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3 min

- di Marco Bellinazzo

Considerazioni sparse post Sampdoria-Genoa (1-0)


Il rigore di Mimmo Criscito potrebbe pesare come un macigno.


- C'è un intero bagaglio di espressioni giornalistiche che viene aperto quando si tratta di descrivere partite che più o meno somigliano a questo derby della Lanterna, e contiene cose come "partita maschia", "match intenso", "gara sporca" e un sacco d'altre perifrasi che, in fondo, sembrano solo un modo più gentile o meglio infiocchettato per dire che una partita è brutta. Ed è questo il caso, possiamo dircelo senza tanti convenevoli, che poi anche in campo se ne son visti pochi: Giampaolo ce lo aveva detto di non aspettarci City-Real (nemmeno ce ne fosse bisogno), e in effetti è stato uomo di parola, ma nel suo modo del tutto drammatico, alla fine è un derby che non fa mancare il pathos che ci si aspettava, soprattutto dopo il novantesimo;

- Come spesso accade nei derby genovesi, lo spettacolo maggiore è quello che si vede sugli spalti, che offrono sempre un bel colpo d'occhio e quelle atmosfere un po' sudamericane che infiammano subito la disputa. Qui la posta in palio è alta e il clima è rovente ma, se vale la legge di conservazione dell'energia, i calciatori in campo convertono tutta questa carica in agonismo puro, un po' passionale e un po' irrazionale, che sfocia per lo più in un susseguirsi di calcioni ben distribuiti per tutto il terreno di gioco, che finiscono per interrompere il gioco con una costanza a tratti irritante. Il risultato è una specie di illusione ottica per la quale, almeno per la prima mezz'ora, i ritmi sembrano altissimi, ma alla fine non succede quasi niente. Poi, con la stanchezza, diventa anche peggio;

- A fare qualcosa in più è la Sampdoria, che sviluppa sugli esterni e sfrutta in particolare la corsia sinistra, grazie alla catena Augello-Sabiri che rappresenta il punto di forza blucerchiato in questa gara. Intendiamoci, non è che si vedano costruire chissà quali azioni offensive (e nemmeno ce le aspettavamo), ma se una delle due squadre in campo dà una parvenza di identità (per quanto possibile) è proprio quella di Giampaolo. Altra vetrina in particolare per l'ex Ascoli che, arrivato a gennaio nel quasi totale disinteresse, sta dimostrando invece di essere un acquisto decisamente azzeccato, ed è diventato una delle pedine più importanti di questa squadra;

- In telecronaca si sente spesso ripetere che il Genoa è una squadra molto "verticale" e, ad essere onesti fino in fondo, anche questo sembra solo un modo un po' più pittoresco per dire che, più che buttare una palla lunga sulla punta, i rossoblu sembrano saper fare davvero poco altro. Blessin, che a passi brevi e cadenzati sembrava aver riaperto uno spiraglio sulla salvezza, gioca a fare l'alchimista e mischia con frenetica frequenza le carte in tavola, cambiando 3 o 4 sistemi di gioco durante i 90 minuti. Niente di tutto ciò sembra dare un fremito alla desolante manovra rossoblu, in grado di produrre poco più di qualche mischia rugbistica scarsamente organizzata dalle parti di Audero. Il fatto che il Grifone abbia il peggior attacco della Serie A non è in effetti difficile da comprendere;

- Chiunque avesse vinto, sarebbe stato un risultato pesante, e in effetti così è stato: con questi tre punti la Samp intravede la luce al termine di una stagione difficile e prende una boccata d'ossigeno importante in vista di un finale di campionato che resta molto complicato, ma che ora la squadra di Giampaolo può affrontare con un altro spirito. Per il Grifone ora invece si fa durissima e questo derby rischia di diventare la pietra tombale di una stagione travagliata: se qualche anno fa un gol di Mauro Boselli aveva condannato la Samp alla B, ora il pesantissimo errore dal dischetto di Criscito, destinato a restare negli annali di questa stracittadina, rischia di fare il paio con quella rete e di rappresentare l'episodio decisivo non solo del derby, ma di questo drammatico finale di stagione.

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Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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