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3 min

- di Carlo Cecino

Considerazioni sparse post Villareal-Liverpool (2-3)


Il miracolo per il Villareal dura un tempo, poi esce lo strapotere del Liverpool che prenota un biglietto per Parigi a fine maggio.


- Prima annotazione. Rendiamo merito al lavoro immenso al Villareal di Unai Emery, allenatore fenomenale che nelle sfide a eliminazione diretta sfodera il meglio del suo arsenale tecnico e tattico. Un anno fa la vittoria storica in Europa League, quest'anno è giunto a 45 minuti dalla finale di Champions League. Con una rosa di buona qualità, ma senza fuoriclasse veri e con un portiere tremendo. Rispolverando e dando un senso a giocatori finiti nel sottobosco della Premier come Coquelin e Capoue, poggiandosi su due leader in là con gli anni (Albiol e Parejo) e spremendo il massimo dal resto della sua truppa. Tantissimi applausi per Emery e il Villareal, vicini ad un risultato storico e indimenticabile;

- Pure stasera stava per materializzarsi l'ennesimo miracolo del Submarino Amarillo, dopo aver sbattuto fuori Juventus e Bayern Monaco in precedenza. Il catino di Villareal è infernale e i padroni di casa passano subito avanti con Dia, mossa azzeccata di Emery. Gli spagnoli nel lato A del match sono perfetti: non attendono bassi per punire in contropiede, ma ripudiano il loro mantra principale. Quindi pressing alto e asfissiante, giro palla rapido con le fasce di centrocampo a spezzare la retroguardia del Liverpool e sfruttamento della fisicità nelle palle alte. Così nuovo cross e stavolta zuccata vincente di Coquelin. Il Madrigal è un pandemonio, i Reds sono in totale apnea, sorpresi dall'atteggiamento del Villareal e peccano di ripetuta imprecisione, soggiogati dal centrocampo avversario;

- Sotto 2-0, la banda di Klopp è con le spalle al muro e deve assolutamente rialzarsi dalle ceneri. Detto, fatto. Anche se per tornare a respirare si necessita di un additivo sostanzioso, cioè un sontuoso Luis Diaz al posto dell'evanescente Jota, e di un portiere di casa travestito da fervido tifoso del Liverpool, ossia Rulli. Intanto gli inglesi propongono il loro vero marchio, con tantissimi giocatori nella trequarti degli spagnoli e la continua ricerca della profondità. Trovata alla perfezione dall'equilibratore della squadra, quel Fabinho che rimette il Liverpool in corsa - aiutato da un intervento sciagurato di Rulli tra i pali - e palesa la sua essenzialità nello scacchiere inglese;

- Il Villareal ora annaspa in difesa, non può tenere i ritmi forsennati del primo tempo e non è più esiziale in contropiede. Dall'altra parte il Liverpool martella continuamente ed esonda. Prima con la capocciata di Luis Diaz su traversone del solito Alexander-Arnold di sinistro (18 assist in stagione e sarebbe un terzino, numeri assurdi) e dopo la ribalta totalmente con Mané, letale in velocità su un lancio lungo e che approfitta di una zingarata a vuoto di Rulli a metà campo;

- I Reds si assicurano il biglietto per la finale di Champions di Parigi del 28 maggio. Attraversata la burrasca a seguito di un primo tempo disastroso, l'esempio lampante è un Van Dijk in bambola, a Villareal Klopp conquista la terza finalissima negli ultimi cinque anni. Un ciclo quasi irripetibile per il manager tedesco. Senza considerare che dovrà giocarsi la finale di FA Cup con il Chelsea, ha già sollevato la Coppa di Lega e in Premier è ad un solo punto dal City capolista. Il sogno "quadruple" è più vivido che mai, il tutto con un Salah "normale" da due mesi ad oggi. Ma per entrare nell'immortalità, il Liverpool non dovrà specchiarsi troppo sulla propria forza, altrimenti si registrano sbandate come il primo tempo odierno.

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Carlo Cecino, giovane trevigiano di belle speranze. Nato il 18/05/1994 durante la meravigliosa notte di Atene, col Milan che sculacciava il Barcellona di Cruijff, si appassiona fin dal primo ciuccio allo sport. Segue con fervore il basket, con i San Antonio Spurs in cima alle ricerche. Entrare nel mondo giornalistico sportivo è il sogno, ma anche diventare il magazziniere dello spogliatoio dei New York Knicks non sarebbe male. Gli idoli sono Valerio Fiori e DeShawn Stevenson, oltre a Federer, leggenda vivente del tennis.

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