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- di Mappe

The hottest thing on ice - Giamaica


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Il fatto che Paesi con pochissimi milioni di persone producano una serie di sportivi al vertice delle principali discipline mondiali resta una delle storie che vale la pena raccontare e raccontare. 

La Slovenia ha poco più di due milioni di persone, e tra queste può contare su uno dei talenti più fulgidi del basket mondiale (Luka Doncic, 23 anni appena compiuti e un futuro radioso in NBA con i Dallas Mavericks), uno dei portieri più forti del mondo in questo momento come Jan Oblak e fino a pochi anni fa Tina Maze, una delle sciatrici più vittoriose e polivalenti del circuito di Coppa del Mondo. Oggi anche il ciclista più forte al mondo nelle corse a tappe (e non solo) è sloveno: Tadej Pogacar, un’autentica locomotiva che a ventitrè anni ha già vinto due Tour de France.

Per l’Uruguay, la storia è simile e se possibile ancora più mistica (c’è qualcosa di non mistico in Sudamerica?): tre milioni e mezzo di persone e ben due Mondiali di calcio nel palmares (1930 e 1950). Senza contare che da decenni ci sono degli uruguaiani tra i calciatori più talentuosi in circolazione (Suarez, Recoba e prima di loro Enzo Francescoli, solo per nominarne alcuni).

Un altro Paese che per diversi motivi sta vivendo la stessa parabola di Slovenia e Uruguay da decenni è la Giamaica, con poco meno di tre milioni di abitanti. Oggi esploriamo la Giamaica sportiva, ma non solo quella a cui stai pensando.

Un Paese di velocisti

In Giamaica, una porzione di terra che dista poche centinaia di km da Cuba, il rapporto tra la popolazione isolana e i successi sportivi raggiunti a livello mondiale è francamente incredibile. I successi sono dovuti quasi esclusivamente all’atletica, ambito sportivo dove alcuni atleti giamaicani sono tra i più forti e titolati di sempre: Usain Bolt (il più forte velocista di sempre, attuale detentore dei record su 100m e 200m e vincitore di otto ori olimpici), Asafa Powell, Veronica Campbell-Brown, Yohan Blake e Shelly-Ann Fraser-Pryce. 

La straordinaria distanza tra il numero di abitanti giamaicani e il numero di professionisti che si sono arrampicati in vetta al mondo dell’atletica ha portato gli esperti a interrogarsi da anni sul perchè, proprio in Giamaica, sia stato possibile allenare e formare atleti così eccezionali nelle discipline più veloci (100-200-400 metri).

Qualcuno attribuisce questa eccellenza a fattori genetici: sembra che nel popolo giamaicano sia particolarmente presente una variante (“allele D”) di un’enzima convertitore dell’angiotensina: un giro di parole complicato per dire che quest’ultimo gene permette una grande velocità di corsa, e la variante “allele D” è presente in grande quantità sia in Giamaica che in Africa (dove non a caso sono nati i migliori atleti su distanze più lunghe). Qualcun’altro la attribuisce alla presenza nel suolo giamaicano dell’alluminio, che sviluppa nei feti una variante di un gene particolare (ACTN3) che facilita la capacità di contrazione dei muscoli.

Al di là delle motivazioni scientifiche, è possibile trovare le ragioni del successo anche nella grande cultura per lo sport, e per l’atletica in particolare, che la Giamaica pratica da decenni. Il Paese è infatti disseminato di Champs, campionati sportivi studenteschi che ogni richiamano tantissimi giovani provenienti dalle principali città giamaicane a sfidarsi.

Spesso si sottovaluta quanto sia fondamentale andare a creare le giuste condizioni per i ragazzi, le giuste opportunità e le corrette infrastrutture anche a livello più amatoriale per migliorare la formazione di atleti di spessore: è proprio questo uno degli ingredienti alla base delle migliori eccellenze sportive in tutto il mondo. L’NBA non sarebbe tale senza il grande sistema cestistico radicato nei college americani; l’Olanda non sarebbe la nazione più forte al mondo nel pattinaggio sul ghiaccio se il suo territorio (poco più grande di Lombardia e Piemonte messi insieme) non registrasse la presenza di 24 anelli per praticare il pattinaggio di velocità. 

E se poi riesci ad avere in casa un fenomeno come Usain Bolt… per i bambini diventa facile scegliere chi voler diventare da grandi.

La costruzione del mito

Forse è anche per questo che le più strane e originali storie sportive nascono in Paesi dove la passione per lo sport è fortemente radicata, come avviene in Giamaica.

Fino al 1987 il connubio tra Giamaica e il termine ‘bob’ poteva concretizzarsi soltanto in una figura: Bob Marley. Dall’estate 1987, tuttavia, al cantante reggae si aggiunse la squadra giamaicana di bob. What?

I membri della nazionale giamaicana di bob maschile a Calgary 1988 - Getty Images

Ora, ricordiamo che in Giamaica la temperatura minima non scende mai sotto 20 gradi, e questo può far capire il perchè fino ad allora la nazione non avesse mai partecipato alle Olimpiadi Invernali. Nell’estate 1987, però il diplomatico statunitense George Fitch si trova in Giamaica insieme a William Maloney, affarista di Seattle: al termine di una partita di tennis, i due assistono a una tradizionale gara giamaicana con i carretti. I carretti vengono spinti giù per una discesa e devono poi essere governati da chi li conduce, richiamando proprio il meccanismo con cui si compete con il bob su ghiaccio.

I due sono convinti di applicare lo spirito agonistico che caratterizza l’atletica giamaicana anche in un’altra disciplina. L’idea non piace inizialmente al governo (che nei mesi successivi non avrebbe finanziato il progetto) e nemmeno all’Associazione Olimpica del Paese. Fitch e Maloney riescono a trovare una sponda decisiva nel colonnello Ken Barnes, figura di rilievo per aver presieduto diverse associazioni sportive giamaicane e per aver contribuito, sotto l’intervento statunitense, a reprimere il colpo di Stato che nel 1983 aveva trasformato Grenada in un regime marxista.

Le profonde conoscenze di Barnes all’interno dell’esercito giamaicano gli permettono di scovare subito alcune reclute ideali e soprattutto complementari, per andare a formare la squadra di bob: il tenente Devon Harris viene scelto per la sua abilità in fase di spinta (aveva addirittura sfiorato la qualificazione alle Olimpiadi… estive del 1984 negli 800 metri), il soldato Michael White per la sua velocità e Dudley Stokes per la sua coordinazione occhio-mano in virtù del suo ruolo nell’aviazione. Successivamente si aggiunsero Freddy Powell, Clayton Salomon e Allen Casswell.

Grazie all’entusiasmo iniziale vengono subito superati diversi problemi: di fronte alla mancanza di investimenti del governo giamaicano, Fitch decide di investire di tasca propria 100.000 dollari e assumere Howard Siler, nove volte campione nazionale statunitense di bob. L’altro problema è proprio l’assenza di neve in Giamaica, e di conseguenza la non familiarità del team - di White e Salomon soprattutto - con il ghiaccio: nelle sessioni di allenamento prima a Kingston e poi tra Lake Placid e Ings (Austria), prima Siler e poi il tecnico austriaco Sepp Haidacher dovettero partire dalla basi, banalmente dall’imparare a camminare sul ghiaccio.

Calgary 1988

A ridosso dell’apertura delle Olimpiadi invernali canadesi, agli investimenti di Fitch si aggiunge finalmente anche l’ente turistico giamaicano, il cui intervento permette a Fitch e Maloney di comprare un vecchio bob a quattro dal team canadese.

Le Olimpiadi di Calgary si aprono ufficialmente il 28 febbraio 1988, e la Giamaica si è qualificata per partecipare nel bob a due maschile con Stokes e White, e nel bob a quattro con Stokes, White, Harris e… Chris Stokes, fratello di Dudley che all’ultimo minuto aveva sostituito l’ultimo membro del quartetto.

Se il bob a due giamaicano finisce le quattro manche olimpiche al trentesimo posto, la vera risonanza mediatica nasce con la gara del bob a quattro: nella terza manche Dudley Stokes (nel ruolo di pilota) perde il controllo della vettura nella curva Kreisel, rovesciando il bob. I quattro hanno poi spinto il bob fino al traguardo, non riuscendo però a partecipare alla quarta e ultima manche.

Sapendo che i quattro sono usciti illesi dall’incidente di gara, il video della terza manche è imperdibile.

L’eco mediatico scatenatosi con la già incredibile partecipazione alle Olimpiadi invernali di un team giamaicano, e poi con l’andamento della gara, ha lasciato innanzitutto un grande lascito sportivo. Nelle successive Olimpiadi Invernali infatti la Giamaica ha continuato a qualificarsi per le gare di bob, con altri atleti: ad Albertville 1992 arrivarono quintultimi, a Lillehammer 1994 addirittura quattordicesimi nel bob a quattro e decimi nel bob a due.

Dopo anni di assenza, la Giamaica è tornata a figurare nelle Olimpiadi invernali a Sochi 2014, Pyeongchang 2018 anche con il bob a due femminile e Pechino 2022 (ne abbiamo parlato poche settimane fa), dove Benjamin Alexander è stato il primo atleta giamaicano a partecipare a una gara di sci alpino, finendo 46esimo.

Oltre al grande rispetto che gli dobbiamo, in questo caso il risultato è piuttosto esilarante.

Se non fossero bastate le partecipazioni di un Paese tropicale alle Olimpiadi invernali per stupirti, allora aggiungo che da tutta questa storia è nato anche un film (non proprio fedelissimo a dir la verità): Cool Runnings - Quattro sottozero. 

Dopo le primissime partecipazioni, da diversi anni le squadra giamaicane di bob si allenano a Evanston (Wyoming) e il loro motto è proprio quello che hai letto nel titolo: “The hottest thing on ice”.

🇯🇲🇯🇲🇯🇲

Grazie e a presto!

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