
Considerazioni sparse post Manchester City-Liverpool (2-2)
90 minuti di spettacolo, gol e intensità fuori dall'ordinario. La partita dell’anno non delude le aspettative e ci lascia negli occhi un'infinita bellezza.
- Alla fine è giusto cosi. Nessuna delle due squadre avrebbe meritato di uscire sconfitta da un match di questo livello e di questa intensità. E' stato spettacolo ad Etihad, ma era difficile pensare al contrario. Meglio forse il City nell'arco dei 90' minuti. La squadra di Klopp si è infatti espressa con un po' meno ritmo rispetto alle solite esibizioni, ma è stata brava a rimanere sempre in partita e a sfruttare le poche occasioni concesse nel migliore dei modi. Il pareggio finale rimanda qualsiasi discorso nella lotta per il titolo: dopo stasera mancheranno all'appello 7 partite, "incastrate" tra impegni europei e di Fa Cup (in cui le due big si incontreranno nuovamente sabato prossimo in semifinale), e che ci porteranno alla fine ad eleggere la vincitrice della Premier League più bella di sempre;
- Ci aspettavamo la "Guardiolata" delle partite importanti e anche stavolta non siamo rimasti delusi: dentro dall'inizio Gabriel Jesus, che non giocava titolare in Premier da mesi, e fuori Mahrez, con Bernardo schierato sulla linea dei centrocampisti e Foden e Sterling a completare l'attacco. La scelta del catalano, come spesso capita, si è rivelata vincente: l'attaccante è stato decisivo sia con la sua dinamicità sia con un gol importante, quello del 2-1, ma anche coi suoi movimenti verso l'interno del campo che hanno "stretto" la difesa avversaria, e che hanno così permesso a Walker di avere tanto campo a disposizione da attaccare. Il City l'ha preparata proprio su questo aspetto tattico; anche dall'altro lato Foden, accentrandosi, ha garantito tanto spazio per le sgroppate di Cancelo, e questa costante aggressività dei due terzini ha costretto Manè (soprattutto) e Salah a sfiancarsi in fase di ripiegamento. Nei blues, quasi perfetti, da segnalare anche l'ennesima grande partita di Rodri e la deliziosa pulizia tecnica di Foden, che palla al piede è uno spettacolo da ammirare e che col suo sinistro ci ha regalato giocate di grande classe;
- Di contro, come detto, abbiamo assistito ad una versione Reds leggermente più "tranquilla" del solito, figlia del non sfavillante stato di forma di alcuni suoi giocatori chiave (Salah e Fabinho su tutti) e, forse, di una naturale stanchezza fisica generale. Klopp ha schierato il suo classico 4-3-3, rinunciando a Luis Diaz e Nabi Keita e schierando davanti Diogo Jota come punta centrale. L'esclusione iniziale del guineano ha lasciato abbastanza sorpresi, visto il grande momento di forma dimostrato anche nella sfida col Benfica. La sensazione è che l'allenatore tedesco non abbia voluto rinunciare alla sua quota di "spirito inglese" scegliendo Henderson, che ha certamente garantito dinamicità e intelligenza tattica, ma che, alla fine, ha tolto alla manovra una buona dose di qualità in fase di possesso e rifinitura. Per i Reds, stasera, spiccano le prestazioni di Thiago Alcantara, nella sua versione migliore, e di Manè, sempre puntuale in fase di realizzazione ma ottimo anche quando si è trattato di correre all'indietro;
- I dieci minuti finali, con le squadre visibilmente stanche e con i reparti più lunghi, sono stati un vero e proprio spot per spiegare la Premier a quei pochi appassionati che non ne conoscono bene l'essenza. A quel punto della partita il pareggio sarebbe stato gradito a entrambe le squadre: il City avrebbe mantenuto il punto di vantaggio, il Liverpool invece si sarebbe garantito di rimanere in corsa fino alla fine della stagione. Ma quello che abbiamo visto è stato tutto tranne che un finale remissivo e conservativo, con le due squadre che lottavano su ogni possesso, con le difese altissime e con giocate propositive per cercare di segnare il gol della vittoria. Uno spettacolo;
- Per chiudere, fateci soffermare su un aspetto a nostro avviso degno di nota. Riguarda l'ambiente, l'arbitraggio e il comportamento perfetto dei giocatori in campo. Tutto perfetto, come sempre accade in Inghilterra, e questo non è mai scontato per partite con cosi tanta pressione. Chi gioca in Premier quando va a contrasto ci va per vincerlo, non per accentuare il contatto e cercare il fischio. Quando sarà così anche da noi?
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