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2 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse post Roma-Leicester (1-0)


La Roma impone il proprio marchio alla sfida e conquista una finale europea, 31 anni dopo.


- In un Olimpico da brividi va in scena il derby di Claudio Ranieri - che si è commosso alla standing ovation tributatagli dall’intero stadio - e forse non a caso ne è venuta fuori una sfida in perfetto stile dell'allenatore testaccino: tanta intensità, tanti duelli individuali, tanta attenzione alla fase difensiva. Finisce con le lacrime di gioia e 70mila persone che cantano “grazie Roma”, con i giallorossi che raggiungono la tanto agognata finale. Certo, è solo la terza competizione europea, ma notti così nella capitale non si vivevano da tempo immemore, ed è pur sempre un ottimo punto di partenza;

- La Roma parte con il turbo, prova subito ad aggredire altigli inglesi e crea subito un paio di chance. Così al minuto 11 arriva il gol che cambia la storia della sfida, l’incornata di Tammy Abraham su corner di Pellegrini, ormai un marchio di fabbrica degli uomini di Mourinho;

- Dal vantaggio, la Roma dimostra di aver interiorizzato la filosofia del suo allenatore e gioca cercando di ridurre al minimo ogni fattore di rischio: abolita ogni forma di costruzione dal basso, all'occorrenza 10 uomini dietro la linea del pallone senza alcuna remora e una fase offensiva delegata alle erculee imprese dei due attaccanti, chiamati a raccogliere palla sulla metà campo e a portare la croce. Non sarà stato uno spettacolo per gli esteti, ma in queste competizioni si va avanti anche con la capacità di stare dentro la gara, di combattere da squadra e di saper piegare in proprio favore gli episodi. La Roma lo ha saputo fare e il piano ha funzionato, perché il primo tiro in porta del Leicester è arrivato solo al minuto 78’, con gli uomini di Rodgers che non sono mai riusciti a costruire una chance pulita all’interno dell’area di rigore;

- Abraham, eroe di serata, gioca una partita monumentale, di enorme sacrificio. Fa il capo ultrà incitando i suoi tifosi (con i quali ha un’empatia fuori dal comune), facilita la risalita del pallone facendo a sportellate con l’intera difesa del Leicester e tiene i reparti vicini. Grande prova anche di Pellegrini, fondamentale a schermare Tielemans nella prima frazione e a guidare le possibili transizioni: il grosso delle azioni della Roma passa da lui, e non è un caso. Smalling si conferma un fattore, e oggi dà la giusta sicurezza anche a Ibanez e Mancini, che per una volta si concedono una performance senza sbavature;

- Il Leicester ci mette grinta e voglia ma sul piano del gioco delude, con troppi errori sulla trequarti offensiva e troppe poche soluzioni per uscire dalla gabbia della Roma. Vardy non incide, Lookman -decisivo all’andata- si perde nel duello con Zalewski, Maddison ci prova ma predica nel deserto. Per la Roma adesso arriva una finale con il Feyenoord, alla quale si presenterà inevitabilmente da favorita. Sarà una sfida tra due diversi modi di intendere il calcio, ma soprattutto un’occasione per tornare a splendere dopo tanti anni di delusioni e gioie strozzate in gola.

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Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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