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2 min

- di Leonardo Salvato

Considerazioni sparse post Napoli-Sassuolo (6-1)


Napoli che stravince contro un Sassuolo in disarmo, ma altro non è che una vittoria di Pirro, arrivata quando i giochi sono ormai fatti.


- Quando i croupier, nel gioco della roulette, dichiarano concluse le puntate in quanto la pallina è già in movimento, utilizzano l'espressione "Les jeux sont faits, rien ne va plus": ad indicare che appunto tutto ormai è andato, scommettere adesso è inutile. Quest'atmosfera di rilassatezza, di non aver più nulla per cui valga la pena lottare, sembra faccia bene al Napoli: la squadra impacciata, lenta, impaurita e inconcludente vista contro Roma ed Empoli, crocevia fondamentali per lo scudetto clamorosamente falliti, ha lasciato il posto ad una squadra tracotante nella sua forza, che annichilisce gli avversari, facendo suoi i tre punti. Peccato però che sia troppo tardi...;

- C'è però un campionato da onorare, e una qualificazione in Champions League, fondamentale per programmare un futuro che si presenta nebuloso come poche volte negli ultimi anni, da agguantare prima che il destino sfugga completamente dalle proprie mani: il Napoli oggi scende in campo convinto e chiude la pratica in una ventina di minuti scarsi, conducendo per 4-0 quando meno di un quarto della gara è stato disputato;

- La pratica è stata di certo agevolata da un Sassuolo che, al Maradona, non ci è mai arrivato: i neroverdi di Dionisi hanno davvero opposto pochissima, se non alcuna resistenza, alle folate degli azzurri, tanto che dopo solo 60 secondi Osimhen è già a tu per tu con Consigli per il vantaggio azzurro, che però è solo rimandato. Una squadra senza equilibrio, che soffre l'assenza di Traoré (mal sostituito dal redivivo Djuricic) e con Dionisi che non riesce mai a trovare la quadratura. Il gol di Lopez non rende meno amara la medicina;

- Quando si vince 6-1 vuol dire che tutti hanno fatto bene, ma una componente fissa di questo nostro formato delle considerazioni sparse è la scelta del migliore in campo: il nome da fare è ovviamente quello di Dries Mertens, bandiera e leader di questa squadra, che non sente il peso dei 35 anni arrivando in doppia cifra e mantenendo una media reti per minuti giocati. Il rammarico di aver visto così poco questo Mertens accresce i rimpianti di ciò che poteva essere e non è stato: col senno di poi sono tutti bravi, però...;

- Una vittoria roboante che dà un verdetto importante come la qualificazione in Champions League, obiettivo dichiarato a inizio stagione. Missione compiuta quindi, come di solito accade quando Spalletti si siede su una panchina di una squadra. Un pomeriggio che, al di là di tutto, ci ha regalato un'ora e mezzo di bel calcio da parte degli azzurri.

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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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