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, 14 Aprile 2022

Considerazioni sparse post Roma-Bodø/Glimt (4-0)


La Roma si sbarazza dell'incubo Bodø con una prestazione maiuscola e si accomoda in semifinale di Conference League.


- Il quarto tentativo è quello buono. La Roma abbatte la sua nemesi a suon di pallonate e scaccia via - si spera per sempre - il fantasma norvegese che tanto l'aveva tormentata in questa stagione. Sospinta dai 65.000 dell'Olimpico la squadra di José Mourinho annichilisce totalmente l'avversario e impiega solamente 30 minuti ad archiviare la pratica. Una mezz'ora ad altissima intensità in cui il ciclone giallorosso si abbatte sul malcapitato Bodø con inaudita ferocia. Il canovaccio tattico è quasi elementare: pressing altissimo e palla in profondità a Zaniolo. Il numero 22 è autore di una pregevole tripletta che ha ricordato la sua versione dei tempi migliori. Al resto ci ha pensato il solito Abraham, sempre più imprescindibile per questa squadra;

- I tre amari precedenti sono evidentemente serviti a Mourinho, che alla resa dei conti imposta una squadra iper-aggressiva che manda in confusione l'avversario. Chi si aspettava una Roma ancora attendista è rimasto deluso: i giallorossi sfornano la miglior prestazione offensiva della stagione e per la prima volta riescono a mostrare il maggior tasso tecnico rispetto ai norvegesi. il Bodø, in realtà, facilita il compito all'avversario dimenticandosi, sostanzialmente, di scendere in campo. La prestazione dei padroni di casa, tuttavia, è pressoché perfetta sotto tutti i punti di vista. Anche la difesa, infatti, è apparsa per la prima volta in totale controllo sul veloce attacco dei norvegesi;

- Il Bodø/ Glimt, tanto cinico e pericoloso in casa, si scioglie come la neve al sole di fronte ad un Olimpico bollente. La squadra di Knutsen paga più del dovuto l'impatto col caloroso pubblico giallorosso ed esce mestamente dalla competizione dopo aver impressionato tutti tra girone eliminatorio e ottavi di finale. Impalpabile la prestazione dei norvegesi, perennemente in affanno contro le fiammate di Zaniolo e mai capaci di mettere in atto le veloci trame offensive che tanto avevano fatto male alla Roma nei precedenti incontri. La marcatura quasi a uomo di Cristante sul capitano Saltnes toglie i tempi di gioco alla squadra, costretta a trovare altri sbocchi per impostare il gioco. Solbakken non è incisivo come al solito e tutta la manovra d'attacco ne risente. Rimane, comunque, l'ottimo lavoro svolto per quella che è stata la vera favola di questa Conference League;

- Da incorniciare la prova di Nicolò Zaniolo. Il classe 1999 per una sera torna quello dei tempi migliori e fa sognare i tifosi giallorossi. Una tripletta in cui c'è tutto il suo repertorio: progressione, potenza, velocità. Una prestazione che fa ben sperare Mourinho e tutto l'ambiente, che in questo finale di stagione avranno gran bisogno del miglior Zaniolo possibile. L'ago della bilancia di questa squadra si chiama Henrikh Mkhiratyan. L'armeno è il collante e l'equilibratore della Roma. Nella sua nuova posizione riesce a garantire quella qualità in mezzo al campo che alla squadra è mancata per buona parte della stagione. Encomiabile anche l'impegno in copertura del numero 77, diventato insostituibile ormai per Mourinho. Da sottolineare anche l'ennesima buona prova di Zalewski: la differenza tra lui e Vina su quella fascia sinistra c'è, ed è abissale;

- Mourinho arricchisce ulteriormente la propria collezione di semifinali europee: ora sono 11 per lo Special One. La Roma tiene vivo l'ultimo vero obiettivo stagionale e può continuare ad accarezzare il sogno di riportare un trofeo in quel di Trigoria. Il tecnico portoghese sembra, finalmente, aver trovato la giusta amalgama e i risultati delle ultime settimane sono davanti a tutti. Non una squadra spettacolare, ma concreta e solida, tanto in campionato quanto in Europa. I giallorossi hanno perso una sola partita delle ultime dodici e si preparano a vivere questo rush finale della stagione da protagonisti. Tra la Roma e la finale di Conference c'è ora il Leicester: l'avversario probabilmente più ostico. La sensazione, però, è che potrà essere una sfida ad armi pari.

  • Nato sotto il sole della Sardegna nell'ormai lontano 1993, dopo un' infanzia all'insegna del basket, abbandona la palla a spicchi per dedicarsi anima e corpo a quella da calcio. Un amore tuttavia mal corrisposto. Tifoso romanista da sempre e in quanto tale incline alla sofferenza e all' auto-sabotaggio. Amante dello sport in tutte le sue forme, ma ancor più di tutte le storie, piccole e grandi, di cui esso si nutre.

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