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11 min

- di Niccolò Frangipani

Otto giocatori da seguire nella Copa Libertadores 2022


La competizione continentale più importante del Sudamerica prende il via questa notte e mai come quest'anno sembra una lotta fra Brasile e Argentina. Le due potenze del calcio continentale oltre essere le più rappresentate numericamente sono anche quelle che sfornano più giocatori da tenere d'occhio, siano essi giovani promesse o veterani alla ricerca di un'ultima cavalcata. Attenzione però a sottovalutare lo splendido "vivaio" celeste. Andiamo a scoprire otto giocatori - uno per girone - che vale la pena seguire in questa Libertadores.


Danilo - Palmeiras (Girone A)

Il classe 2001 brasiliano è uno dei punti di forza della squadra di Abel Ferreira capace di vincere per due consecutive volte la Libertadores. In entrambe le occasioni l'allenatore portoghese ha utilizzato il suo numero 28 come perno del centrocampo. Danilo - infatti - è un mediano che non spicca per particolari doti fisiche - un metro e settantasette per settanta chili - ma è fondamentale nel sistema di Ferreira per sua capacità di giocare in qualsiasi tipo di centrocampo.

Sono esemplificative le due finali disputate da Danilo con il Palmeiras: nella prima l'allora diciannovenne ha giocato come unico centrocampista puro nel 4-1-4-1 di Ferreira, soluzione da lui preferita; nella seconda finale invece Danilo ha giocato in coppia con Zé Rafael in un centrocampo a due che è stato il nucleo del 4-2-3-1 con cui il Palmeiras ha fatto il bis.

Sia che sia solo o con un compagno affianco Danilo è un centrocampista diligente facendo dell'intelligenza tattica il suo punto di forza. Quando deve impostare non è raro vederlo basso fra i due difensori oppure - più raramente - stare un po' più profondo per ricevere il pallone dai terzini, gestirlo e farlo circolare. Danilo è un passatore abbastanza scolastico ma grazie al buon posizionamento che ha quasi sempre sul campo e alle letture che ha del gioco è molto efficace nei passaggi, sopratutto quando si tratta di gestire il pallone e conservare il possesso.

Raramente vediamo Danilo lanciarsi in conduzioni lunghe e dispendiose perché il suo ruolo è quello di mediano equilibratore e, quasi sempre, sta dietro la linea della palla. Se il possesso viene perso, grazie all'ottima compressione di ciò che accade intorno a lui e altrettanto efficace decision making che ha è il primo a guidare la difesa, aggredendo l'avversario piuttosto che subirne le scelte. Quando invece deve difendere off-ball preferisce giocare sulle linee di passaggio e spesso va a rimpolpare la linea difensiva, forte dell'ottime letture che possiede sui cross. L'unica pecca veramente grande del suo gioco difensivo è la cattiva gestione delle energie che, spesso, lo porta a commettere falli ingenui più dettati dalla stanchezza che da altro.

Agustin Canobbio - Athletico Paranaense (Girone B)

Il Peñarol ha perso in meno di due mesi due dei suoi gioielli più preziosi nonché fonti primarie del suo gioco offensivo. Il primo è Facundo Torres, approdato a Orlando e il secondo è proprio Agustin Canobbio, ufficializzato qualche giorno fa dall'Atlheltico Paranaense. L'esterno classe 1998 ex Peñarol è abbastanza sconosciuto da questo lato dell'Oceano ma a Curitiba il suo acquisto è stato accolto con molto calore ed entusiasmo. Canobbio è un'ala destra che fa delle sue progressioni da lontano e della sua forza fisica un cavallo di battaglia, è ottimo nel ricevere dopo un 1-2 oppure isolato 1v1 lontano dalla porta per poi creare superiorità con i suoi strappi e cambi di ritmo.

Quando dribbla lo fa prevalentemente puntano al centro del campo, così da mettersi nella condizioni di tirare in porta - aspetto sotto al quale deve migliorare molto - e lasciando il corridoio laterale libero per il terzino che si è sovrapposto.

Se Canobbio viene dentro al campo senza palla lo fa principalmente per agire da seconda punta e ricevere fra le linee, da qui se riesce a girarsi può dialogare con il compagno d'attacco o smistare la palla sulle fasce, per poi seguire l'eventuale cross dentro l'area. Quando gioca senza palla Canobbio non sta mai fermo, o gioca da falso trequartista oppure taglia alle spalle del terzino avversario - sua giocata preferita - per poi andare al cross dal fondo. La sua caratteristica migliore in attacco è la capacità di proteggere palla e subire fallo.

Quando difende Canobbio preferisce correre in avanti piuttosto che indietro, la sua caratteristica peculiare è quella di pressare molto aggressivo la prima linea di costruzione per recuperare palla il più alto possibile e da qui provare un dribbling nello stretto o una combinazione coi compagni. Quando invece non pressa la costruzione dal basso si posiziona come schermo nei confronti dei centrocampisti avversari e cerca di non fargli arrivare palloni puliti, se recupera palla in questa porzione di campo è già orientato verso la porta e può sprigionare tutta la sua velocità in progressione. Il Furacao gli ha affidato la maglia numero nove e quindi non sarà raro vederlo anche da centravanti puro, anche se perderebbe grande parte delle caratteristiche che lo rendono un giocatore speciale.

https://twitter.com/AthleticoPR/status/1509229783787442182?s=20&t=eRYNORaPswpCU1fcKCsRSA

Luca Orellano - Velez Sarsfield (Girone C)

Se fosse un giocatore di basket sarebbe il più classico dei 3-and-D della NBA. Questo esterno classe 2000 del Velez è sempre in movimento, come se avesse una carica perpetua che lo muove. Se si tratta di attaccare Orellano è il giocatore spregiudicato per antonomasia che fa del dribbling il suo punto di forza. La caratteristica che rende Orellano diverso da qualsiasi altro giocatore è la capacità di non rallentare con la palla tra i piedi, come fosse un prolungamento del suo corpo la sfera non è per Orellano una zavorra ma un boost alle sue capacità atletiche fuori dal comune. Orellano ama molto giocare con la palla nei piedi ma è tutt'altro che individualista e, anzi, con la partenza di Almada non sarebbe così strano vederlo utilizzato come regista decentrato della manovra.

L'agilità di Orellano gli permette quasi sempre di essere efficace nei dribbling che effettua e questo lo porta spesso a guardarsi troppo allo specchio, quest'ultima cosa è peggiorata anche da una non eccelsa decision making in attacco. Però quando Luca è inserito in un contesto tattico chiaro e coerente è un ottimo giocatore di insieme, la sua soluzione preferita sono i cross, completati con il 30% nell'ultimo campionato argentino, ma non disdegna anche creare occasioni per se stesso o imbucare per i compagni che tagliano verso la porta, è infatti un ottimo passatore nell'ultimo terzo di campo.

Nota dolente sono i passaggi lunghi, che Orellano utilizza poco e male. In difesa Luca è attivo, aggressivo e sempre pronto a correre all'indietro, nonostante queste buone propensioni non ha ancora la struttura fisica necessaria ad avere un'alta percentuale di contrasti vinti. Orellano da l'idea di essere ancora un giocatore grezzo e spigoloso ma con il giusto lavoro - e l'esperienza messa in cascina dopo una Libertadores - i margini di miglioramento sembrano davvero molto alti.

Hulk - Atletico Mineiro (Girone D)

Getto subito la maschera e dico che Hulk è uno dei miei calciatori preferiti. Credo sopratutto per quell'aura da giramondo ai limiti dell'hipster che ha contraddistinto l'ex Zenit. Dopo aver giocato praticamente dappertutto nel mondo Hulk ha deciso di tornare in patria per seguire la parabola di Ronaldinho, che ha trentatré anni ha deciso di regalarsi e regalare ai tifosi dell'Atletico Mineiro una Copa Libertadores. Hulk di anni ne ha trentacinque e al contrario di quanto si possa pensare guardando la sua stazza è tutt'altro che superato in questo calcio sempre più rapido.

Dal suo ritorno nel 2021 Hulk ha messo a segno 45 gol e servito 15 assist nelle sue 75 partite con l'Atletico Mineiro ma cosa più importante ha dato sempre la sensazione di essere ancora "coerente" con sé stesso e con il suo calcio. Ha cambiato posizione, spostandosi dalla fascia al centro del campo. Ciò che non è cambiato è stato il suo sinistro che ha spaccato le porte di mezzo mondo. Hulk, ormai nella parte finale di carriera, sa che non gli sono rimaste più tante occasioni per provare a vincere una Libertadores e - guardando il suo rendimento nel Campionato Mineiro e gli ultimi acquisti fatti - i tifosi del Galo avrebbero tutto il diritto di credere in un'impresa come quella del 2013.

Luis Vazquez - Boca Juniors (Girone E)

Il numero nove per gli argentini è qualcosa di sacro: Palermo, Batistuta, Crespo, si potrebbe stare per ore ad elencare i grandi centravanti della storia albiceleste. Uno che - ancora - grande non è ma vuole diventarlo è sicuramente Luis Vazquez, classe 2001. Nonostante abbia iniziato questa mia descrizione richiamando a numeri nove del passato Vazquez è un nove abbastanza atipico, un po' sul filone di Darwin Nuñez e Haaland. Nonostante il suo metro e novanta di statura l'argentino non fa della forza fisica la sua peculiarità più grande, sono invece l'esplosività e la velocità le sue armi più affilate. E' molto difficile vedere Vazquez stazionare dentro l'area per minuti, un po' per il tipo di gioco di Battaglia, un po' perché perderebbe la grandissima abilità che ha di correre verso la porta.

Come già detto la stazza di Vazquez non è da trascurare ma la soluzione tattica preferita da Luiz non prevede che lui sia utilizzato come calamita per i lanci lunghi bensì il contrario, spesso Vazquez abbandona il centro dell'attacco per svariare su tutto il fronte offensivo e dialogare palla a terra con gli esterni o il trequartista, inoltre ama molto le palle lunghe da rincorrere e con l'ottima tecnica che ha è in grado di mettere giù qualsiasi palla in pochi metri di campo.

Sotto porta Vazquez ha una freddezza davvero spiccata per un ragazzo così giovane e con così poche partite alle spalle, è un pò più in difficoltà quando deve dribblare o fare una scelta complessa lontano dalla porta ma questi sono difetti che non l'età si possono migliorare. La vicinanza a Benedetto potrà solo fargli bene anche per acquisire un po' più di malizia e i filtranti di Oscar Romero potranno farlo diventare davvero letale negli inserimenti alle spalle della difesa.

Difensivamente Vazquez è utile sulle palle inattive e sulla prima pressione in uscita anche se la soluzione ideale sarebbe non spremerlo troppo in difesa per averlo al massimo della lucidità quando si tratta di segnare, cosa che al Boca sta riuscendo difficilissima.

Enzo Fernandez - River Plate (Girone F)

Suo padre, grandissimo tifoso del River, lo ha chiamato Enzo in onore di Francescoli e con il bagaglio tecnico a disposizione di Fernandez, innestato nel sistema iper-offensivo di Gallardo i tifosi del River già immaginano un'epopea vincente come quella vissuta con il Principe. La prima cosa che potreste pensare guardando giocare Enzo Fernandez è che il classe 2001 sia un giocatore estremamente intelligente. E infatti la caratteristica principale del centrocampista del River è la capacità di lettura di ciò che lo circonda su un campo da calcio, grazie al suo metro e ottanta riesce a dominare bene il centrocampo e la manovra ma altrettanto importanti nel suo stile di gioco sono movimento, passaggi e letture.

Ciò che rende Enzo un giocatore da tenere d'occhio è il talento che ha per creare vantaggio con il minor numero di tocchi possibile. Fernandez è molto abile nel farsi dare il pallone dai suoi centrali e poi - quasi sempre di prima o a due tocchi - farlo circolare nella sua metà campo per far uscire la pressione avversaria; se riceve girato verso la porta con un controllo orientato o una finta di corpo fa fuori il suo marcatore e fa proseguire l'azione verso le fasce. Il range di passaggio di cui è dotato Fernandez gli permette anche di no salire troppo mentre la squadra attaccata, dato che è in grado di creare superiorità numerica con un lancio lungo, ma anche con un fraseggio con i compagni per uscire dalla pressione, oppure avventurandosi in dribbling, cosa che però fa meno spesso.

In una squadra che gioca tanto in transizione offensiva - come il Defensa y Justica con cui ha vinco la Copa Sudamericana nel 2020 - si sono viste tutte le sue doti di passatore progressivo, nessuno come Enzo faceva ripartire l'azione in verticale dopo un recupero con una varietà di passaggi e soluzioni così ampie.

Ma pensare che Fernandez sia solo un gestore è abbastanza riduttivo, Enzo è anche un ottimo assist man grazie alla visione d'insieme che ha del campo e del gioco, i suoi passaggi nella trequarti avversaria sono quanto di più letale ci possa essere per una difesa, soprattutto se può servire due esterni che sanno tagliare bene verso la porta. In difesa grazie al suo fisico e alla sua aggressività ha un buon successo nei contrasti, sia aerei che non, e - quando deve difendere off ball - non va per nulla in difficoltà leggendo prima cosa propone l'attacco e riuscendo spesso in qualche intercetto chiave per le ripartenze. Fernandez è solo uno dei gioielli del River cha proverà a mettere in bacheca la sua quinta Libertadores, e con Gallardo al timone questa squadra sembra davvero una delle più temibili del Sudamerica.

Facundo Farias - Colon (Girone G)

Federico Buffa lo avrebbe sicuramente soprannominato Frasquito - barattolino - per via di quel suo baricentro basso e di un fisico piazzato e rotondo ma Facundo Farias è ben più di un giocatore folkloristico, dietro al 2002 del Colon ci sono le speranze di rivedere uno di quei giocatori offensivi che sono in grado di fare letteralmente tutto con il pallone fra i piedi. Affiancato al Pulga Rodriguez Farias è stato il giocatore di punta che ha portato il Colon ha conquistare la Copa de La Liga Profesional, primo trofeo in centosedici anni di storia.

Farias è difficilmente inquadrabile da un punto di vista tattico dato che non è né un nove né un dieci, è molto abile a giocare spalle alla porta abbassandosi tanto per ricevere il pallone e partecipare all'azione, ma ha anche un ottimo tiro e senso della posizione in area, per certi versi ricorda il primo Carlitos Tevez, un ibrido letale. Ciò che spaventa di Farias, se si pensa che non ha nemmeno vent'anni, è la facilità di calcio di cui è dotato, calcia quasi sempre fra i pali e con una varietà di soluzioni infinita.

Descritto così Farias potrebbe sembrare un giocatore egoista, uno di quelli che tira da ogni posizione, ma questo è vero solo in parte: il Colon ha puntato su di lui come soluzione offensiva e quindi è normale che tiri molto ma, quando viene impiegato un po' più basso, come raccordo fra attacco e centrocampo, è anche un ottimo regista e creatore di palle gol per gli altri. Se riceve nella trequarti avversaria è meglio non lasciarlo girare perché da lì il suo ventaglio di soluzioni è vastissimo e su questo si fonda gran parte della manovra del Sabalero.

Farias ha anche un'ottimo bagaglio atletico che gli permette di attaccare spesso la profondità per raccogliere lanci dalla difesa, in queste situazioni riceve quasi sempre defilato e può decidere se puntare in 1v1 oppure aspettare un rimorchio dei compagni, in questo caso servendoli con precisi cross rasoterra. Se si tratta di pressare è lui che fa il grosso del lavoro, guidando i compagni e andando quasi sempre sul centrale in possesso della palla così da lasciare il Pulga Rodriguez libero di rifiatare. In un giro non particolarmente insidioso il Colon venire fuori come la sorpresa della competizioni, ovviamente con quei due piccoli terribili davanti.

Giorgian De Arrascaeta - Flamengo (Girone H)

Che cosa avrà di speciale un quasi ventottenne che non ha mai lasciato il Sudamerica? E' quello che molti si chiedono quando si parla di Giorgian De Arrascaeta, trequartista - si fa per dire - uruguayo del Flamengo. La risposta ai vostri dubbi è molto semplice: De Arrascaeta è il giocatore più divertente del continente. Tutti siamo attratti dal giocoliere che letteralmente può fare di tutto con il pallone fra i piedi ma se a queste qualità aggiungiamo anche l'utilità della giocata, non più fine a se stessa ma contestualizzata in un sistema abbiamo probabilmente uno dei più efficienti centrocampisti del panorama mondiale.

De Arrascaeta può giocare in qualsiasi ruolo dietro alla punta e da qualsiasi ruolo può colpire e fare male. I cinque gol segnati nelle undici partite disputate in questa stagione sono una prova della pericolosità di De Arrascaeta soprattutto da dentro l'area, dove spesso arriva a rimorchio per chiedere un'azione da lui iniziata; ma anche più lontano dalla porta l'uruguayo è perfetto nel far girare la squadra secondo il suo ritmo e le sue letture. Se conduce palla sulla fascia può attaccare la profondità per poi crossare dal fondo, oppure dare una pausa, convergere verso il centro e cerca il dialogo con i due centrocampisti bassi o ancora abbassarsi sulla linea del centrocampo per agire da regista basso.

Ciò che salta subito all'occhio nel gioco di De Arrascaeta è l'altruismo, difficilmente lo vedrete tentare un tiro da posizione impossibile se può servire un compagno in area meglio posizionato e, cosa da non sottovalutare, per Giorgian non cambia assolutamente nulla il lato su cui deve attaccare, anzi adatta il suo gioco alle diverse situazioni: da sinistra è più propenso a rientrare per un tiro o un 1-2 con Gabigol, mentre da destra preferisce dialogare con il terzino o cercare la palla tagliata che può diventare assist.

ltro aspetto importante del gioco di De Arrascaeta è che negli ultimi campionati brasiliani è stato il giocatore che ha recuperato più palloni nell'ultimo terzo di campo, quindi un difensore attivo e partecipe alla pressione che quando recupera sa che fare con il pallone fra i piedi. Dopo la cocente delusione della finale persa in casa De Arrascaeta vorrà provare a riscattarsi e magari a lasciare i tifosi del Flamengo con un ultimo ricordo felice prima di provare - chissà - il salto in Europa.

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