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4 min

- di Diego Canneta

Considerazioni sparse sull’inizio stagione Ferrari


Un dominio mondiale che valorizza anni di duro lavoro all’ombra di cocenti delusioni.


- Due vittorie su tre: erano anni che non si vedeva un cosi killer instict rosso sul mondiale. Ancora più devastante dell’avvio firmato Seb Vettel nei due anni antecedenti la grande crisi, ovvero 2017/ 2018, terminati con ribaltamenti di classifica e grandi aspettative demolite da sviluppi sbagliati e contraccolpi umani, parabola discendente del Bello Pampino di Heppenheim. Sensazioni che erano anni, troppi per ricordarsi del loro effetto, che non si gustavano cosi in modo travolgente. Un colpo di scena ad effetto, che neanche il più talentuoso regista avrebbe potuto scrivere o immaginare, dopo anni di minimo al botteghino. Una supremazia e soprattutto una affidabilità assolutamente dominanti hanno fatto si che si delineasse un progetto, inizialmente bistrattato o guardato con sospetto per le sue forme, come punto di riferimento assoluto. Con un pilota totalmente trasformato rispetto allo scorso anno, affamato, solido, forte;

- Travolto da critiche che avrebbero fatto perdere ogni motivazione e sicurezza sui propri mezzi, il merito è anche e soprattutto di un gruppo di lavoro che ha saputo centrare in pieno un concetto tecnico assolutamente vincente. Mattia Binotto, che ha avuto il gravoso compito di dirigere tutta la squadra corse, nonostante avente diverso background formativo, ha saputo sostenere tutti i reparti dalle critiche piovute da ogni in due anni di risultati non da Ferrari, dall’accordo segreto con la FIA sul flussometro del motore 2019, che aveva regalato i primi due GP a Leclerc, portandolo poi ad essere il bubbone delle due macchine a venire. Un lavoro eccezionale, di squadra, come la Ferrari tradizionalmente sa fare, valorizzando i tecnici nostrani e le figure già presenti a Maranello. Un miglioramento fatto non solo di tecnica, ma anche di affiatamento tra i reparti, cosi come dai pit stop, veloci, precisi, determinanti. Cosi nacque la prima grande Ferrari, partendo proprio dalla manovalanza del posto, fierezza del grande Enzo, che ne seppe far diventare, da contadini, grandi lavoratori dell’automobile. Una risposta concreta, fatta di lavoro in silenzio ma vincente, alla faccia di tutti i detrattori.

- Ogni anno, Seb Vettel, cosi come in Red Bull, amava e si divertiva a chiamare con nomi femminili la propria macchina. Tre gare sono servite a Leclerc per avere anch’esso la possibilità di anagrafare la propria n. 16, con un nome ad effetto: ”Bestia”. Una bestia di competitività, affidabilità concretezza e solidità. Che offre in ogni situazione di configurazione pista, passo gara o giro secco un dominio che poche Ferrari hanno, nella sua storia, mostrato cosi prepotentemente. Il ricordo va alla regina F2004, forse la madre di tutte le rosse, in ogni sua forma, suono, impronta. Analogie forse è presto per trovarne, ma un impatto tecnico cosi importante, non può che indurre a un reale e dovuto ottimismo, anche e soprattutto, rispetto ai debutti precedenti, mai cosi esplosivi e aventi prospettive di competitività come quest’anno. Una bestia che è partita subito forte, durante i test invernali, facendo subito vedere di che sostanza era fatta, ammaliando anche tutti gli addetti ai lavori. Un buon giorno che si è visto subito, dalla primo mattino che ha morso l’asfalto;

- Secondo grande punto di forza, Leclerc. Una rivalsa, una voglia di vincere riemersa dopo anni di travaglio umano e sportivo. Una cattiveria e agonismo che non si vedevano nel monegasco dai tempi del trionfo in GP2, nel 2017, dove stravinse il campionato, aprendosi le porte della F.1 e dell’ Alfa Romeo Sauber, già famiglia rossa da sempre quindi. La sua forza appare nell’adattamento istantaneo alla nuova tipologia di guida che richiedono le nuove macchine, la loro gestione gomme, il risparmio carburante. Una forza che sembra al momento non avere Sainz, ma la speranza è proprio nel disporre di un tale vantaggio tecnico, da poterlo mettere anche esso nelle condizioni di poter capire e prendere le misure necessarie per salire di livello. Un investitura di prima guida, quella di Leclerc, che parte dal 2019, quando si gettarono le basi per farlo diventare punto di riferimento a discapito di un uscente e demoralizzato Vettel. Mossa azzeccata, resa ancor più di valore perchè il pulcino è cresciuto nel giardino di casa;

- Archiviata la trasferta medio orientale e australiana, si arriva finalmente in Europa, ad Imola. Pista di casa, fatta di tratti misti, frenate e accelerazioni. Un campo tecnicamente ideale alle caratteristiche della F1- 75, probabilmente ancor di più che nelle piste già affrontate fin qui. Sono previsti aggiornamenti e sviluppi per Red Bull e Mercedes, cercando di risolvere i mali che, di natura diversa, stanno affliggendo le ex prime della classe. La rossa rimarrà sostanzialmente la stessa, invariata rispetto al primo test in Barhain: nessuno sembra scalfirne la superiorità, cosi da non dover nemmeno ricorrere a correttivi del caso. È bene sottolineare che, saranno proprio le migliorie già preimpostate a inizio anno, ad essere determinanti nel mantenere la competitività complessiva. Una questione spinosa delle stagioni passate, un calare di qualità quando le prestazioni si plafonavano, mostrando una incapacità di reagire cronica della squadra. La riorganizzazione delle figure tecniche sembra dare appieno i suoi frutti, avendo come discriminante, 2 anni di lavoro esenti da obiettivi di campionato, essendo il regolamento congelato e senza via di capovolgimenti tecnici. Tutti gli sforzi, le risorse tecniche e umane, impegnate nella grande sfida posta dal nuovo lay out, avendo però un fardello pesantissimo. La base di partenza da cui si è partiti, si sta rivelando di assoluto spessore, dando l’impressione di non dover ricorrere a nessuna rivoluzione o pesante make up per mantenere il pacchetto su un livello superiore agli altri. Questo era fondamentalmente il punto di forza della Red Bull e di Mercedes negli anni del loro dominio tecnico, la capacità di migliorare in corsa i lati deficitari di progetti comunque validissimi. Che la Bestia, quindi, faccia un campionato Bestiale.

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Nato il 3 agosto 1982 in un luogo sperduto ma bellissimo dell'Appennino Tosco Emiliano, Camugnano. Mi appassiono a 9 anni di quelle auto particolari chiamate Formula, guidate da quei caschi coloratissimi che mi folgorano l'esistenza. Imola e il suo Autodromo diventano la mia Mecca e le testate settimanali da corsa la mia Bibbia. Ogni veicolo da gara con 4 ruote mi contagia di interesse e mi cattura lo sguardo con il desiderio perpetuo di poterlo vedere dal vivo, ascoltare il suo urlo lacerante. Metto finalmente al servizio comune la mia passione.

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