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4 min

- di Daniele Abate

Considerazioni sparse post Brooklyn Nets-Boston Celtics (a mente fredda)


Grazie ad una difesa sontuosa, i Celtics sono stati capaci di arginare uno dei migliori scorer della storia dell’NBA, Kevin Durant, e chiudere i giochi in quattro gare.


- La sfida tra Boston e Brooklyn si è conclusa con un 4 a 0 senza diritto di replica, ma è stata più combattuta di quanto il risultato della serie sembri suggerire. La grande difesa attuata da coach Ime Udoka – alla sua prima esperienza come capo allenatore ai playoff – e coordinata da Marcus Smart – difensore dell’anno – è stata il fattore che ha deciso la serie, arginando in maniera pressoché perfetta la coppia Durant-Irving;

- I Nets si sono qualificati per questi playoff dopo aver conquistato il settimo posto a Est e aver vinto lo scontro diretto ai play-in contro i Cleveland Cavaliers e beccando dunque i Celtics, secondi. La stagione di Brooklyn non è stata delle più esaltanti, intaccata prima dalla decisione di Kyrie Irving di non vaccinarsi e quindi l’impossibilità di poter partecipare alle sfide in casa della stagione; poi la trade che ha portato James Harden a Philadelphia in cambio di Ben Simmons, e senza contare la lunga serie di infortuni che ha tenuto lontano a rotazione tutti i giocatori di Brooklyn, costringendoli a non avere una chimica di squadra ben consolidata. Le loro speranze di poter ambire al titolo si sono riaccese solo nel finale di stagione, quando sia Irving che Durant sono tornati a pieno servizio. E con i continui rumours sull’emminente esordio di Simmons, sembrava che per la squadra allenata da Steve Nash le cose stavano cominciando a ingranare;

- I Celtics invece sono arrivati alla serie contro Brooklyn grazie a un 2° posto a Est, frutto di una grandissima stagione che li ha visti inanellare un filotto di vittorie e prestazioni convincenti da gennaio in poi. Dopo sconfitta per mano dei Knicks con un buzzer-beater di R.J. Barrett, i verdi sono risaliti fino a guadagnarsi la possibilità di una rivincita contro i Nets, che li eliminarono l’anno prima con un secco 4-0. La capacità di coach Udoke di tenere la squadra intatta, alla prima esperienza nel ruolo di GM, ha impressionato nonostante il pessimo inizio che li ha visti scendere fino all’11° posto con un record di 18-21. Gran parte del lavoro di coach Udokè si è concentrato sulla difesa, con i continui switch che permettono alla squadra di contrastare qualsiasi assetto avversario. Grande il lavoro attuato anche sulle proprie stelle, che sono riuscite a coordinarsi nella gestione della palla e dell’assunzione di responsabilità sul campo. Jason Tatum e compagni non sono più dei rookie di primo pelo, e si vede;

- Nonostante lo sweep, per Boston non è stata affatto una serie semplice. Alla fine delle quattro gare sono 18 i punti totali che hanno deciso lo scontro, con le marcature strette dei Celtics che sono riuscite a imporsi su qualsiasi controrisposta dei Nets. L’inerzia della serie era però stata decisa già dopo gara 1: quella giocata punto-a-punto, fino alla disfatta finale arrivata per mano di un Tatum glaciale a danzare per eludere la marcatura di Irving e appoggiare al tabellone il canestro della vittoria sulla sirena. In questa partita, al netto di una prestazione inesistente di Durant (sia per meriti della difesa ma anche per scarsa lucidità da parte sua), a incidere è stato Irving, che con 39 punti messi a referto al Td Garden è riuscito a nascondere i limiti della propria squadra, che poi si sono palesati tutti;

- Dalla seconda sfida in poi, con una lenta ma sempre ben arginata ripresa di Durant e una scarsa condizione di Irving, si arriva fino a gara 4 in un clima da finale carica di aspettative. Su tutte, l’aspettativa che Simmons torni sul parquet. Ma alla fine l’australiano non parteciperà alla partita: una sfida combattuta, che ha lasciato ai tifosi dei Nets la speranza di poter ribaltare la serie, almeno per un attimo, quando cioè Tatum si è fatto buttare fuori dopo il sesto fallo. Non è però bastato a una squadra, Brooklyn, che ha mostrato di non avere una chiara idea di gioco. Al contrario di Boston;

- Tatum e Jaylen hanno sempre attaccato con decisione, punendo in ripartenza tutte le palle perse dagli avversari. Il difensore dell’anno Smart, award a parte, ha dimostrato di essere un titolare centrale nel progetto Celtics grazie anche alle sue abilità nel playmaking. Al redivivo Al Horford si sono poi uniti un Daniel Theis sempre concentratissimo, una rotazione di grandi difensori dalla panchina come Derrick White e Grant Williams e il preziosissimo rientro di ‘Time-lord’ Robert Williams per gara 4. Per i Celtics ora, quella con i Bucks sarà una sfida ancora più combattuta. Dalla serie contro Giannis Antetokounmpo, Jrue Holiday e compagni si capirà se Boston potrà essere per davvero una delle contender di quest’anno. L'assenza di Middleton, in questo senso, aumenta vertiginosamente le possibilità di successo della squadra di coach Udokè. Per i Nets la situazione è molto diversa. Questa serie lascerà delle scorie e starà a Nash – o chi lo sostituirà – il compito di ricomporre il gruppo. Il general manager Sean Marks dovrà innanzitutto provvedere alla mancanza di un vero e proprio centro capace sia di ruotare e difendere sui piccoli sia che abbia minuti per poter affrontare sfide di un certo livello emotivo. La conferma seppur momentanea di Irving lascia intendere che il fulcro della squadra non verrà smontato. Staremo a vedere.

- Per i Celtics quella con i Bucks sarà una sfida ancora più combattuta. Dalla serie contro Giannis Antetokounmpo, Jrue Holiday, Khris Middleton e compagni si capirà se Boston potrà essere per davvero una delle contender di quest’anno. Per i Nets la situazione è molto diversa. Questa serie lascerà delle scorie e starà a Nash – o chi lo sostituirà – il compito di ricomporre il gruppo. Il general manager Sean Marks dovrà innanzitutto provvedere alla mancanza di un vero e proprio centro capace sia di ruotare e difendere sui piccoli e che abbia minuti per poter affrontare sfide di un certo livello. La conferma seppur momentanea di Irving lascia intendere che il fulcro della squadra non verrà smontato. Staremo a vedere.

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Nato l’1 Luglio 1995. Rossonero di terza generazione, riuscito nell’impresa di non vedere una vittoria del Milan a San Siro. Scrittore fuori tempo. Terzultimo romantico. Vorrebbe sedersi a tavola con Hemingway e Irving. Crede nell’arte in tutte le sue forme. Ritiene che qualunque cosa riesca a dare un’emozione vada raccontata.

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