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3 min

- di Danilo Budite

Considerazioni sparse su "CODA - I segni del cuore"


"CODA – I segni del cuore" è un film che fa bene all’anima, una perla in grado di trattare un tema delicato con una leggerezza sorprendente.


- La vittoria dell’Oscar, un po’ a sorpresa, ha catalizzato l’attenzione intorno alla pellicola diretta da Sian Heder. Un film poco mainstream, oscurato probabilmente dalla mancata uscita al cinema, realizzata in Italia solo dopo la vittoria della statuetta più ambita. Persino la sua vittoria è passata in secondo piano in virtù dello sciagurato pugno di Will Smith a Chris Rock. Ma poco importa, perché questo passare sottotraccia si sposa bene con la natura del film, anzi ne diventa quasi un tratto esemplificativo. CODA ha infatti l’enorme pregio di trattare un tema delicato come la sordità con una leggerezza sorprendente, mescola alla perfezione momenti drammatici e altri sinceramente ironici, in nome di una tenerezza che pervade l’intero film, senza mai scadere però nel sentimentalismo e nel patetico. Sarebbe stato facile porre l’accento sulle difficoltà della condizione della famiglia Rossi, sui tormenti dell’adolescente Ruby e sul complicato confronto col mondo degli “stronzi udenti”. CODA invece sceglie una via più tortuosa, punta sulla dolcezza e sulla leggerezza, e trova la formula vincente per entrare a pieno negli annali del cinema;

- In soldoni: tutta la famiglia Rossi è affetta da sordità tranne Ruby, unico membro udente in casa. Sin da piccola è stata abituata a fare da interprete ai genitori e al fratello, l’unico ponte tra i Rossi e il mondo esterno. Un mondo che rifiuta la famiglia, ma che al contempo viene rifiutato, perché i Rossi si chiudono nella loro condizione di isolamento e ricorrono alla sola Ruby come mezzo per le comunicazioni essenziali col mondo circostante. Una condizione difficile per una ragazza che, alla soglia dei 17 anni, cerca di trovare la propria strada e paradossalmente la trova proprio nel mondo opposto a quello in cui è cresciuta: quello del canto, il più dolce dei suoni. Inizia qui il dramma di Ruby, costantemente divisa tra gli obblighi familiari e le lezioni di canto, tra il sogno di studiare al college e il dovere di aiutare la propria famiglia. Come comprensibile, Ruby non riesce più a sostenere tutto questo peso, non può essere più il tramite tra la famiglia e il mondo esterno, o almeno non com’è stata abituata a fare;

- Tutto si gioca infatti intorno al ruolo di Ruby. La famiglia ha bisogno di lei, non solo per comunicare, ma anche per portare avanti l’attività di famiglia. I Rossi sono pescatori e hanno bisogno di una persona udente sulla barca. Insomma, si crea il più classico degli scenari: la scelta tra la famiglia e il proprio futuro. Il bivio però si trasforma in un’occasione di metamorfosi, che è poi la chiave di volta del film: il cambiamento nel modo in cui Ruby fa da tramite tra la sua famiglia e il mondo. Prima faceva semplicemente da interprete, portando il mondo esterno nella sua famiglia. Inizia quindi a farlo al contrario, portando la sua famiglia a contatto col mondo esterno, mostrandogli che possono convivere con gli altri, che la loro situazione di sordità non è necessariamente un fattore di esclusione, se solo si ha la forza di non escludersi;

- Qui s’innesca la delicata riflessione sul tema della sordità. Una condizione che naturalmente esclude, ma l’esclusione può essere solo fisica, non deve essere anche psicologica. I Rossi hanno passato una vita in isolamento, convinti che quel mondo in grado di sentire tutti non fosse interessato a persone che non avessero nulla da dire e che non fossero in grado di ascoltare. Ruby gli dimostra che non è così, che anche senza parlare le persone possono dire tante cose e che si trova sempre qualcuno in grado di ascoltare, di comunicare e di comprendere. La sordità, come altre forme di disabilità, non sono necessariamente dei fattori di esclusione, anzi non devono esserlo. La potenza di CODA sta qui, nel lanciare un messaggio di unione potente attraverso un linguaggio semplice e spontaneo;

- Chiaramente, il modo di guardare CODA dopo il 27 marzo 2022. È lecito rispondere alla domanda che tutti si fanno a riguardo: CODA merita la vittoria dell’Oscar come miglior film? La risposta di chi scrive è assolutamente positiva. CODA è un film di livello altissimo, toccante ed emozionante al punto giusto, potente nel messaggio e diretto nell’esprimerlo. Dispiace non aver visto Emilia Jones nella cinquina delle candidate a migliore attrice protagonista, ma la giovane ha un talento eccezionale e avrà altre occasioni. Meritato il premio come miglior attore non protagonista a Troy Kotsur, che ci ha regalato il momento più toccante quando ha “sentito” con le mani la canzone di sua figlia Ruby. Insomma, riconoscimenti meritati per CODA, un film assolutamente da vedere. Un film che fa bene al cuore.

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Romano, vivo di calcio e di citazioni pop. Musica, cinema, arte e letteratura, ancora meglio se tutto insieme. Scrivo di tutto ciò che mi circonda.

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