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3 min

- di Marco Bellinazzo

Considerazioni sparse post Sassuolo-Juventus (1-2)


Il guizzo di Moise Kean beffa un bel Sassuolo e porta la Juventus a tanto così dalla prossima Champions.


- Se gennaio sembrava aver rinfrescato la Juventus, facendole ritrovare quella continuità di risultati latitante ad inizio stagione e facendo anche pensare a qualcuno di poter addirittura tornare in corsa per il titolo, le ultime prestazioni della squadra di Allegri sono come un faticoso flashback, che sembra riportare i bianconeri alle stentate sembianze autunnali. Vero, i bianconeri non hanno mai rubato l'occhio né impressionato per fluidità di gioco, ma è nell'efficacia che si apprezza la differenza: al Mapei il Sassuolo merita, a tratti domina, e sicuramente è la squadra che fa di più per vincere, ma nel finale si sgonfia e finisce incartato e beffato da un gol allo scadere;

- Difficile anche mettersi nei panni di Allegri, le cui scelte sono più ridotte che mai da un paio di defezioni dell'ultima ora: nella penuria generale il livornese decide anche di dar fiato a Vlahovic, rendendo ancora più insipido l'undici che scende in campo dal primo minuto. In una serata di tempesta serve un altro saggio di pragmatismo, di quelli "made in gabbione", per calmare le acque e riprendere fiato: a metà ripresa Allegri rompe la teca del 3-5-2 d'emergenza e capisce che è quello l'unico strumento per spegnere una partita fin troppo frizzante e portarla lentamente in porto in attesa di uno squillo. Che alla fine arriva, da Moise Kean. Sarà sempre fortuna?;

- Il Sassuolo ha le idee chiarissime e lo dimostra ogni volta che scende in campo: non c'è squadra che intimidisca i neroverdi al punto da rinunciare a fare la partita (e, se c'è, sicuramente non è la Juve nella formazione di stasera) e non è un caso se l'undici di Dionisi abbia portato a casa così tanti punti contro le big. Qualità e personalità hanno reso questa formazione un'autentica mina vagante e, dallo scontro di stasera, i neroverdi tornano a casa con uno zainetto pieno zeppo di rimpianti. Se la corsa ad un posto in Europa non sembra più percorribile, si può comunque dire che Dionisi, alla sua prima panchina in Serie A, non abbia fatto rimpiangere De Zerbi, considerando anche il confronto tra le rose a disposizione;

- Esiste giocatore più criptico di Paulo Dybala? Valutare la prova della Joya è un esercizio di un altissimo livello di difficoltà che, in ogni caso, lascerebbe in disaccordo una gran parte della tifoseria, già decisamente divisa dal suo mancato rinnovo. C'è chi vede nel suo pesantissimo gol dell'1-1, luce nel buio di un primo tempo minimalista, il motivo di un rimpianto quasi irreparabile per la società bianconera che, nella pochezza di partite come queste, difficilmente può rinunciare a quel mancino. C'è però chi può vedere in tutto il resto della partita di Dybala il motivo principale di un addio che sarà lungo e doloroso: tolto il gol, il 10 non fa praticamente nulla di buono e, a conti fatti, la sostituzione al 55' non è nemmeno così misteriosa;

- Tra i candidati per il post Dybala c'è anche Giacomo Raspadori, un ragazzo che di qualità sicuramente ne ha e che sembra pronto per cominciare a misurarsi con una livello più alto: la sua prova è ottima e, insieme ad un Frattesi che si muove con la precisione di un orologio, è probabilmente il migliore in campo al Mapei. Presto però per dire se possa raccogliere un'eredità così pesante in casa Juve che, intanto, mette in cascina tre punti che ipotecano il posto in Champions e, tutto considerato, forse era davvero l'obiettivo massimo a cui questa squadra poteva ambire in questa stagione.

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Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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