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2 min

- di Jacopo Landi

Considerazioni sparse post Bologna-Inter (2-1)


L’Inter rischia di buttare via un campionato in nome della frenesia.


- Al Dall'Ara l'Inter ha la possibilità di rimettersi in testa al campionato nel momento decisivo, quando conta davvero. Dal canto suo il Bologna vuole mettere insieme il record di punti e continuare a inorgoglire il proprio allenatore. Ne esce una gara shakespeariana con l'Inter che la sblocca quasi subito e rallenta immediatamente dopo, permettendo al Bologna di rientrare e completando l'opera con una foga ingiustificata e abdicando a trame ragionate. Radu completa il quadro disastroso, quasi comico, consegnando lo scudetto al Milan. Finisce come peggio non si poteva immaginare;

- Dopo i progressi tattici evidenziati nell'ultimo periodo Inzaghi toppa non lavorando sulla mente dei suoi. L'Inter scende in campo troppo frenetica e con Dimarco, inspiegabilmente titolare, contro un gigante come Arnautovic. I cambi a raffica confondono ulteriormente la squadra che gioca sulla scia di ansia e paura non producendo sostanzialmente una palla goal pulita. Tanta confusione, tante mischie e tante recriminazioni a condire uno scudetto letteralmente gettato alle ortiche;

- Bologna che onora l'impegno e mette in scena la partita che tutti si aspettavano avrebbe esibito. Muro difensivo e ripartenze fulminee. Arnautovic la riprende sfruttando i centimetri a suo favore nello scontro con Dimarco. I bolognesi non fanno niente di particolare ma giocano con calma e riflessione sfruttando la frustrazione crescente dei nerazzurri e scartando il regalo non richiesto di Radu. Nulla da dire agli emiliani che hanno fatto il loro rispettando l'etica dello sport;

- Perisic scarta un cioccolatino di rara bellezza ma sinceramente viene difficile promuovere qualcuno in un quadro di assoluto no sense nel quale una squadra totalmente in controllo smette di giocare e sacrifica il proprio destino sull'altare della frenesia. Radu non si può commentare in quanto vittima di un errore troppo parossistico per essere vero. Se una squadra non è squadra nei momenti decisivi, quella squadra non merita di vincere;

- L'Inter butta via tutto, distrugge 6 mesi di sacrifici e getta il suo popolo nello sconforto. Uno spartito già vissuto agli albori del nuovo secolo, che sinceramente nessuno si aspettava di rivedere. Davvero difficile trovare le parole per commentare un peccato mortale del genere.

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Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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