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- di Gabriele Moretti

Lo strano caso di Piqué, Rubiales e l'Arabia Saudita


Nelle ultime settimane in Spagna si sta discutendo moltissimo in merito alla riforma della Supercoppa nazionale, del ruolo dell'agenzia di eventi controllata da Piqué e delle torbide relazioni tra il centrale del Barcellona, il presidente federale Rubiales e i petroldollari sauditi.


Dopo aver creato il nuovo e controverso formato della Coppa Davis – torneo che per semplificare potremmo indicare come un mondiale di tennis a squadre – il difensore centrale del Barcellona Gerard Piqué, attraverso la sua azienda Kosmos, si era proposto di riformare radicalmente la Supercoppa Europea per creare un torneo più lungo e affascinante, giocato in estate, che mettesse in competizione le migliori quattro squadre europee in modo simile all’attuale Coppa del Mondo per Club. 

Naufragato il progetto, il 3 blaugrana non si è arreso e ha puntato tutte le sue fiches sulla Supercoppa di Spagna. Il progetto fu accolto con entusiasmo da Qatar e Arabia Saudita che presentarono le rispettive offerte. La monarchia dei Saud avanzò la proposta migliore e l’accordo venne concretizzato nel settembre 2019 con un accordo triennale che in seguito alla pandemia venne prolungato fino al 2025 con opzione di estenderlo per altre quattro stagioni. 

Chiaramente, la riforma ideata da Kosmos non avrebbe potuto diventare realtà senza il consenso della Federazione e dell’Associazione calciatori spagnole. Il contratto prevedeva – e tutt’ora prevede – un torneo giocato a Jedda e Riad durante l’inverno, a cui partecipano le prime due classificate della Liga e le finaliste di coppa. In cambio Sela – azienda controllata dal fondo sovrano saudita che si occupa di organizzare grandi eventi sportivi e culturali per migliorare l’immagine internazionale del paese ultimamente oscurata (mai abbastanza!) dalle accuse di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani – garantiva il pagamento di 120 milioni esentasse dilazionati in tre anni alla Federazione e quattro a stagione come commissione all’azienda di proprietà del calciatore catalano.

(BRYAN R. SMITH/AFP via Getty Images)

Teoricamente, non vi sarebbe nulla di illegale dietro questa operazione, dal momento che Kosmos non riceve denaro dalla Federazione ma direttamente dagli organizzatori sauditi. Tuttavia, in Spagna la questione resta al centro del dibattito sia a causa dei possibili conflitti di interesse in un’operazione del genere, sia a causa di una serie di messaggi vocali scambiati tra il presidente federale Rubiales e Gerard Piqué che mettono in dubbio l’indipendenza del calciatore rispetto all’organizzazione del torneo. Secondo gli audio e i documenti acquisiti dalla fonte di El Confidencial, i due si sarebbero messi d’accordo per fare pressione sulle autorità dell'Arabia Saudita affinché questa pagasse a Kosmos ventiquattro milioni di euro in sei anni e che, a sua volta, Rubiales avrebbe accettato corrispondere a Piqué circa sei milioni di euro per l'accordo, cercando però di nascondere il coinvolgimento del difensore del Barça nei contratti e nei registri ufficiali.

L’indagine pubblicata da El Confidencial, inoltre, afferma che Pique e Rubiales erano in contatto fin dal 2018, con il veterano del Barcellona che già all’epoca suggeriva l'idea di modificare il torneo allargandolo a quattro squadre. Rubiales era d’accordo e aveva dato a Piqué il via libera per la ricerca di possibili acquirenti per i diritti TV del nuovo torneo. Allo stesso tempo, l'idea iniziale era quella di ospitare il torneo al Santiago Bernabeu o al Camp Nou, possibilmente il secondo, prima di trasferirsi in Medio Oriente. In una conversazione, il catalano racconta come trovare il modo di aggirare l’opposizione dei blancos: «Penso che il Madrid mi dirà di no. Ma per noi è un’ottima notizia per salvarci la faccia: noi diremo che [il Camp Nou] è lo stadio più grande, che [il Barcellona] ha vinto la Liga e la Supercoppa. Abbiamo tutta la legittimità».

In altre conversazioni, si può ascoltare Piqué cercare di convincere Rubiales ad andare avanti con il progetto nonostante quest’ultimo avesse espresso dubbi riguardo l'offerta proposta nell'agosto 2019: «Guarda Rubi. Se si tratta di soldi, il Real Madrid accetterebbe 8 milioni di euro. Puoi fare 8 milioni di euro per Madrid e 8 milioni di euro per il Barça, 2 milioni di euro e 1 milione di euro per gli altri due partecipanti. Così alla Federazione potrebbero rimanere con 6 milioni di euro. Se al Madrid [Real] l’accordo non andasse bene, possiamo provare a spingere l'Arabia Saudita per un bonus extra di 1-2 milioni».

Fu proprio in relazione a quest’enorme discrepanza nel budget tra le due grandi e le altre partecipanti che nel 2020 il Valencia denunciò la Federazione spagnola dopo aver ricevuto appena 800’000€, quasi dieci volte in meno di Barcellona e Real Madrid, nonostante si fosse presentato in Arabia Saudita da detentore della Coppa di Spagna mentre le Merengues non avevano messo alcun titolo in bacheca. La Federazione risposte che tutte le squadre ricevevano la stessa somma di base e che il resto veniva calcolato sulla base del palmarès e di altri fattori. Alla fine, il compenso totale per il Real Madrid, vincitore della Supercoppa, fu di ben 12 milioni.

Come dicevamo, oltre alle contestazioni sull’ingiusta ripartizione dei proventi, la pietra dello scandalo è il presunto conflitto di interessi di Gerard Piqué. Lui, ovviamente, rigetta ogni accusa: «Sono molto orgoglioso di questo accordo perché per il calcio spagnolo è un accordo importante, totalmente legale e secondo me non c'è conflitto di interessi – ha spiegato il difensore del Barça in una diretta sul suo canale Twitch – Non ho niente da nascondere [...] Abbiamo ottimi contatti in Medio Oriente e l'Arabia Saudita ci ha detto che voleva portare le competizioni calcistiche nel Paese. Guardandoci attorno abbiamo deciso di parlare con Rubiales (presidente federcalcio spagnola, ndr) per vedere se potevano essere interessati a spostare la Supercoppa fuori dalla Spagna. Abbiamo proposto a Kosmos di cambiare anche il formato. Con il senno di poi è stato un successo e la gente è super-appassionata».

Tuttavia, secondo la testata spagnola ABC, esperti di diritto sportivo sostengono che il conflitto di interessi sia palese, al punto che l’operazione è finita sotto la lente del Consiglio Superiore dello Sport (CSD) per una possibile violazione del Codice di Buon Governo nonché del Codice Etico della Federazione spagnola. Sebbene gli esperti interpellati concordino sul fatto che non vi è nulla di propriamente illegale nella riscossione della commissione milionaria da parte di Kosmos dal momento che il denaro è pagato dal governo dell'Arabia Saudita e non dalla Federazione, questi aggiungono che dal punto di vista legale, il CSD avrebbe dovuto essere informato in modo tempestivo dei negoziati effettuati per chiudere tale contratto. E tutto perché la Federazione è finanziata, anche se in percentuale minima, con denaro pubblico e i suoi leader devono quindi rispettare quel Codice di Buon Governo. 

Toni Roca, direttore dell'Istituto di Diritto Sportivo di Madrid, è certo che vi sia una palese violazione del Codice Etico della Federazione, nello specifico dell'articolo 22, che fa riferimento al conflitto di interessi. «È violato sia da Rubiales che da Piqué. Il primo perché, avendo parte della sua retribuzione legata ai rendimenti che ottiene dalla Federazione e, dato che il contratto con l'Arabia Saudita prevede che se Barcellona e Madrid partecipano la remunerazione è una e se non partecipano è un'altra inferiore, il presidente ha un chiaro interesse a che entrambe le squadre raggiungano sempre la Supercoppa». Il conflitto di interessi di Piqué, invece, sta nel fatto che «è un calciatore di un club che partecipa a quella stessa competizione». «Per una questione di igiene, di integrità della competizione» aggiunge Rocas «nessun calciatore dovrebbe poter negoziare l’organizzazione di una competizione di cui lui stesso fa parte».


Questo articolo è uscito in anteprima su Catenaccio, la newsletter di Sportellate.it.

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Genovese e sampdoriano dal 1992, nasce con tempismo perfetto per perdersi lo scudetto del 1991 e godersi la sconfitta in finale di Coppa dei Campioni. Comincia a seguire il calcio ossessivamente nel 1998, coronando la prima stagione da tifoso con la retrocessione della propria squadra del cuore. Testardo, continua a seguire il calcio e cresce tra Marassi e trasferte. Diplomato al liceo classico, si laurea in Storia e intraprende la via del nomadismo, spostandosi tra Cadice, Francoforte, Barcellona e l’Aia. Per coerenza, decide di specializzarsi in storia globale e migrazioni e, nel frattempo, co-dirige il blog SPI – Storia, Politica e Informazione. Crede fortemente nel valore del giornalismo indipendente, sportivo e non, come argine al declino deontologico dei colleghi professionisti.

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