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- di Andrea Ebana

Il pagellone di Torino-Milan (0-0)


Attacchi spuntati, ma match da combattenti veri: tra Bremer/Giroud, Singo/Hernandez, Pobega/Tonali nessun vincitore ma tanti duelli avvincenti.


TORINO
Berisha 6,5 – Pochi interventi, ma decisivi, su Calabria nel primo tempo e su Tonali nel secondo. Ha scalato le gerarchie con merito.

Zima 5 – Leao è un cliente scomodo e la differenza di passo si nota: quando gli sguscia via, per sua fortuna qualcuno lo aiuta sempre. Dal 64′ Izzo 6 – Mette esperienza e carattere al servizio della causa: rigenerato dalla cura Juric.

Bremer 7Un’altra prestazione sontuosa in una annata sontuosa: marca stretto Giroud e salva parecchie situazioni scomode.

Rodríguez 6,5 – L’ex di turno non sfigura per niente, tenendo a bada sia Saelemekers sia Messias. Affidabile.

Singo 6 – Il duello con Theo è un inno alla fisicità ed alla corsa: non lo perde né lo vince, certo con meno approssimazione sarebbe devastante. Dal 64′ Aina 6 – Rispolverato dalla naftalina, riesce a tener a bada Hernandez per l’ultima mezz’ora.

Ricci 5,5 –  La qualità c’è e si vede, ma a volte sembra in affanno rispetto ai ritmi della partita. Da rivedere.

Lukic 6 – Ammonito dopo 12’, deve limitare esuberanza e spunti, e ripiega con una gara di ordine e disciplina tattica: non era semplice.

Vojvoda 6 – In una prestazione ordinata ci sono una sbavatura rischiosissima, ma anche un tiro all’incrocio sventato da Maignan. Dall’85’ Buongiorno sv

Brekalo 5,5– Il trequartista croato stasera non riesce ad incidere come al solito: non trova mai spazi nè occasione per brillare.

Pobega 6,5 – Uomo ovunque del Toro, magari non raffinatissimo come trequartista ma onnipresente nella battaglia di centrocampo e nel proporsi in avanti. Dal 76 Seck 5:  Perde un paio di palloni sanguinosi ed ingenui, per sua fortuna mal sfruttati dagli avversari.

Belotti 5,5 – Lottando e sgomitando si crea due occasioni in cui però dovrebbe esser più cinico. Dal 76 Pellegri 6:  Una bellissima azione personale con cui sfiora il gol, sarebbe stato un ingresso da sogno.

All. Juric 6,5Se il Toro se la gioca anche con le big, con un atteggiamento aggressivo e compatto, gran parte del merito è suo: azzecca i cambi e stavolta non prende gol sul finale.

MILAN
Maignan 6,5 – Due soli interventi, ma che interventi: su Vojvoda e Pellegri è eccezionale e salva il risultato.

Calabria 6 – E’ l’unico a provare a tirar in porta nel primo tempo: nella ripresa svolge una ordinaria amministrazione

Kalulu 6 – Un giallo ingenuo, che però non macchia una prestazione attenta e sufficiente.

Tomori 6 – Qualche sbavatura c’è, soffre un poco la foga di Belotti, però è provvidenziale proprio sul bomber granata a metà ripresa. Dall’88 Gabbia s.v.

Hernández 6 – Per una volta, meglio la fase difensiva che quella offensiva: nella prima contiene sempre Singo, nella seconda reclama un rigore ma conclude poco.

Tonali 6,5 – Di lotta e di governo, nel centrocampo del Milan è il migliore: cerca anche la via del gol, ma è poco cinico.

Kessie 6 – Nel primo tempo arpiona una miriade di palloni e prende le redini del centrocampo: cala alla distanza, ma tiene l'equilibrio del reparto.

Saelemaekers 5 – Confusionario ed impreciso, non manca di generosità ma la qualità lascia parecchio a desiderare, sia in fascia sia spostato in mezzo.

Diaz 5 – Conferma il momento decisamente negativo: ha un paio di occasioni in cui sbaglia l’ultimo passaggio, proprio quello che dovrebbe fare un numero 10. Dal 55 Messias 5 – Niente di incisivo dal suo ingresso in campo.

Leao 5,5 – Ha un paio di spunti in cui mette in seria difficoltà Zima, ma sparisce troppo a lungo dalla gara.

Giroud 6 – Pur francobollato da Bremer, lotta e spizza un sacco di palloni: nessuno però sembra poterlo assistere adeguatamente.

All. Pioli 5,5 – Ancora un clean sheet, ma ancora una volta un mezzo passo falso: i cambi non cambiano la marcia, e la sensazione è che per lo scudetto servirà qualcosa in più.

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Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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