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6 min

- di Gabriele Moretti

A che punto siamo con il calcio femminile?


Facciamo il punto della situazione sullo status del calcio femminile.


Il 30 marzo 2022 verrà ricordato a lungo come il giorno della consacrazione del calcio femminile in Europa. Novantunomilacinquecentocinquantatre (91543) persone hanno riempito gli spalti del Camp Nou per sostenere le ragazze in divisa blaugrananel clásico di Women’s Champions League in cui il Barcellona ha battuto il Real Madrid 5-2 qualificandosi per la semifinale, dove incontrerà il Wolfsburg, una delle squadre più forti e titolate a livello mondiale.

Quello di Barcellona, tuttavia, non è stato un caso eccezionale ma l’espressione più estrema di una crescita graduale, continua e anche piuttosto repentina. Infatti, anche le altre partite dei quarti di finale della Women’s Champions League hanno ottenuto ottimi risultati di pubblico: il Paris St-Germain ha battuto il suo record di presenze con oltre ventisettemila tifosi al Parco dei Principi, mentre l’andata di Juventus – Lione ha visto quasi diecimila spettatori sulle tribune dello Stadium, che per altro ospiterà la finale della competizione il prossimo 21 maggio.

Nonostante le presenze allo stadio rimangano ancora mediamente molto contenute, sia rispetto al calcio maschile sia in assoluto, il pubblico medio della WCL è passata – dopo un decennio di stagnazione – dai poco più da una media di 2000 persone a partita dell’ultima stagione pre-covid agli oltre 3000 di quest’anno. Un bel balzo in avanti verso l’ambizioso obiettivo UEFA di 6000 spettatori di media per il 2024.

La crescita dell’interesse per il calcio femminile non è limitata soltanto alle presenze allo stadio. DAZN ha comunicato che c'è stata in occasione dei quarti di finale di WCL si è verificata una «crescita senza precedenti» che include oltre 2,6 milioni di visualizzazioni in diretta in tutto il mondo per l'emittente solo per Barcellona – Real Madrid del 30 marzo, mentre l’andata era già stata seguita live da oltre 1,3 milioni di persone. Su YouTube, complessivamente, i quarti di finale hanno ottenuto più di 11 milioni di visualizzazioni, mentre gli highlights del clásico hanno già un milione e mezzo di visite. Durante la fase a gironi, la cifra era di 14 milioni in totale.

Ovviamente, l’interesse non è uguale in tutti i paesi e dipende solo in maniera parziale dalla “qualità” delle squadre. Come dimostra Maurizio Valenti in un bell’articolo pubblicato su Sport Management Review basato sull’analisi di 554 partite di Women’s Champions League tra 2009 e 2018, «l'interesse degli spettatori è positivamente associato a cinque fattori: fase della competizione, incertezza del risultato della partita, intensità competitiva, reputazione del club in trasferta e condizioni meteorologiche». Anche l’exploit di Barcellona – Real Madrid, chiaramente, è riconducibile a fattori soltanto parzialmente legati al “tifo” o all’interesse meramente sportivo nel senso che utilizziamo normalmente. Avere un pubblico standard, appassionato e affezionato alle squadre femminili quanto a quelle maschili, è e deve essere l’obiettivo ultimo del processo di crescita e non si può pretendere accada immediatamente.

In un bel pezzo pubblicato la scorsa settimana sul Guardian, Lucy Mills – responsabile del programma di sviluppo del calcio femminile presso la Barça Foundation – spiega il successo della scorsa partita in quattro punti che ogni federazione dovrebbe tenere bene a mente per il futuro: 1) i tifosi blaugrana sono straordinariamente attaccati alla loro squadra che, non dimentichiamoci, è una polisportiva. Il Barcellona è stato bravo a creare una forte identità intorno al suo club che si estende oltre la squadra maschile senior e anche la squadra femminile ne ha beneficiato. Inoltre, in un periodo difficile come quello che sta vivendo il Barcellona maschile, quello femminile – che può ancora contare sulla calciatrice più forte al mondo, Alexia Putellas – può avere funzionato come valvola di sfogo; 2) La partita è stata pubblicizzata OVUNQUE. Cartelloni pubblicitari, notizie in TV e in radio. Era difficile non sapere che si sarebbe giocata questa partita; 3) I biglietti costavano tra i 9 e i 15€. Vivere il Camp Nou è un'esperienza unica per chiunque ami il calcio e/o la città di Barcellona e questa è stata un'opportunità quasi irripetibile per farlo, contando che per il calcio maschile i pochissimi biglietti disponibili partono da un minimo di 70€ nell’ultimo anello; 4) Barcellona è una città aperta, moderna, attenta a temi quali l’uguaglianza o la difesa dei diritti LGBT+. In ogni caso, nel frattempo, anche i biglietti per la semifinale sono andati esauriti in pochi giorni.

Alexia Putellas, il pallone d'oro 2021

Ma come stanno andando i numeri di questa stagione nel resto del mondo e al di fuori del circuito esclusivo della Women Champions League?

In Inghilterra, ad esempio, Arsenal – Chelsea giocata all’Emirates Stadium ha attirato 8705 spettatori, mentre la finale di Vitality Cup a Wembley si è giocata davanti alla cifra record di 40952 persone. Anche la finale di Continental Tyres Cup del 5 marzo giocata tra Chelsea e Manchester City – e vinta dal City per 3-1 – ha portato allo stadio circa 8000 tifosi. Con meno presenze sugli spalti, ma comunque degne di menzione, Nottingham Forest – Derby County, ha stabilito il record della FA Women’s Northern Premier League (l’equivalente della Serie C italiana) con 4443 spettatori, mentre Aston Villa – Arsenal ha sfiorato le cinquemila presenze, mai così tante per un normale match di campionato. In Italia invece l’unica squadra che sembra attrarre pubblico con una certa costanza è la Juventus, con alcune interessanti eccezioni. Il primo derby della capitale ha portato allo stadio Tre fontane 1100 persone, mentre sono stati 2500 a guardare la Juventus vincere la Supercoppa allo Stadio Stirpe di Frosinone.

In 10829 invece hanno seguito il match di qualificazione per il Campionato del Mondo del 2023 delle Azzurre contro la Svizzera, a Palermo. Un buon seguito di pubblico, come abbiamo già detto, lo hanno avuto anche le partite dei gironi di Champions League disputate dalla Juventus all’Allianz Stadium: 16.781 alla prima partita contro il Chelsea, 12789 per il pareggio contro il Wolfsburg e 6.508 per la vittoria contro il Servette. Restando in Europa, il Jonh Cruyff Stadium si è riempito a tappo in occasione della partita tra Barcelona e Athletic Bilbao, quando Alexia Putellas ha mostrato il suo Pallone d’oro fresco di vittoria ai 5147culèsugli spalti. Nel campionato svedese, uno tra i più seguiti al mondo, è stato battuto il record di affluenza con i 18.537 tifosi che hanno seguito il derby tra Hammarby e AIK Solna.

Secondo il quotidiano tedesco Deutsche Welle, però, il successo della Women’s Champions League offre cifre tanto impressionanti quanto ingannevoli per il pubblico meno attento. «Mentre queste grandi partite forniscono un picco considerevole di presenze una tantum, l'impressione che dà allo spettatore occasionale è fuorviante. La media delle presenze settimanali nei maggiori campionati europei – la Frauen Bundesliga tedesca, la Super League femminile inglese, la Primera Iberdrola spagnola e altri – è poco sopra il mezzo migliaio. L’unica squadra davvero in controtendenza è il Barcellona, che quest’anno segna una media di circa 2500 spettatori a partita.

Solo due squadre in Germania, Eintracht Francoforte e Turbine Potsdam, hanno una presenza media di oltre mille spettatori in questa stagione. In confronto, Wolfsburg e Bayern, le due squadre più di successo in Germania, registrano una media di circa 750 presenze», numeri in crescita rispetto al passato ma comunque ancora estremamente contenuti. Il piano della UEFA è quello di giocare il maggior numero possibile di partite in grandi stadi e questa è una parte fondamentale della sua strategia per portare un pubblico nuovo e più ampio al calcio femminile e viceversa. Se da un lato sembra stia funzionando, dall’altro le presenze nelle partite “normali” restano inferiori ai mille spettatori a partita e fa pensare che la Women’s Champions League sia una bolla da cui stiano traendo vantaggio solo e soltanto le poche squadre partecipanti.

Il potenziale commerciale del calcio femminile comunque è stato riconosciuto dalle emittenti televisive negli ultimi anni. Come dicevo, il clásico è stato acquistato e trasmesso da DAZN e da BeIN Sports. Da un lato, l'aumento delle entrate televisive sta aumentando il volume e il valore del mercato delle calciatrici, aumentando gli stipendi e introducendo – finalmente anche in Italia – il professionismo; dall'altro, è un modello commerciale che serve ai club già in cima alla piramide, piuttosto che sostenere squadre al di fuori dell'élite esistente. Il calcio femminile, per ora, ha cercato di evitare di commettere gli stessi errori guidati dall'avidità che il gioco maschile ha commesso per decenni e continua a commettere, trasformandosi sempre più in uno sport in cui un numero sempre più esiguo di squadre sempre più ricche domina incontrastato.


Questo articolo è uscito in anteprima su Catenaccio, la newsletter di Sportellate.it.

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Genovese e sampdoriano dal 1992, nasce con tempismo perfetto per perdersi lo scudetto del 1991 e godersi la sconfitta in finale di Coppa dei Campioni. Comincia a seguire il calcio ossessivamente nel 1998, coronando la prima stagione da tifoso con la retrocessione della propria squadra del cuore. Testardo, continua a seguire il calcio e cresce tra Marassi e trasferte. Diplomato al liceo classico, si laurea in Storia e intraprende la via del nomadismo, spostandosi tra Cadice, Francoforte, Barcellona e l’Aia. Per coerenza, decide di specializzarsi in storia globale e migrazioni e, nel frattempo, co-dirige il blog SPI – Storia, Politica e Informazione. Crede fortemente nel valore del giornalismo indipendente, sportivo e non, come argine al declino deontologico dei colleghi professionisti.

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