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2 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse post Bodø/Glimt-Roma (2-1)


Si scrive Bodø/Glimt, si legge incubo della Roma di Mourinho.


- Rispetto al già storico 6-1 dei gironi di qualche mese fa, si ritrovano davanti due squadre piuttosto cambiate: il Bodo soprattutto negli uomini, tra cessioni pesanti (tra cui Botheim, mattatore del precedente confronto), assenze e un mercato in entrata deludente; la Roma nel modulo e nella convinzione. Alla fine di una gara tutt’altro che spettacolare, però, hanno di nuovo la meglio i norvegesi;

- Spazziamo subito via gli alibi: il Bodo - a cui oggi mancava anche il talento più pregiato, Solbakken - non è superiore alla Roma, e affermare il contrario significa andare contro ogni logica e ogni dato. Uno su tutti, che va preso con le pinze ma è quantomeno indicativo: la rosa dei norvegesi su transfermarkt vale complessivamente 15,7 milioni di euro, quella giallorossa quasi 24 volte di più (370 Milioni). Il campo sintetico, il freddo e gli errori individuali possono aiutare a comprendere le difficoltà di stasera, ma non possono giustificare un’eventuale eliminazione nei 180’. La Roma ha il dovere di passare al ritorno, magari provando anche a offrire un calcio più godibile, per tentare portare a casa l’ultimo obiettivo stagionale rimasto in un torneo in cui tutte le avversarie sono fastidiose ma alla portata;

- Nel primo tempo i norvegesi partono meglio, ma la Roma sembra saper gestire la pressione, e crea più di un pericolo in ripartenza fino al bel gol di Pellegrini, che corona uno scambio con Mikitharyan. La gara sembra in controllo fino al 55’, quando la papera di Rui Patricio cambia completamente l’inerzia, regalando grande fiducia al Bodo, che torna a proporsi con continuità trovando anche il 2-1 nel finale su una dormita della retroguardia giallorossa;

- Il Bodo, come detto, non è superiore alla Roma, ma ha grande intensità, organizzazione ed è messo decisamente meglio in campo. Knutsen è un bravissimo allenatore, che non ci sorprenderebbe vedere presto in qualche campionato più “coraggioso” del nostro come la Bundes. L’abilità di trovare sempre la posizione in campo di Saltnes, che parte nominalmente mezzala, manda costantemente in tilt un Cristante in versione horror. La mediana della Roma soffre i ritmi avversari e la continua ricerca della verticalità non aiuta la squadra a rifiatare nei momenti di difficoltà. La sostituzione di Mikitharyan con Shomurodov e quella di Zalewski con Vina finiscono solo per appiattire la Roma su un 5-3-2 che toglie incisività e qualità;

- Vina è semplicemente disastroso, Sergio Oliveira soffre l’innalzamento dei ritmi, Abraham si batte come un leone ma non sempre indovina la scelta - specie nell’ultimo passaggio. Tra le note positive, un Mancini (costretto al forfait al 70’) sempre attento, un Karsdorp che fin quando ne ha è un fattore per dare ampiezza alla squadra e l'ennesimo gol stagionale di Pellegrini. Piccola annotazione finale: i problemi della regia internazionale con il segnale ci hanno portato a vedere il match quasi a sprazzi, ma non è il caso di lamentarsi se pensiamo che la settimana scorsa un match del campionato norvegese - sempre con protagonista il Bodo - è stato trasmesso per 45’ dalle riprese di un cellulare.

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Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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