più che negli anni '80, quando venne coniata, possiamo dire che

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Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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