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3 min

- di Stefano De Caro

Considerazioni sparse post Manchester City-Liverpool (2-2)


90 minuti di spettacolo, gol e intensità fuori dall'ordinario. La partita dell’anno non delude le aspettative e ci lascia negli occhi un'infinita bellezza.


- Alla fine è giusto cosi. Nessuna delle due squadre avrebbe meritato di uscire sconfitta da un match di questo livello e di questa intensità. E' stato spettacolo ad Etihad, ma era difficile pensare al contrario. Meglio forse il City nell'arco dei 90' minuti. La squadra di Klopp si è infatti espressa con un po' meno ritmo rispetto alle solite esibizioni, ma è stata brava a rimanere sempre in partita e a sfruttare le poche occasioni concesse nel migliore dei modi. Il pareggio finale rimanda qualsiasi discorso nella lotta per il titolo: dopo stasera mancheranno all'appello 7 partite, "incastrate" tra impegni europei e di Fa Cup (in cui le due big si incontreranno nuovamente sabato prossimo in semifinale), e che ci porteranno alla fine ad eleggere la vincitrice della Premier League più bella di sempre;

- Ci aspettavamo la "Guardiolata" delle partite importanti e anche stavolta non siamo rimasti delusi: dentro dall'inizio Gabriel Jesus, che non giocava titolare in Premier da mesi, e fuori Mahrez, con Bernardo schierato sulla linea dei centrocampisti e Foden e Sterling a completare l'attacco. La scelta del catalano, come spesso capita, si è rivelata vincente: l'attaccante è stato decisivo sia con la sua dinamicità sia con un gol importante, quello del 2-1, ma anche coi suoi movimenti verso l'interno del campo che hanno "stretto" la difesa avversaria, e che hanno così permesso a Walker di avere tanto campo a disposizione da attaccare. Il City l'ha preparata proprio su questo aspetto tattico; anche dall'altro lato Foden, accentrandosi, ha garantito tanto spazio per le sgroppate di Cancelo, e questa costante aggressività dei due terzini ha costretto Manè (soprattutto) e Salah a sfiancarsi in fase di ripiegamento. Nei blues, quasi perfetti, da segnalare anche l'ennesima grande partita di Rodri e la deliziosa pulizia tecnica di Foden, che palla al piede è uno spettacolo da ammirare e che col suo sinistro ci ha regalato giocate di grande classe;

- Di contro, come detto, abbiamo assistito ad una versione Reds leggermente più "tranquilla" del solito, figlia del non sfavillante stato di forma di alcuni suoi giocatori chiave (Salah e Fabinho su tutti) e, forse, di una naturale stanchezza fisica generale. Klopp ha schierato il suo classico 4-3-3, rinunciando a Luis Diaz e Nabi Keita e schierando davanti Diogo Jota come punta centrale. L'esclusione iniziale del guineano ha lasciato abbastanza sorpresi, visto il grande momento di forma dimostrato anche nella sfida col Benfica. La sensazione è che l'allenatore tedesco non abbia voluto rinunciare alla sua quota di "spirito inglese" scegliendo Henderson, che ha certamente garantito dinamicità e intelligenza tattica, ma che, alla fine, ha tolto alla manovra una buona dose di qualità in fase di possesso e rifinitura. Per i Reds, stasera, spiccano le prestazioni di Thiago Alcantara, nella sua versione migliore, e di Manè, sempre puntuale in fase di realizzazione ma ottimo anche quando si è trattato di correre all'indietro;

- I dieci minuti finali, con le squadre visibilmente stanche e con i reparti più lunghi, sono stati un vero e proprio spot per spiegare la Premier a quei pochi appassionati che non ne conoscono bene l'essenza. A quel punto della partita il pareggio sarebbe stato gradito a entrambe le squadre: il City avrebbe mantenuto il punto di vantaggio, il Liverpool invece si sarebbe garantito di rimanere in corsa fino alla fine della stagione. Ma quello che abbiamo visto è stato tutto tranne che un finale remissivo e conservativo, con le due squadre che lottavano su ogni possesso, con le difese altissime e con giocate propositive per cercare di segnare il gol della vittoria. Uno spettacolo;

- Per chiudere, fateci soffermare su un aspetto a nostro avviso degno di nota. Riguarda l'ambiente, l'arbitraggio e il comportamento perfetto dei giocatori in campo. Tutto perfetto, come sempre accade in Inghilterra, e questo non è mai scontato per partite con cosi tanta pressione. Chi gioca in Premier quando va a contrasto ci va per vincerlo, non per accentuare il contatto e cercare il fischio. Quando sarà così anche da noi?

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Milano. Iscritto all’albo dei Match Analyst LongoMatch. Diplomato al Liceo Scientifico, nonostante l’orale della maturità sostenuto il giorno dopo la finale di Berlino. Laureato in Scienze Politiche. Malato di calcio. Al primo appuntamento ho portato la mia ragazza a vedere il derby della Mole, quello dell’eurogol di Bruno Peres. Stiamo ancora insieme.

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