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2 min

- di Matteo Tencaioli

Considerazioni sparse post Milan-Genoa (2-0)


Tre punti pesanti per i rossoneri, contro una squadra quasi rassegnata alla retrocessione.


- Il colpo d'occhio di San Siro pieno è sempre uno spettacolo e oltre settantamila spettatori per un Milan-Genoa, con il settore ospiti gremito, sono il simbolo della voglia di calcio e di normalità che negli ultimi due anni si è accumulata nel cuore di molti tifosi sull'intera penisola. Un manipolo di eroi, visto lo spettacolo non proprio entusiasmante al quale hanno assistito questa sera, che non ha mai smesso di sostenere la propria squadra, ricordando quanto i tifosi italiani meriterebbero una Serie A migliore;

- La rosa del Genoa è la rappresentazione perfetta della cosiddetta "coperta troppo corta": se la si tiene per coprire i piedi, come aveva fatto Blessin all'inizio, in qualche modo fa il suo dovere, ma lascia scoperta la parte superiore. Quando si prova a tirarla su un pochino, finisce per scoprire inevitabilmente il corpo al freddo e se ne pagano le conseguenze, nello specifico prendendo goal nel tentativo di farne qualcuno. Non ci siamo proprio e la colpa non può essere di tre allenatori differenti;

- Kalulu è il classico calciatore che tutti gli allenatori vorrebbero in rosa: quando non gioca, non si lamenta e lavora e, se gli dai fiducia, la ripaga sempre. Anche la sua prestazione di stasera non fa eccezione: chiamato all'ultimo momento a tornare sulla fascia, complice l'indisponibilità di Calabria, torna a ricoprire la sua posizione originaria con personalità e crea i presupposti per la rete del vantaggio rossonero. Nel finale torna centrale e fa bene anche lì. Chapeau;

- Prosegue l'inviolabilità della porta del Milan e questo, indipendentemente dalla qualità dell'avversaria odierna, non può essere un caso. La squadra di Pioli ha trovato un grande equilibrio in campo e un estremo difensore di livello superiore, che anche oggi nel finale è riuscito a farsi notare nell'unica occasione in cui gli è stato concesso. Resta il problema della qualità del reparto offensivo, che anche oggi ha faticato moltissimo fino alla seconda rete, propiziata da uno spunto di Theo Hernandez con la collaborazione del redivivo Ballo Touré;

- C'è poco da dire sulla squadra di Blessin, dove l'unico a provarci timidamente è stato Galdames, che onestamente non dà l'impressione di avere né i mezzi, né la rabbia giusta per salvarsi. Le possibilità, in termini puramente matematici, ci sarebbero ancora, ma sembra che sia subentrata una rassegnazione difficile da scrollarsi di dosso. Dall'altra parte, Pioli può continuare a coltivare il sogno di contendere fino all'ultimo lo scudetto all'Inter, attualmente lanciatissima verso il traguardo più importante.

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Matteo Tencaioli. Classe 1980, da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo. Ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.

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