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2 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse post Inter-Roma (3-1)


Per l’Inter battere la Roma sembra un gioco da ragazzi.


- Rispetto ai due precedenti confronti stagionali, Inter e Roma arrivano a questo match in condizioni decisamente differenti: i giallorossi in grande fiducia e più strutturati, i nerazzurri in ripresa ma ancora non nella loro versione più scintillante. Non cambia però il risultato, e l’Inter puó esultare per aver battuto con una discreta facilità l’avversaria sulla carta più complessa verso una corsa allo scudetto che ormai la vede decisamente favorita;

- Inzaghi va con il solito 11, ma preferisce Di Marco a Bastoni. I piani gara dei due tecnici sono simili, così come gli schieramenti tattici, e questo porta ai primi 30’ equilibrati e senza tanti sussulti. A stappare il match dopo un’occasione ghiotta per Mancini ci pensa una splendida ripartenza verticale dei nerazzurri, illuminata da Calhanoglu e finalizzata dall’ottimo taglio di Dumfries, con la complicità di uno spaesato Zalewski. Ironia della sorte, la Roma viene colpita proprio dall’arma sulla quale ha investito di più in questa stagione. Il contraccolpo è evidente e da quel momento il piano si inclina vertiginosamente verso i nerazzurri;

- Il 2-0 è un capolavoro del giocatore più impattante dell’Inter, e di certo di quello più insostituibile. Fa tutto Marcelo Brozovic, il sole intorno al quale si muovono i pianeti e i destini nerazzurri, reinventatosi goleador nella fase più delicata e decisiva della stagione. In avvio di ripresa arriva il 3-0 di Lautaro, anche qui su un altro trademark della Roma, il calcio d’angolo. Notevole l’ennesimo capolavoro al contrario di Ibañez, che travolge Smalling lasciando il numero 10 dell’Inter libero di colpire a centro area. Il resto è accademia, nobilitata dalla bella azione che nel finale porta al gol di Mikitharyan;

- L’Inter ha il grande merito di aver vinto con una semplicità quasi disarmante una partita tutto sommato equilibrata. È stato un segnale di forza, in cui oggi ha fatto prevalere il suo maggiore cinismo, oltre che una migliore gestione delle transizioni e dell’attacco degli half-spaces. Oltre all’MVP Brozovic, altra prova estremamente convincente di Dumfries, che domina sull’out destro, e di un ispirato Calhanoglu. Molto utile anche Di Marco per aumentare la qualità dell’uscita bassa del pallone. Un po’ in ombra Dzeko, che però fa un lavoro sporco comunque utile, evidente nella costruzione della prima marcatura;

- La Roma non si è fatta prendere a pallonate come all’andata, ma ha il grosso demerito di non aver praticamente tirato in porta prima dell’1-3, confermando le sue difficoltà ad attaccare le difese schierate. Non convince la scelta di Mourinho di sostituire Cristante con El Sharaawy, decisamente spaesato nel giocare tra le linee: è stato difficile capire persino quale fosse la sua posizione in campo, e il suo inserimento ha costretto Mikitharyan a “sprecarsi” in posizione più arretrata. L’armeno ha predicato nel vuoto, con Pellegrini e Abraham visibilmente appannati. Male anche Zalewski, sempre in difficoltà a leggere diagonali e movimenti di Dumfries. Giovedì arriverà il Leicester, e sarà il vero banco di prova per la stagione giallorossa. In bocca al lupo.

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Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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