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2 min

- di Andrea Valentini

Considerazioni sparse post Cagliari-Sassuolo (1-0)


Alla Unipol Domus le motivazioni fanno tutta la differenza del mondo.


- Nel tipico clima simil-estivo dell’aprile cagliaritano, la squadra di Mazzarri ha bisogno disperato di punti salvezza, il Sassuolo prova ad auto-convincersi di non essere ancora in vacanza. Neroverdi privi di Berardi, Cagliari a sorpresa con Keita - e non Pavoletti - al fianco di João Pedro;

- I rossoblù pressano ed accorciano a tutto campo, impedendo agli emiliani di dare sfogo al loro palleggio. Sono i padroni di casa ad essere pericolosi con il loro numero 10, di testa su cross di un ottimo Bellanova, mentre a Cragno mancano solo patatine e bibita per godersi meglio la partita. Il finale di primo tempo risulta decisivo: prima Deiola (4 gol che valgono almeno 7 punti) corregge in rete il cross di Marin, poi João Pedro fa lo stesso con quello di Dalbert, ma per questione di centimetri si vede annullare l’incornata vincente in tuffo;

- Difficile giudicare la prova dei ragazzi di Dionisi. Non che manchino applicazione ed impegno, in particolare da parte dei subentrati, ma il sangue agli occhi dei giocatori del Cagliari annulla il gap tecnico tra le due formazioni. Da segnalare il rientro di Filip Djuricic: incredibile pensare che il Sassuolo abbia fatto a meno del fantasista serbo per 170 giorni senza risentirne più del dovuto. Tra i sardi, Marko Rog sembra già in condizione e un paio delle sue proverbiali accelerazioni lo testimoniano;

- Sotto gli occhi commossi del Principe Enzo Francescoli, arrivano tre punti vitali in ottica salvezza per i rossoblù, che attendono di conoscere i risultati del Venezia (oggi a Firenze e nel recupero con la Salernitana) ed allungano sul Genoa. Con un Rog in più, un Keita arruffone ma funzionale ed un Marin ritrovato (il rumeno è per distacco il migliore in campo), il Cagliari rilancia le sue ambizioni di permanenza nella massima serie;

- Partite come questa, ci sia concesso dirlo, rimettono sul tavolo la solita, annosa questione riguardante la necessità di un poco avvincente campionato a 20 squadre con appena tre retrocessioni. Come ripetiamo, non che il Sassuolo sia sceso a Cagliari per fare regali, ma è fisiologico che l’approccio di una squadra disperata sia diverso da quello di chi non ha né ambizioni europee, né l’ansia di cadere verso la zona rossa. E non siamo all’ultima giornata, ma alla 33esima. A voi le conclusioni.


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Nasce a Cagliari nel 1991, ovvero mentre al potere c’è El Principe Francescoli. Bartender per professione in omaggio a Fábian O’Neill, malato di fútbol per vocazione. Si sfoga su Ultimo Tango a Cagliari, scrive per Sportellate e Il Calcio Latino.

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