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Copertina Mazzarri Watford
, 20 Aprile 2022

Non dimentichiamoci del Watford di Mazzarri


Un anno duro in campo ma ricco di meme.

È il marzo 2014, Walter Mazzarri entra in studio sulle note de Il meglio deve ancora venire di Ligabue; ha un completo blu e la camicia azzurra con righe bianche aperta sul collo, il solito capello apparentemente disordinato e un viso non ancora rubizzo. Da poco è uscita la sua autobiografia, che spiega anche la canzone scelta: “Il meglio deve ancora venire”

Lo studio intorno a lui è quello di Quelli che il calcio e nel generale caos si parla di Jonathan, di Guarin, della sua Inter che iniziava a trovare una forma. A un certo punto fa persino capolino una perfetta imitazione di Massimo Cacciari.

Tra tutte le chiacchiere che accompagnano questa bizzarra intervista il discorso arriva sul suo rapporto con i presidenti. Proprio in merito al rapporto con l'allora presidente interista Erick Thohir parlerà, molto vagamente, della differenza linguistica rispetto ai suoi dirigenti passati, alludendo a una conoscenza non perfetta dell’inglese. L’intervista va avanti ancora per una decina di minuti tra risate e complimenti ma noi che ci guardiamo indietro possiamo fare questo esercizio e andare un anno e poco più nel futuro.

Siamo nell’estate del 2016; l'Inter di Mazzarri non è andata bene come ci si sperava e dopo un anno di riposo è arrivata la chiamata del Watford. Gli Hornets hanno messo in piedi una buona stagione di debutto in Premier League e vogliono provare ad alzare ulteriormente il livello.

A luglio i social del Watford pubblicano la sua prima intervista. L’esperienza visiva è straniante: il suo volto è rigido, la parlata quasi robotica e l'inglese rivedibile; si potrebbe quasi sospettare che stia leggendo qualcosa sopra la telecamera.

Il video si apre con un leggero tremolio della camera; dopodiché lui inizia a parlare di quanto apprezzi il modo di lavorare del club. “Actions speak louder than words” dirà in questa stessa intervista. Nel mentre il montaggio propone una carrellata di immagini degli allenamenti quasi tutte in slow-motion (o almeno è lecito credere).

Quasi per onestà ammette di star ancora lavorando sul suo inglese – che comunque stava studiando da un anno – dicendo che però non avrebbe influito sugli allenamenti. Nonostante questo, però, porta con sé un interprete nelle conferenze stampa per, dice lui, “dare pieno rispetto alle domande”. Tutti questi concetti sono racchiusi in un minuto e poco più di video che allo spettatore sembrano però eterni.

All’esordio in Premier League il Watford di Mazzarri si presenta, ovviamente, in campo con il suo tradizionale 3-5-2. In porta il titolare è il redivivo brasiliano Gomes e davanti a lui Sebastian Prödl come perno centrale della linea a tre; il gigante austriaco è protetto sui due lati da un figlioccio di Mazzarri come Miguel Britos e dall'enorme nordirlandese Craig Cathcart. I due esterni sono molto ben assortiti, a sinistra la scelta ricade su un profilo più tecnico come José Holebas mentre a destra opta per un esterno iper-atletico come Nordin Amrabat, fratello maggiore di Sofyan.

La linea di centrocampo è una sorta di diga umana. In mezzo va un altro preferito di Mazzarri come Valon Behrami; vicino a lui Adlène Guedioura agisce come supporto con compiti principalmente difensivi. La mezzala sinistra è un giocatore di orientazione principalmente difensiva come Étienne Capoue ma che in questo caso è l’uomo deputato ad arricchire un reparto avanzato di buon livello, con Odion Ighalo e Troy Deeney che si alternano nelle ricezioni spalle e fronte alla porta.

Quando si butta l'occhio sul resto della rosa spuntano fuori nomi dimenticati come Stefano Okaka e Mauro Zárate. All'epoca ancora in rampa di lancio era invece Isaac Success, ora impiegato come super-sub dall'Udinese. Infine, per la quota storica, nelle rotazioni a centrocampo era presente Ben Watson, autore del gol del Wigan nella finale di FA Cup del 2013.

Il primo gol ufficiale del Watford di Mazzarri arriva da un inserimento di Capoue su una sponda di Deeney. L’avversaria è un Southampton che in campo poteva schierare, tra gli altri, nientemeno che Virgil Van Dijk, il quale rimane piantato a guardare proprio il gol del francese. La partita è mazzarrismo nel senso più distruttivo del termine: il gol del vantaggio è l’unico tiro da dentro l’area degli Hornets contro gli undici dei Saints, che però si scontrano con un Gomes in grande giornata.

E infatti, quasi per contrappasso, è un’uscita a vuoto del brasiliano, disturbato da un duello aereo tra Yoshida e Holebas, a mettere la palla sul sinistro di Nathan Redmond per il gol del pari. Il Southampton domina nel senso più vero del termine e solo l’estremo sacrificio di Ben Watson su Shane Long lanciato verso la porta evita il meritato 2-1. Per aggiungere ironia al tutto il rosso che riceve è di forma circolare, una cosa che comunque non si vede così spesso.

Insomma, l'esordio è stato abbastanza buono; il Southampton era una squadra più forte e un punto non si butta via. Lui però non si accontenta e, prima del suo debutto casalingo, dice di aver visto solo venti minuti di quello che voleva.

La prima a Vicarage Road di Mazzarri, invece, è contro Antonio Conte, appena arrivato al Chelsea e ancora in fase di rodaggio. Il Watford si presenta contro i Blues con la stessa formazione di una settimana prima e ancora una volta ad aprire le marcature è un inserimento di Capoue. L'azione parte da Guedioura, che riceve da rimessa laterale sul lato corto dell’area e serve un cross estremamente arcuato. La difesa del Chelsea, tutta stretta al centro, si perde il movimento di Capoue, che porta avanti la palla con il petto e scarica un sinistro fortissimo sul primo palo.

Il Chelsea fa molta fatica a far saltare la linea del Watford e anche stavolta a rompere il giocattolo ci pensa Gomes, che intorno all’ottantesimo non riesce a bloccare un tiro da fuori di Hazard. La respinta è corta e comoda per l’appoggio di Michy Batshuayi. Il secondo gol del Chelsea è invece un disastro collettivo, con una palla persa da Guedioura sulla trequarti offensiva mandata sui piedi di Diego Costa dal genio di Cesc Fabregas.

La prima vittoria del Watford arriva un paio di settimane dopo, contro il West Ham; il vero capolavoro, però, è quello della giornata seguente, quando a Vicarage Road arriva il Manchester United di José Mourinho.

Rispetto alle prime uscite il Watford ha leggermente cambiato forma. Sulla destra il nuovo arrivato Janmaat ha preso il posto di Amrabat mentre a centrocampo è stato inserito il Tucu Pereyra, dando forma a un 3-4-1-2 in cui l'ex Udinese va a prendere il mezzo spazio destro e Ighalo quello sinistro. Non ci vuole molto tempo per capire che la presenza del Tucu è fondamentale.

La squadra di Mazzarri produce soprattutto da giocate estemporanee e la prima mezz’ora è un trionfo di lancioni e cross senza un reale criterio. Ironia della sorte, il primo gol arriva dopo trenta secondi fatti esattamente della materia appena citata, quando uno dei mille cross tentati dal Watford arriva sui piedi del solito Capoue, che si era appostato al limite dell’area. Dal destro del francese esce un tiro molto forte che sbatte su De Gea e si infila in porta.

Il pari arriva dopo l’ora di gioco e ha una sua comicità nel modo in cui un colpo di testa di Rashford rimpalla sul corpo di Behrami. Venti minuti dopo sul campo mette piede un altro pretoriano del Napoli di Mazzarri: Juan Camilo Zuñiga. Il colombiano entra poco dopo che lo United aveva sfiorato il vantaggio e lo fa al posto di Capoue, ereditandone anche i compiti. Chi ha visto le esperienze italiane di Mazzarri post-Napoli ricorderà degli esterni portati al centro praticamente ovunque; si è partiti con Jonathan a Milano, poi Ansaldi a Torino e infine Dalbert a Cagliari. Questa volta però la mossa paga.

Un minuto dopo l'ingresso del colombiano, Amrabat serve in profondità Pereyra che col destro gira di prima il pallone al centro. Quasi per magia, quel pallone termina la sua corsa sul destro proprio di Zuñiga, che col destro lo manda sul palo lontano. Nella carrellata di replay che seguono la regia offre anche l’immagine di Mazzarri che scatta dalla panchina, urla e agita le braccia. Dieci minuti dopo è ancora Zuñiga a prendere in mano il destino del Watford, facendosi stendere in area da Fellaini e prendersi il rigore, poi trasformato da Deeney per il 3-1.

In conferenza stampa Mazzarri sorride, si gira e chiede al suo interprete: “Come si dice? Good afternoon?” e poi ripete, con una pronuncia rivedibile. Gli chiedono della reazione, parla dei tifosi e quando li nomina guarda misteriosamente il cielo. Su Zuñiga dice: "Ha solo il problema di riacquisire la condizione migliore ma è un giocatore esperto e che conosco molto bene e che sa gestire la palla."

Dopo le due vittorie contro West Ham e Manchester United, il Watford non riesce più a mettere in fila due vittorie consecutive fino a gennaio inoltrato; in mezzo, però, incastra una bella vittoria sul Leicester campione in carica.

A gennaio un mercato abbastanza stanco porta via un deludente Ighalo dalle mani di Mazzarri, che per sostituirlo fa il nome di M'Baye Niang. Insieme all'ex Milan a Watford arriva anche un giocatore di qualità come Tom Cleverley. Quello che viene fuori da questo mercato è una squadra strana. Da questo momento in poi Mazzarri inizia ad alternare linee a tre e a quattro senza particolare criterio.

La prima vittoria del 2017 arriva all’Emirates ed è la classica giornata in cui l’Arsenal decide di far fare bella figura a qualcuno. Il vantaggio lo segna l’ex Tottenham Kaboul con una punizione di seconda. Il tiro del francese è molto potente, la barriera si smaterializza e Cech si lancia disperato su un pallone che sa di non poter prendere in alcun modo.

Il 2-0 arriva pochi minuti dopo con una rimessa laterale battuta semplicemente troppo male da Gabriel Paulista; qui il recupero lo fa Capoue, che deve quindi solo correre dritto ed entrare in area, dove manda a vuoto i due che provano a contenerlo e calcia. Cech stavolta para ma sulla respinta l’appoggio di Deeney è fin troppo facile. Per tutto il primo tempo il Watford va più vicino al 3-0 di quanto l’Arsenal vada vicino al 2-1.

Nella ripresa Mazzarri dipinge la sua Gioconda. L'Arsenal si piazza al limite dell’area del Watford e inizia il suo assedio; il gol, abbastanza bizzarro, di Iwobi arriva dopo circa quindici minuti di ripresa. Gli Hornets non provano nemmeno a giocare e il calcio di inizio dopo il gol dell’1-2 viene mandato direttamente in fallo di fondo. In 45 minuti l’Arsenal completa 320 passaggi e produce 17 tiri, il Watford intero non supera i 47 passaggi riusciti. Nonostante questo, il muro degli Hornets resiste fino alla fine, in pieno stile Mazzarri.

Dopo la partita un giornalista, non senza un velo di ironia, chiede a Mazzarri se sia stata la miglior partita della sua carriera ma lui subito aggiusta il tiro: "Io qualche partita nella carriera l'ho fatta bella, una proprio contro una squadra inglese col mio Napoli, contro il Chelsea." Anche qui, in una scena che sembra presa da uno sketch comico, passano pochi secondi e Mazzarri sottolinea come non sia uno che vivedi ricordi, salvo poi menzionare le sue vittorie contro Manchester United e Leicester.

Già nella seconda domanda gli viene chiesto conto della gestione del secondo tempo e lui finisce per incolpare i numerosi infortuni della sua squadra. Qualche giorno dopo, parlando della seguente partita contro il Burnley, Mazzarri dice di aver dedicato la vittoria contro l'Arsenal a Graham Taylor, storico ex allenatore del club scomparso poco tempo prima. In maniera quasi profetica aggiungerà anche di aver "palpato nell'aria che il momento in cui non girava niente stava finendo."

Il giorno dopo il Watford va a battere il Burnley per poi rimanere due mesi senza una vittoria. In questa serie negativa spicca un'assurda partita contro il Southampton, persa 4-3 e sul cui tabellino sono finiti, tutti assieme, Manolo Gabbiadini, Dušan Tadić e Stefano Okaka.

Una partita che sembra piuttosto arte performativa.

Il Watford torna a vincere ad aprile, ottenendo tre vittorie pesanti – contro Sunderland, WBA e Swansea – per mettere in ghiaccio la salvezza. Quella contro lo Swansea è però anche l'ultima vittoria della stagione, visto che nelle ultime sei partite arrivano sei sconfitte tra cui un altro 4-3, stavolta contro il Chelsea già campione, e un 5-0 subito in casa dal Manchester City.

Quando va a sedere in panchina contro i Citizens, Mazzarri sa già di essere alla sua ultima partita. Il 17 maggio il sito del Watford annuncia che “dopo aver discusso gli obiettivi e le aspirazioni del club, è stato deciso che Mazzarri lascerà il club al termine della stagione”.

Sul Guardian, Simon Burnton traccia un dipinto abbastanza avvilente di Mazzarri, evidenziando come a Napoli fosse stato capace di migliorare i suoi giocatori offensivi e creare squadre capaci di divertire e segnare tanto, ma che al Watford abbia mostrato poco di entrambe le cose.

Che il personaggio Mazzarri non fosse proprio ben conciliabile con la realtà britannica era prevedibile; lo stesso Burnton fa riferimento alla sua malsana tendenza alla lamentela, soprattutto per quanto riguarda la sfortuna. Altri tabloid hanno invece optato per la mano pesante contro di lui: il Daily Mail, per esempio, rivela come i giocatori si fossero stancati di essere guidati in italiano – cosa che Mazzarri stesso aveva smentito a inizio stagione – arrivando a minacciare di chiedere la cessione in massa in caso di riconferma.

Neanche un giorno dopo la stampa diffonde delle dichiarazioni abbastanza piccate dello stesso Mazzarri: "Questa squadra non ha le ambizioni che avevano i club nei quali sono stato prima. Ho cercato di passare loro una mentalità vincente […] ma non è stato possibile." Naturalmente, queste parole verranno smentite il giorno dopo dallo stesso Mazzarri, che però sulla sua esperienza al Watford non tornerà mai più, avendola forse rinchiusa in un qualche cassetto della sua memoria.

Il modo migliore per leggere il Watford di Mazzarri non è tanto quello di una stagione fallimentare, quanto piuttosto di un colpo di genio narrativo di uomo che iniziava a essere stantio. Mazzarri ha voluto infilarsi di testa in una realtà intrinsecamente ostile a un personaggio come lui, non sappiamo se per motivi di soldi o per migliorare la sua credibilità. Eppure, questa contrapposizione di singolarità ha prodotto una realtà più che mai surreale; una sorta di delirio febbrile per chi lo ha visto accadere e che proprio per questo è sempre bene ricordarsi.

  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal, dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

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