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- di Stefano De Caro

Alcantara o Pogba: chi davvero ha fatto "6"?


Thiago Alcantara e Paul Pogba. Due giocatori di enorme talento, accomunati dallo stesso ruolo in campo e dallo stesso numero di maglia, il "6" appunto. La loro stagione, decisamente diversa, ci aiuta a capire quanto siano lontane oggi Liverpool e Manchester United.


"Welcome to Meme United, where even neutrals are starting to wince". Così titolava TheAthletic, il giorno dopo la pesante sconfitta dei Red Devils ad Anfield.

Sta infatti maturando una sorta di simpatia verso questo Manchester, soprattutto tra chi non è emotivamente coinvolto dai risultati della squadra, i "neutrali" appunto. È quel particolare tipo di simpatia mista a compassione che ci viene guardando una preda agonizzante davanti al suo nemico, ed è la stessa che in tanti hanno provato l’altra sera assistendo alla rovinosa caduta United per mano degli storici rivali.

Come siamo arrivati a questo punto? Quali i motivi che hanno portato sul groppone dei diavoli rossi 9 pesantissimi gol di differenza nel doppio confronto stagionale contro l'Armata Rossa di Klopp? La risposta, come spesso succede, ce la dà il campo, ed è legata simbolicamente al rendimento stagionale dei rispettivi numeri "6", Thiago Alcantara e Paul Pogba. I due, accomunati da una naturale predisposizione per questo sport e da uno sfavillante talento, stanno infatti vivendo un momento completamente diverso, che va di pari passo con quella che oggi è la salute delle due squadre.

Il francese poi, quasi come segno di rispetto per il rivale e come inconscia e naturale resa delle armi, al 10º minuto della sfida di Martedì scorso, ha dovuto abbandonare il campo a causa di un ormai consueto problema muscolare. La sua sostituzione ci ha privato del confronto diretto, faccia a faccia, uno davanti all'altro. Per quello che si era visto fin lì, comunque, con il Liverpool già in vantaggio e lo spagnolo già padrone del centrocampo, il duello avrebbe certificato una volta di più il diverso status in cui oggi si trovano i nostri due numeri "6".

Pogba e i paradossi United

Torniamo al "Meme United". Ogni partita è una nuova occasione per ironizzare sulle vicissitudini della squadra, e la sfida dell'altra sera non fa di certo eccezione. I Red Devils si sono presentati ad Anfield con i due mediani, Matic e appunto Pogba, entrambi in scadenza di contratto ed entrambi destinati a lasciare il club a fine stagione. Al francese poi è subentrato Jesse Lingard, brutta copia del giocatore che eravamo abituati ad ammirare negli anni di Mourinho, ma sopratutto altro giocatore che diventerà free agent a Giugno e a cui non sono mai pervenute proposte o segnali di rinnovo. Per rendere il tutto ancora più paradossale, nella panchina United sedeva un allenatore ad interim. Una situazione grottesca, che ha contribuito al compiersi di un'umiliazione dai contorni leggendari, un 4-0 che racconta addirittura troppo poco della abissale distanza che c’è oggi tra le due squadre. E se pensiamo che anche all'andata, ad Old Trafford, il Liverpool se ne era andato via con 3 punti e altri 5 gol realizzati, possiamo capire quanto il momento dello United sia "il peggiore degli ultimi 42 anni", come ha spiegato un frustrato Gary Neville ai microfoni di Sky Sport Uk.

Paul Pogba è il fiore all'occhiello della disastrosa gestione tecnica e societaria degli ultimi anni. Arrivato nell'estate 2016 dalla Juventus per 105 milioni di euro (dopo averlo perso gratis 4 anni prima), doveva essere il perno su cui costruire una squadra pensata per dominare in Inghilterra e in Europa. Oggi invece tiriamo le somme di un'esperienza pressoché disastrosa: il francese non è mai riuscito ad esprimere in pieno tutto il suo grande potenziale, il suo atteggiamento non è stato sempre esemplare e il suo rapporto coi tifosi, mai veramente sbocciato, è culminato con una sonora dimostrazione di dissenso partita dalle tribune al momento della sua uscita dal campo nella sfida contro il Norwich di sabato scorso. Pogba, come abbiamo detto, nel frattempo è arrivato alla fine del suo ricchissimo contratto. La società in questi ultimi anni, per gestire la situazione, ha semplicemente scelto di non scegliere. Nel 2019, durante un periodo di sosta per le Nazionali, dal ritiro della Francia “il Polpo” fece capire neanche troppo implicitamente che avrebbe avuto il piacere di andare altrove (si parlava di Real Madrid). La dirigenza, a quel punto, aveva l'obbligo di affrontare la questione, delicatissima, dato lo status del giocatore e del suo contratto. Invece, il nulla. Né ha provato a cederlo per ricavarne un utile, né all'opposto ha provato a farlo sentire ancora al centro del progetto, ponendo le basi per un rinnovo contrattuale. Questa totale mancanza di presa di posizione ha quindi portato alla situazione in cui ci troviamo adesso, quella cioè di un giocatore totalmente sfiduciato, non focalizzato sugli obiettivi della squadra e che, per la seconda volta, lascerà il club a parametro zero. Oltre al danno, la beffa.

Il primo anno di Solskjaer è stato quello in cui abbiamo visto la migliore versione di Pogba in Inghilterra. Il motivo era anche e soprattutto tattico. Il 4-3-3 del tecnico norvegese sembrava perfetto per il francese, che agendo da mezz'ala sinistra aveva "le spalle coperte" da Matic ed Herrera e poteva preoccuparsi quasi esclusivamente di essere determinante nella trequarti avversaria. Poi però questo progetto tattico non è decollato, e Pogba ha cominciato a cambiare spesso posizione di partita in partita. L’abbiamo visto il più delle volte in un centrocampo a due e, nella scorsa stagione, anche parecchie volte come esterno offensivo di sinistra nel 4-2-3-1. Una confusione tecnico-tattica che onestamente non lo ha aiutato. Nel ruolo di centrocampista centrale box-to-box, che sulla carta poteva e doveva essere la sua collocazione ideale, si è dimostrato addirittura essere quasi dannoso per la squadra. Il fatto di non avere al fianco un giocatore come Kantè, come accade in nazionale, ha sicuramente inciso sul suo rendimento, ma per ricoprire quel ruolo servono determinate caratteristiche che Pogba ha dimostrato di non avere. Non solo lo ha dimostrato sul campo, ma lo ha anche candidamente ammesso dopo una partita di Europa League, in un'intervista che è quasi un manifesto del suo modo di intendere il calcio: "I just don't know how to tackle! Why should I tackle? "That's my problem, I try to tackle and be the English guy. I need to practice more!"

Per chiudere il discorso United, va detto che l'altra sera ad Anfield, oltre ai citati aspetti quasi surreali, mancavano i tre diamanti della campagna acquisti estiva: Varane, Sancho e Ronaldo. Il primo per i soliti problemi fisici, il secondo per scelta tecnica (gli è stato preferito il giovane Elanga) e il terzo per le note e tristi vicende familiari. Se aggiungiamo anche l'assenza di Fred, il migliore in stagione insieme a De Gea, si intuisce come l'impegno fosse arduo a prescindere, e che una sconfitta poteva anche essere messa in preventivo.

Ma è come è maturata questa sconfitta che ha lasciato una sensazione strana, triste e quasi imbarazzante, da "Meme United" appunto.

Allisson da solo ha fatto più passaggi che tutto il centrocampo avversario nell'intera partita (51 a 50). Il Manchester, in tutto il primo tempo, ha fatto registrare 0.00xG. La difesa ha mostrato le solite imperdonabili amnesie, sia quando ha deciso di attaccare alta sia quando si è rintanata nella propria area, lasciando enormi spazi ai velocisti avversari. Con i 4 gol di Anfield, il conto delle reti subite quest'anno sale a 48, 3 in più rispetto al Burnley terz'ultimo. Lo spirito Red Devils, che ha caratterizzato tante vittorie negli anni passati, non è mai realmente emerso, e forse non è mai neanche esistito nel bagaglio caratteriale di questa squadra. Infine, permetteteci, vedere Rangnick in piedi con le mani in tasca assistere silenziosamente al tracollo dei suoi, ecco, anche questa è un'immagine che fa a pugni con la gloriosa storia del club.

Thiago, il nuovo idolo di Anfield

Chi invece sta onorando la propria storia e anzi, è ad un passo da riscriverla, è senza ombra di dubbio il Liverpool di questa stagione. Ancora in corsa in tutte le competizioni, e con già in bacheca la Coppa di Lega vinta un mese fa, gli uomini di Klopp si avviano ad affrontare l'ultimo chilometro di una corsa che può portarli dritti nella leggenda. E non solo, il tutto esprimendo il miglior calcio d'Europa.

L'azione che ha portato al primo gol di Salah, nella sfida contro lo United, è un concentrato di tecnica, armonia e soprattutto bellezza: ogni giocatore Reds, ad eccezione di Van Djik, ha toccato il pallone prima che Manè si inventasse quel tocco magico per mettere il compagno davanti alla porta. Un totale di 25 passaggi consecutivi e 77 secondi di possesso palla ininterrotto. Se andiamo a rivedere il gol però, quello che salta all'occhio è il bellissimo cambio di gioco con cui i Reds sono usciti da una situazione statica e potenzialmente pericolosa. E questo cambio di gioco, così come tante altre giocate speciali di quel primo tempo perfetto, portava la firma di Thiago Alcantara.

Lo spagnolo ha chiuso la prima frazione di gioco con il 98% di passaggi riusciti. Un dato irreale. Soprattutto perché dai suoi piedi non nasce mai niente di banale, e la sventagliata di 30 metri appena citata è lì a dimostrarcelo. Quello che stupisce di più nel suo gioco è proprio la capacità di alternare le scelte in base alle varie situazioni di gioco. Il lancio lungo non è mai stata una delle sue migliori qualità; arrivato a Liverpool ha però dovuto inserire questo fondamentale nel suo play-book con più continuità, proprio per le caratteristiche della squadra e, in particolare, dei suoi attaccanti. In mezzo al campo poi il suo stile è inconfondibile. Testa alta e schiena dritta, Il suo controllo palla e dribbling, tutto con lo stesso unico tocco, è di un'eleganza ed efficacia che lascia senza parole ed è ormai marchio registrato a suo nome. Se poi lo si vede tentare il dribbling anche nelle zone più pericolose del campo, ecco, quello è un segnale che è in fiducia, che sta bene fisicamente e che si sente in grado di fare ciò che vuole. Ed è proprio questo il momento che sta vivendo adesso.

Diciamoci la verità, dopo la vittoria in Champions di due estati fa, in cui fu assoluto protagonista in un Bayern stellare, ce lo eravamo un po' dimenticato. Lo scorso anno, il suo primo ad Anfield, ha faticato non poco ad entrare nei meccanismi della squadra di Klopp. La stagione si era conclusa in modo abbastanza anonimo, sia a livello personale sia a livello di squadra, con un 4º posto raggiunto in extremis grazie al gol di Allisson a Birmingham. Quest'anno, dopo un europeo vissuto quasi da comprimario, i soliti problemi fisici uniti ad un Covid abbastanza tosto ne hanno rallentato il pieno inserimento in gruppo. Quando poi sembrava tutto risolto, e Thiago cominciava ad entrare nelle rotazioni di Klopp con maggiore frequenza, ecco l'infortunio nel riscaldamento della finale di Carabao Cup, con annesse lacrime in panchina, in una triste immagine che fece il giro del mondo.

La "Thiago Alcantara Song"

Per sua fortuna e per quella dei tifosi Reds, quel problemino fisico non fu poi così grave. Da quel momento in poi lo spagnolo si è preso il posto da titolare a suon di prestazioni esaltanti. Inter, Arsenal, Benfica, fino ad arrivare alla vera e propria lezione di "midfielding" che abbiamo ammirato a Wembley nella semifinale di Fa Cup contro il City.

Quella contro il Manchester United poi è stata forse la sua migliore prestazione ad Anfield, sottolineata anche da un pubblico che ormai lo adora e che gli ha concesso l'onore, non proprio riservato a tutti, di dedicargli un coro che sono sicuro sentirete spesso nelle prossime occasioni. Un passaggio della "Thiago Alcantara Song" recita così"...he moves through midfield like nobody does...", e se lo dice la migliore tifoseria del mondo, una ragione ci sarà.

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Milano. Iscritto all’albo dei Match Analyst LongoMatch. Diplomato al Liceo Scientifico, nonostante l’orale della maturità sostenuto il giorno dopo la finale di Berlino. Laureato in Scienze Politiche. Malato di calcio. Al primo appuntamento ho portato la mia ragazza a vedere il derby della Mole, quello dell’eurogol di Bruno Peres. Stiamo ancora insieme.

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