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2 min

- di Matteo Tencaioli

Considerazioni sparse post Inter-Milan (3-0)


San Siro si tinge di nerazzurro: la squadra di Inzaghi si guadagna con cattiveria la finale.


- A Lautaro Martinez bastano meno di quattro minuti, per guadagnarsi la considerazione e non soltanto la nostra. L'azione è ben costruita e il cross di Darmian preciso, ma la sua conclusione volante è perfetta e merita tutti i riflettori. Non finisce qui, perché decide di chiudere la prima frazione come l'aveva aperta, deliziando il pubblico con un "tocco sotto" a scavalcare Maignan per chiudere alla grande una ripartenza. L'impressione è che fare coppia con Correa esalti le sue caratteristiche maggiormente rispetto a quando gioca in reparto con Dzeko, col quale probabilmente si pesta un po' i piedi;

- Dalle stelle alle stalle, è quasi un evento da segnare sul calendario la prestazione sottotono di Tomori, che su entrambe le reti dell'argentino è sembrato molto incerto, aiutandolo a portare a compimento la sua grande serata. Se in occasione del primo goal non marca con la giusta attenzione, ma viene comunque punito da una grande giocata, nel secondo caso è macroscopica la colpa nel salire in ritardo tenendo in gioco l'avversario, per il quale è un gioco da ragazzi scavalcare Maignan;

- L'inconcludenza del Milan fa il paio con la freddezza dell'Inter e non è un caso, ma l'emblema della differenza tecnica tra i due attacchi, coi rossoneri dipendenti dalle iniziative personali di Leao e Theo e praticamente privi di una catena di destra e i nerazzurri capaci di alternare una manovra avvolgente in fase di costruzione, per innescare le punte, a ripartenze letali nelle fasi in cui sono costretti a difendersi, affidandosi prima al Perisic in stato di grazia di questa stagione e poi a Gosens, che firma il terzo goal;

- Tra i due allenatori, questa sera la sfida a distanza è stata vinta nettamente da Inzaghi, le cui scelte iniziali si sono rivelate vincenti e determinanti, questa volta senza commettere l'errore di stravolgere la squadra a livello tattico a partita in corso. Per quanto riguarda Pioli, sarebbe ingiusto addossargli tutte le colpe della sconfitta, ma non si capisce molto la scelta di riproporre Kessié a fare da raccordo tra centrocampo e attacco, che già non aveva funzionato a suo tempo, né quella di tenere in campo quest'ultimo a scapito di Tonali nella ripresa;

- Al netto di tutto, il risultato finale premia la capacità dell'Inter di essere letale nelle occasioni create, a differenza di quant'era accaduto nell'ultimo derby di campionato, ma punisce fin troppo gravemente un Milan capace di trovare più di un'occasione da rete e sfortunato in occasione dei quella annullata a Bennacer, che avrebbe potuto cambiare il match dal punto di vista tattico. Resta la vittoria meritata dei nerazzurri, che guadagnano la finale di Coppa Italia e lanciano anche un messaggio forte e chiaro in vista delle ultime giornate di campionato, dove il derby proseguirà fino alla fine per la prima posizione.

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Matteo Tencaioli. Classe 1980, da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo. Ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.

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