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, 18 Aprile 2022

Considerazioni sparse post Napoli-Roma (1-1)


Il Napoli crolla nella ripresa e dice addio al sogno scudetto, tra le lacrime del suo capitano.


- Il Napoli torna in quello che avrebbe potuto essere il suo teatro dei sogni, lo stadio Maradona, e invece si è trasformato nel boulevard of broken dreams stagionali. Davanti si trova una Roma con il morale forse mai così alto dopo aver conquistato la semifinale di Conference, e intenzionata a proseguire nel suo periodo positivo. La posta in palio ha la meglio sul tasso tecnico in campo e la partita che ne viene fuori è sporca, sofferta e ricca di interruzioni (tanto che il recupero finale sarà di 8 minuti).

- Spalletti lascia fuori Zielinski e torna al 4-3-3 in fase di possesso con Lobotka a fare da metronomo e Ruiz e Anguissa mezzali, anche se lo spagnolo sale spesso nei momenti di pressing. La Roma conferma quasi in blocco la formazione che ha sconfitto il Bodo, concedendo però un turno di riposo a Mikitharyan. Che i giallorossi siano in fiducia appare evidente dall’ambizioso pressing messo in campo nelle primissime battute, ma a spostare il piano del match dopo meno di 10’ basta un intervento affrettato e sciagurato in area di rigore del solito Ibanez, su un’ottima imbeccata di Lobotka per Lozano. Da quel momento il Napoli, pur senza riuscire mai a indossare il suo abito scintillante, gestisce bene la prima frazione, soprattutto per merito dei suoi centrocampisti che prendono in mano il pallino del gioco;

- Sui partenopei, però, pesano forse le tante occasioni perse in stagione e la ripresa si apre con quell’aria quasi surreale di disfatta immanente. A dispetto delle fatiche infrasettimanali di Coppa, la Roma prende sempre più il dominio del campo con il passare dei minuti, chiudendo all’assalto, mentre dall’altra parte il KO di Lobotka e l’uscita di Fabian Ruiz pesano come macigni. La Roma prende il sopravvento e il Napoli non ha più gli strumenti per rifiatare, gestire il pallone, congelare l’esuberanza avversaria. E così al minuto 91 il subentrato El Sharaawy mette una pietra tombale sui sogni degli uomini di Spalletti, regalando ai suoi un pari meritato per quanto visto nell’arco dei 90 minuti.

- Le lacrime di Insigne, che ha visto svanire il suo ultimo grande crocevia in maglia azzurra, davanti ai tifosi sono la fotografia più rappresentativa e malinconica di questa serata. Uno dei pochi superstiti di un gruppo di grande qualità, che ha spesso ribaltato i pronostici ma non è mai riuscito a centrare il suggello finale del tanto ambito Campionato. Al netto di qualche passo falso, però, la stagione del Napoli va comunque considerata positiva: per 33 partite è stato accarezzato il sogno scudetto, mai nemmeno avvicinato nelle precedenti 3 annate, e tanti singoli sono cresciuti o tornati ai loro massimi livelli. Su tutti oggi Lobotka, ormai imprescindibile fonte di gioco per la sua squadra. Molto bene anche il solito dominante Koulibaly e Lozano, preziosissimo nei suoi strappi e nel tenere una posizione ibrida che fa venire il mal di testa a Ibanez e Zalewski. In difficoltà invece Zanoli e tutti i subentrati, in particolare Zielinski;

- Chi scrive non era stato molto tenero nei confronti della Roma in questa stagione, ma va riconosciuto che negli ultimi mesi la squadra abbia mostrato dei grandi segnali di crescita, sia a livello di organizzazione che sul piano mentale. Decisivi oggi gli ingressi di El Sharaawy e di Mikitharyan, che con la sua classe e intelligenza nelle scelte ha alzato la qualità della manovra e facilitato anche il lavoro di chi gli ruotava intorno. La sua nemesi è invece Ibanez, sempre nel posto sbagliato nel momento sbagliato, e non è una novità. Zaniolo cresce nella ripresa ma fa troppa fatica ad associarsi con i compagni, e alla fine esce per un brutto movimento. Un grosso in bocca al lupo a lui, che con la sfortuna ha già un conto aperto.

  • Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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